Dopo il Giudice del Lavoro di Matera, che all’epoca era Rossella Di Todaro, ora anche la Corte di Appello di Potenza ha reso giustizia a Nicola Grieco, meglio conosciuto nella città basentana come Nicolino: la sentenza numero 219 del 2012, resa dalla sezione Lavoro della Corte potentina, composta dal presidente Pio Perrone, dal consigliere Pasquale Raffaele Materi e dal consigliere relatore Maura Stassano, ha condannato la Cia (Confederazione Italiana Agricoltura), al pagamento in favore di Grieco della somma complessiva di 118mila euro per differenze retributive. La sentenza chiude il secondo grado di una vicenda lunga e tortuosa, iniziata più di 10 anni fa, quando Nicolino decise di ricorrere al Giudice del Lavoro di Matera per un licenziamento improvviso, giunto a soli 4 anni dal traguardo dell’agognata pensione, dopo quasi 40 anni di lavoro spesi alle dipendenze della Cia: un rapporto quarantennale ed instancabile che, a giudizio di Nicolino, è stato mal ripagato. Quel lavoro, infatti, lo aveva sempre interpretato come una missione fatta di servizio assiduo senza interruzioni, ferie o riposi. Poi, la beffa, arrivata senza il pagamento di numerosi stipendi e, per quelli corrisposti, senza raggiungere il minimo costituzionalmente garantito: all’epoca del licenziamento, Grieco aveva 61 anni e d’improvviso sentì di ritrovarsi in mezzo ad una strada. “Decisi di dare mandato ad un legale per tutelare i miei diritti, ma ben presto capii sulla mia pelle quanto la macchina della giustizia fosse lenta: la causa di primo grado è durata 10 anni ma, pur essendo sempre stato convinto delle mie ragioni, non capivo perché ci fossero tanti problemi. Ho cambiato vari avvocati, ma sembrava tutto inutile: ad un certo punto, preso dallo sconforto, ho scritto anche al Presidente della Repubblica, peraltro senza riscontri positivi”. Stanco della lentezza della giustizia, Nicolino iniziò lo sciopero della fame e della sete, incatenandosi all’ingresso del Palazzo di Giustizia di piazza Umberto I. Poi, finalmente, arrivò la sentenza che condannò in primo grado la Cia. Giustizia è fatta, pensò Grieco, ma la Cia non contenta, propose appello chiedendo la totale riforma della sentenza di primo grado. Gli avvocati di Grieco, Giandomenico e Tommaso Di Pisa, proposero ricorso incidentale: il 26 aprile la Corte ha deciso, confermando nella sostanza quanto sempre sostenuto da Grieco: la Cia lo ha licenziato senza versargli quanto dovuto a vario titolo.
La sentenza resa dalla Corte di Appello di Potenza lo scorso 26 aprile, in realtà, ha parzialmente accolto il ricorso presentato dalla Cia: se, infatti, in primo grado la Confederazione era stata condannata a pagare in favore di Grieco quasi 130mila euro e con, gli interessi e la rivalutazione monetaria, si arrivava a circa 470mila euro, il provvedimento numero 219 del 2012, invece, in accoglimento parziale del ricorso, ha condannato la Cia al pagamento di “soli” 118.226, 65 euro, oltre accessori. Una differenza di poco conto che, di fatto, non intacca ciò che Grieco ha sempre sostenuto. “Desidero ringraziare pubblicamente gli avvocati Di Pisa – ha spiegato Nicolino – perché con loro siamo arrivati finalmente ad una soluzione di questa annosa vicenda. Hanno lavorato non solo con professionalità, ma anche con il cuore”.
Piero Miolla

scritto da PEPPINO , giugno 30, 2012
ottimo risultato, mi complimento con l'avvocato Di pisa e con Nicolino che ha avuto così tanta pazienza .
CON PAZIENZA TUTTO SI OTTIENE.






