Oggi la rabbia è un fumo acre che ti strozza la gola, oggi la rabbia è una nuvola che ti brucia gli occhi e ferma le lacrime. Di voce in voce correva nel paese in questi giorni la preoccupazione per i frequenti piccoli incendi trascurati e per la paura di episodi devastanti come quello di qualche anno fa. Domenica un vento fortissimo si è alzato nel pomeriggio, in brevissimo tempo dalla Basentana il fuoco è arrivato al paese. Vedere il tuo paese, che anche se vivi lontana da anni consideri la tua casa, al centro di un enorme braciere è una cosa che non si augura a nessuno. All'improvviso l'incendio di quattro anni fa è parso una piccola, trascurabile cosa al confronto di questo. Pisticci è un paese di medie dimensioni posto su due colline, le colline sono ricoperte di piccoli arbusti, ginestre che colorano di giallo i calanchi argillosi durante la primavera e pini, molti pini resinosi che ombreggiano il paese da ogni lato. Da due mesi non piove, l'argilla con le sue crepe mostra i segni visibili della sofferenza della terra riarsa dal sole. Anche un bambino sa che assenza di acqua, aghi di pino, resina ed erba secca sono il terreno ideale per gli incendi. Anche un bambino sa che per non far avanzare il fuoco bisogna togliergli strada. Quando molti anni fa vennero regalati pini a chiunque li volesse, si disse che quello doveva essere solo un primo intervento per poi impiantare piante autoctone. Molti anni sono passati e il secondo intervento non è mai arrivato, ripetuti incendi hanno progressivamente reso nudi molti costoni, sono rimasti alcuni pini a reggere letteralmente il paese con le loro radici. Forse non è ancora il tempo della riflessione, mentre i canadair continuano a girare ossessivamente sulle nostre teste, ma le domande si fanno strada inesorabili e senza risposta: perché non sono stati fatti gli interventi promessi? Perché non sono state fatte quantomeno le strade tagliafuoco? Come si è potuto originare spontaneamente un incendio di queste proporzioni da più focolai contemporanei? Chi guadagna con politiche di questo tipo? È possibile che ci siano persone così infami da incendiare una cosa così bella e fragile?
Probabilmente molte di queste domande rimarranno un inutile spreco di fiato ma una su tutte deve essere urlata ai nostri governanti: credete davvero che non fare prevenzione, non dare seguito alle politiche di rimboschimento sia un risparmio? Fate i conti delle masserie distrutte, degli animali morti, degli ulivi secolari bruciati, delle persone che hanno rischiato la vita e presentateceli. Almeno questo credo che ci sia dovuto.
Oggi la rabbia è un fumo acre che ti strozza la gola, oggi la rabbia è una nuvola che ti brucia gli occhi e ferma le lacrime, oggi la rabbia è la forza di ricostruire.
Marica Carone







