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Home Cronaca All'Itas di Marconia suona la campanella della sostenibilità ambientale e della prevenzione

All'Itas di Marconia suona la campanella della sostenibilità ambientale e della prevenzione

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ambiente_incontro_itasUn'insolita assemblea d'istituto si è svolta ieri, giovedì 12 aprile, presso l'Itas “Giuseppe Cerabona” di Marconia che ha aperto le sue porte all'associazione “Emanuele 11e72” per un confronto sui temi dell'agricoltura, dell'ambiente e della salute.
Cosa succede quando le vacche podoliche lasciano i manuali di zootecnia e vanno ad abbeverarsi alle acque inquinate del Basento? Cosa succede quando un campo di cavolfiori supera i confini di una pagina in un libro di orticoltura e subisce un'irrigazione con acque prelevate dallo stesso fiume? Dalla teoria alla pratica il passo a volte è troppo lungo e si corre il rischio di slegare le nozioni apprese in aula dalla realtà. Il progetto “AtuttAmbiente”, presentato in occasione dell'assemblea, si propone di integrare il piano di studi con un percorso teso a responsabilizzare i futuri periti agrari sulle scelte più o meno sostenibili che potranno essere chiamati a fare quando entreranno nel mondo del lavoro.     
Ideato dall'associazione in collaborazione con i professori dell'Istituto, AtuttAmbiente prevede il laboratorio “La scuola si tinge di verde” - nell'ambito del quale gli studenti saranno chiamati ad osservare piante ed animali con occhi diversi, con sguardo da artisti – e una serie di visite guidate lungo le sponde del fiume incriminato, per realizzare un video-reportage sulle sue condizioni di salute. Già nel corso dell'assemblea, le immagini di scarichi industriali che finiscono direttamente nel Basento, dell'ultima moria di pesci osservata nel fiume, di bestiame incurante delle enormi macchie nere che oscurano il blu delle acque sono state mostrate ai ragazzi, alla presenza di Andrea Spartaco, giornalista di Basilicata24, autore dei video d'inchiesta proiettati. Insieme a lui, al tavolo dei relatori, i professori Scazzariello e Malvasi dell'Itas e il Dottor Agneta, responsabile dell'Hospice di Stigliano.
La “cultura ambientale”, intesa non solo come denuncia ma anche in termini di orientamento propositivo per la tutela del territorio, è stata da tutti evocata. Si è parlato di agricoltura responsabile che dovrebbe badare non solo al cosa, ma soprattutto al come produrre, non solo alla quantità, ma anche alla qualità. Si è discusso di come l'uso di fitofarmaci e la dispersione nell'ambiente di sostanze inquinanti derivanti dall'attività industriale possano compromettere la salute umana. L'inquietudine del famoso quadro di Munch, L'urlo, ha introdotto l'intervento del dottor Agneta che si è servito dell'arte per illustrare la sofferenza legata all'insorgere di malattie tumorali soffermandosi poi sui metodi di prevenzione, mentre il professor Gallo ha accennato alle problematiche legate alle attività di estrazione petrolifera in Val d'Agri, alla presenza del Centro Enea a Rotondella e al business dei rifiuti tossici.
Per circa 3 ore sono state affrontate tematiche importanti e complesse che difficilmente vengono poste all'attenzione dei giovanissimi. La sfida ambientale deve ripartire da loro, deve cercare proseliti fra i banchi di scuola, deve infiltrarsi nei programmi di studio, per evitare gli errori del passato. A giudicare dal fatto che gli studenti dell'Itas abbiano scelto di mettere nelle mani di un'associazione impegnata in attività di monitoraggio e tutela dell'ambiente la loro assemblea mensile, si può ben sperare per un futuro migliore.
A giudicare da quanto hanno scritto sui bigliettini riposti nell'urna “Scrivi la tua” a loro disposizione per esprimere opinioni e formulare domande, si comprende quanto possano essere coinvolti attivamente, al di là di ogni previsione: c'è chi si chiede, a proposito delle fabbriche inquinanti, “le chiudiamo per tutelare la salute o le teniamo aperte per diminuire la disoccupazione?”, chi osserva pessimisticamente che “oggigiorno è molto difficile avere rispetto per le persone, figuriamoci per l'ambiente, in quanto siamo i primi a distruggerlo”, chi propone una raccolta firme”, chi sentenzia che “l'Italia è un paese di corrotti”, chi proclama “Viva la vita”, chi infine, con un limpido atto di onestà intellettuale ricorda che “la Lucania siamo noi e non la rappresentanza” e a noi tocca preservarla.

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