22Settembre2019

 

  • image
  • image
  • image

Download Template for Joomla Full premium theme.

Deutschland online bookmaker http://artbetting.de/bet365/ 100% Bonus.

Online bookmaker bet365

Lucania Film Festival, una esperienza creativa lunga vent’anni. E’ positivo il bilancio dell’edizione 2019 con Verdone, Argento, Armenti e i film da tutto il mondo

Il Lucania Film Festival ha decretato i film vincitori della ventesima edizione nella serata delle premiazioni dell’11 agosto in una cerimonia presieduta da Dario Argento.
La Giuria Internazionale formata da Matteo Pianezzi, Sara Lorusso e Anna Budanova ha votato la pellicola cipriota Sunrise in Kimmeria del regista Simon Farmakas come miglior film in concorso. La storia narra gli incredibili avvenimenti generati dall’incauta scelta di un agricoltore di liberare un oggetto volante atterrato a Cipro. A Pantareno (Germania), invece, il premio come miglior documentario. Diretta da Ettore Camerlenghi ed Alexis Fitakas, l’opera narra di un viaggio metaforico e reale lungo il Reno.
Fra i cortometraggi, autentico marchio di fabbrica del Lff, premi sono stati assegnati a Inanimate, animazione italo – inglese per la regia di Lucia Bulgheroni; La Strada Vecchia (Italia) per la regia di Damiano Giacomelli e Nieoczekiwane (Polonia) di Mateusz Bulawa. La sezione Spazio Italia è stata vinta da The Rebel’s Escape di Eugenio Morina.
Numerosi i premi assegnati dalla Giuria POP che, tra l’altro, ha individuato in Here my village, opera iraniana di Abas Aram, il miglior film in concorso.
I cinque giorni di lavori del Lff 2019 sono stati come sempre densi di appuntamenti e spunti di riflessione rappresentando una irripetibile opportunità per uno scambio culturale di ampio respiro, operazione permessa innanzitutto dai film provenienti da tutto il mondo assieme ai cineasti che li hanno iscritti al più longevo Festival indipendente di Basilicata.
Funzionale all’arricchimento culturale del pubblico è stata la presenza degli ospiti. Fra masterclass più tecniche e lectio magistralis i nomi forti del Lff hanno dato il tipo di contributo che l’evento vuole ottenere, ben oltre le semplici passerelle.
In questo senso Carlo Verdone, oltre a narrare episodi e percorsi della sua lunga e famosa carriera, ha spiegato come e quando una storia può diventare film ed attraverso quali intuizioni l’autore può comprendere quale sia il momento giusto per produrre un’opera o gestire al meglio una pausa creativa. Da Verdone anche una confidenza che rende uno spaccato dei tempi moderni: “Oggi ci metto il triplo del tempo a scrivere una commedia, forse perché c’è davvero poco da ridere. E’ un periodo molto difficile. Certo, poi, nell’autore si fa spazio un’altra riflessione che induce a tentare nuovamente di portare un po’ di leggerezza fra la gente. E così torniamo a cercare di diventare antidepressivi privi di effetti collaterali”.
Quasi come una sorta di reazione ideale a questa lettura del presente è arrivata dal direttore artistico del Lff Rocco Calandriello durante le cerimonia di premiazione alla presenza di Dario Argento: “Grazie – ha detto Calandriello riferendosi al regista – per la paura che ci hai donato perché rappresenta uno stimolo. Il Festival, per cinque giorni all’anno, si ritrova al centro del mondo e la paura della sfida si trasforma in bellezza. In un altro senso percepiamo la paura come allarme sociale e, su un altro livello, l’abbiamo provata quando abbiamo temuto di non poter realizzare in questi luoghi il nostro progetto di vita. Proprio quella paura ci ha aiutati a generare il percorso che ci ha portati a compiere 20 anni, assieme anche ad ospiti come Dario Argento che diventano nostri compagni di viaggio e non elementi glamour”.
Il maestro dell’horror italiano, nel corso della sua lezione, ha spiegato che “non può esserci thriller senza psicologia, senza un confronto con la propria parte oscura”, ed ha individuato nel Lff un “elemento in grado di valorizzare una regione come la Basilicata che è bellissima e che merita maggiore frequentazione ed attenzione”.
Un messaggio positivo, che proprio in tempi così duri può aiutare ad indicare nuove strade di realizzazione è giunto al Lff dall’urban explorer Piero Armenti, che da una pagina facebook di oltre un milione di iscritti – Il Mio viaggio a New York – ha creato un’agenzia che vende pacchetti turistici nella Grande Mela a partire dalla narrazione della città attraverso alcuni semplici video realizzati con uno smartphone. Per Armenti i social sono stati strumento di una affermazione professionale difficile da generare al di fuori di una piattaforma come facebook. La sua ricetta del successo passa da tre step: individuare una passione, valorizzarla sui social e trovare il modo di trasformarla in business. Da Armenti anche un invito ad “usare i social in chiave positiva ed utile, invece che come piattaforma in cui scaricare i problemi e riversare odio”. Un tema quantomai attuale di cui il Festival, sempre più proiettato ad intercettare anche linguaggi e problematiche distanti dal mondo del cinema, ha voluto farsi carico tracciando già una nuova dimensione culturale che  può essere universo da esplorare nei prossimi 20 anni di vita.