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Home Cronaca Ammanco casse comunali: la Finanza chiese le manette e ora incombe la prescrizione

Ammanco casse comunali: la Finanza chiese le manette e ora incombe la prescrizione

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“Concreto pericolo di reiterazione dei reati (...) esigenze attinenti alle indagini (...) inquinamento probatorio”. Sono quelle che in gergo vengono chiamate “esigenze cautelari”, per giustificare un arresto o un sequestro prima di una sentenza di colpevolezza, quando il tempismo diventa fondamentale. Tre anni fa per i militari delle Fiamme gialle c’erano tutte, per questo avevano sollecitato la procura della Repubblica di Matera ad agire di conseguenza, adottando le misure più adeguate. Persino le manette se fosse stato reputato necessario. Così però non è stato, e adesso per gran parte delle ipotesi di reato incombe il rischio della prescrizione.
C’è anche una corposa informativa della guardia di finanza tra gli atti all’attenzione della Corte dei conti che i legali dei 18 imputati per quel milione di ammanco dalle casse del Comune di Pisticci hanno potuto
consultare.
Era indirizzata ai magistrati della città dei Sassi, ma a settembre del 2009 è stata inoltrata anche ai colleghi della procura contabile lucana. Se poi i primi a distanza di sei anni (il numero di iscrizione sul registro
delle notizie di reato riporta l’anno 2006 - titolare il pm Annunziata Cazzetta) non sono ancora stati in grado di chiudere la loro indagine, i secondi sono già riusciti a portare tutto all’attenzione di un giudice, che
nel giro di qualche settimana dovrebbe emettere anche una sentenza sulla questione.
Mercoledì mattina, più che all’atto di citazione, molti degli avvocati presenti in udienza hanno fatto riferimento proprio a quanto scritto dai militari nella loro ampia e documentata relazione. La maggior parte ha preso atto della dovizia di particolari con cui al suo interno prendono luce false fatture, false determine e persino delibere della giunta comunale. Qualcuno si è spinto a dire persino che su questa vicenda proprio non deve calare il silenzio data la consistenza e la gravità delle accuse, oltre che degli elementi a sostegno, purché ovviamente vengano individuati “i veri responsabili”, diversi dai tanti funzionari tratti in inganno e dai revisori che non hanno “revisionato”. Qualcun altro, invece, ha puntato tutto sul fatto che a Matera gli stessi elementi non siano stati ancora consacrati né in un formale atto d’imputazione, né in una sentenza, e ha aggiunto che ancor prima per le somme che oggigiorno la procura contabile chiede indietro non sono state nemmeno sequestrate. Questioni d’interpretazione. Meglio parlare dei fatti.
Oltre a più di duecento fatture esaminate per filo e per segno, ci sono anche diversi testimoni che hanno spiegato agli investigatori il metodo della “cricca” di Pisticci. “Mi sono fidato delle persone che mi portavano quei documenti alla firma”. Ha dichiarato Leonardo Leone, dipendente dell’ufficio personale, a proposito di alcune determine dove aveva apposto il visto che accertava la loro copertura finanziaria, che in realtà non esisteva.
“Per quanto riguarda l’ufficio manutenzione e strade ed edifici, servizio curato prevalentemente dal geometra Rosario Malvaso, era lo stesso Malvaso a istruire le determine”. Ha aggiunto Gian Franco Ferrara, un tempo responsabile degli impianti elettrici del Comune. “Malvaso seguiva i lavori e vistava le fatture”. Anche quando i lavori erano inventati e le fatture fasulle, stando sempre all’accusa. Ma di questo Ferrara ha detto di non essersi accorto.
Adriano Del Monte, uno degli imprenditori di cui si sarebbe avvalso il “ragioniere” Umberto Giorgetti per “svuotare le casse comunali”, avrebbe fatto anche qualche ammissione ai militari. Questi, però, sono rimasti molto perplessi dalle sue dichiarazioni, sospettando che stesse cercando di coprire il geometra che in realtà era il “suo principale referente” nell’ufficio tecnico del Comune. “Mi telefonava e mi diceva di andare in banca (...) chiedendo allo sportello se Giorgetti avesse dato indicazioni di prelevare delle somme a mio favore. Mi diceva che erano somme prelevate da alcuni suoi conti corrente. A volte il loro importo coincideva con i lavori che avevo eseguito per conto suo, ma il più delle volte era
superiore. Allora gli restituivo la differenza in contanti”.
Tanto per avere un’idea di quanto si stesse parlando può servire un altro dato raccolto dalle Fiamme gialle spulciando nella contabilità dello stesso Del Monte, che in un primo momento aveva detto di non avere, salvo poi ritrovarla all’improvviso - una volta messo alle strette - nel bagagliaio
della sua auto. “A fronte di circa 800mila euro incassati da Del Monte - scrivono i militari - nella sua contabilità sono annotate fatture emesse nei confronti del Comune di Pisticci per un importo complessivo di circa 100mila euro. Non sarebbe pertanto credibile che circa 700mila euro siano stati completamenti girati a Giorgetti. Né sarebbe credibile – aggiungono ancora - che quest’ultimo possa aver agito da solo all’interno dell’amministrazione comunale”.
L’idea è la stessa che ha portato la Corte dei conti a chiamare in causa 16 persone oltre a lui e al geometra Malvaso. Se poi tutti siano stati davvero estranei all’accaduto - a parte le omissioni nei controlli -
potrebbe anche non essere mai chiarito, dato che almeno sui fatti più risalenti ormai la prescrizione è bella che arrivata.

Leo Amato
pubblicato su "Il Quotidiano della Basilicata"

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