17Novembre2017

 

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Dopo la visita al Senato, al Classico si discute di vecchia e nuova questione meridionale

“Fra vecchia e nuova questione meridionale” è il tema attualissimo che il Liceo Classico “G. Fortunato” affronterà questa sera nel suo istituto a Pisticci centro, dopo che i suoi studenti hanno visitato il Senato della Repubblica in un recente viaggio, maturato nell’ambito del progetto nazionale “Scuole di Senatori”, cui l’istituto ha partecipato per il secondo anno.
Nel corso della serata sarà esposto anche il lavoro multimediale “Giustino Fortunato, lucano come noi”, già presentato nella visita romana dello scorso 26 novembre all’interno della Biblioteca del Senato e curato dalle classi II B, IV A, V A, V B.
L’obiettivo, in riferimento alla prima e storica questione meridionale, è quello di ripercorrere la vita e la carriera parlamentare del famoso meridionalista lucano. Giustino Fortunato, politico e storico di fama nazionale, si dedicò a lungo alla questione meridionale, consapevole che l’unità d’Italia, pur essendo una grande opportunità di prospettiva, stesse, in quel momento storico, penalizzando il sud, bisognoso di infrastrutture, alfabetizzazione e sanità.
Già nei palazzi romani, tuttavia, il link con la Basilicata moderna è stato immediato. Con il Senatore lucano Vito Petrocelli e con i membri dell’Archivio storico del Senato gli studenti del Liceo Classico di Pisticci hanno affrontato problematiche di scottante attualità, che introducono ad una nuova questione meridionale, connessa, questa volta, con lo sfruttamento delle risorse della Basilicata, le trivellazioni selvagge, l’inquinamento, la diffusione di malattie oncologiche, l’emigrazione ed il dissesto idrogeologico.
L’esperienza dei ragazzi, che successivamente hanno potuto assistere ad una seduta del Senato italiano, verrà adesso riportata nel Liceo di Pisticci, chiamato a discutere ed approfondire una questione purtroppo sempre attuale che pone la Lucania a cavallo fra ricchezza e devastazioni. Una terra di paradossi fra sfruttamento e opportunità; aspirazioni ad un futuro diverso e prospettive di emancipazione negate. E sullo sfondo la consapevolezza di una nuova emigrazione, sempre in aumento. Dapprima c’è l’emigrazione universitaria e poi, o a volte in parallelo, quella occupazionale. Questa seconda dimensione manda in cortocircuito i flussi della “ritornanza” minando sempre più la consistenza di quei flussi verso la terra d’origine che sono alla base di qualunque ipotesi di costruzione di un futuro possibile. Con i numeri in costante diminuzione, invece, si determina uno spopolamento sempre maggiore dei centri abitati. In quale dimensione può allora essere correttamente collocato il modello di sviluppo incentrato sullo sfruttamento energetico del territorio? E’ un tema centrale sul quale le generazioni più giovani sono chiamate a confrontarsi.

Roberto D'Alessandro

   

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