27Aprile2018

 

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Il Tribunale Penale di Avellino assolve perché il fatto non costituisce reato i giornalisti ed i cittadini pisticcesi querelati da Tecnoparco per diffamazione

Ieri 15 novembre 2017 il Tribunale Penale di Avellino nella persona del Giudice Monocratico Paolo Cassano ha assolto Cavallo Giusy nella qualità di direttore responsabile del settimanale Basilicata 24, Spartaco Andrea nella sua qualità di giornalista, Benedetto Vito Rocco e Albino Agostino quali cittadini intervistati,  dall’accusa per diffamazione aggravata in concorso, ai sensi degli  articoli 110 e 595 comma 3 cod. pen., per i fatti  di cui alla querela proposta da Nicola Savino in proprio e quale legale rappresentante di Tecnoparco Valbasento Spa, con la formula "perché il fatto non costituisce reato".
Il processo aveva avuto inizio in seguito alla presentazione della detta querela in quanto la società Tecnoparco Valbasento SpA ed il suo presidente e legale rappresentante Savino Nicola si erano sentiti lesi nella loro onorabilità e reputazione dalla pubblicazione dell’articolo "Veleno in cambio di lavoro" a firma del giornalista Andrea Spartaco su intervista a due coraggiosi lavoratori pisticcesi in pensione e cioè Benedetto Vito Rocco ed Albino Agostino, pubblicato sul giornale Basilicata24 nonché trasmesso in video tramite internet sul sito www.Basilicata24.it.
In detto articolo, che per vero  denunziava l’integrale inquinamento della Val Basento, dal sorgere del polo industriale ad oggi, e non solo certi comportamenti che potevano essere interpretati nell’articolo quali a carico di Tecnoparco Valbasento SpA, che veniva espressamente citata in merito alle modalità di smatimento dei rifiuti, di bruciature dei fanghi di risulta, di utilizzo di profumi per celare i miasmi, di immissione in atmofera di vapori e polveri sottili  la soc. Tecnoparco Valbasento SpA scorgeva una vera e propria strategia del giornalista Andrea Spartaco che "sta perseguendo il preciso scopo di recare nocumento all’attività di  Tecnoparco Valbasento SpA ed a tal fine non si fa scrupolo di raccogliere acriticamente ogni affermazione mendace e diffamatoria…".
Nel corso dell’attività istruttoria processuale sono stati sentiti quali testimoni il già citato Savino Nicola, Presidente di Tecnoparco, l’imputato Benedetto Vito Rocco ed il testimone citato dal suo legale avv. Giandomenico Di Pisa Ten. Giuseppe Di Bello.
Non sono mancati nella escussione di costoro momento di tensione in quanto l’imputato Benedetto ha parlato di un impianto di bruciatura dei fanghi denominato TECOMA che invece era stata negata ripetutamente da Savino, oppure quando il Ten Di Bello, dopo aver narrato i risultati allarmanti delle analisi da lui effettuate nei terreni e nelle zone del fiume Basento viciniori alla scarico di Tecnoparco, con esiti di centinaia di volte superiori al limite massimo di legge, ha annunziato che dopo essere stato condannato penalmente,  la Corte di Cassazione aveva annullato ogni precedente sua condanna e lo aveva mandato assolto dalle accuse.
"Siamo alla sentenza di primo grado e quindi il processo potrebbe ancora continuare in un eventuale appello - afferma l’avvocato pisticcese Giandomenico Di Pisa difensore di fiducia del cittadino  Benedetto Vito Rocco ed ex art. 97 comma 4 del giornalista Spartaco Andrea (Cavallo Giusy era difesa di fiducia dall’avv. Clemente Delli Colli  e Albino Agostino dall’avv. Nino Donato) - ma è significativa la circostanza che il Tribunale abbia considerato che il fatto di aver pronunziato e pubblicato affermazioni molto critiche nei confronti di un certo tipo di imprenditorialità  nella fattispecie non costituisca reato".
L’area industriale della  Val Basento, è purtroppo una area martoriata da molti, troppi veleni – continua l’avv. Giandomenico Di Pisa – ed in cui la vita e la salute delle persone, a volte, non è stata tenuta in nessuna considerazione, come se non fosse quel bene fondamentale ed irrinunziabile, come prescritto dalla Costituzione italiana all’art. 32 e dalle più elementari norma del diritto naturale innanzitutto  e poi   internazionale ed europeo.
Ha perfettamente ragione Papa Francesco nella sua bellissima e fondamentale enciciclica “Laudato Si", che invito tutti, specie gli ambientalisti,  a leggere e meditare con grande attenzione, -  afferma l’avv. Di Pisa autore sul tema del libro "La terra è la casa comune" - allorquando cita il paradigma tecnocratico ed afferma che vi sono strutture e lobby, anche di livello mondiale, che adorano un altro dio, il dio Danaro e che utilizzano le scoperte scientifiche  e la tecnologia non per il bene comune di tutta l’umanità, ma solo per interessi egoistici, senza obbligo di responsabilità, appropriandosi delle risorse naturali come se loro fossero gli unici padroni assoluti e quando iniziano ad esaurirsi, pur di far proprie le residue, provocano terribili guerre, che mascherano con il nome di interventi per la tutela della pace, della democrazia, della libertà della donna ecc.".
" La dottrina sociale della Chiesa e Papa Francesco insegnano , e mi piace sottolinearlo, – continua l’avv. Di Pisa – che il Signore Dio che ha creato l’universo, ha posto l’uomo non quale tiranno ma quale amministratore responsabile delle risorse naturali che, beninteso!, sono destinate a tutta l’umanità, a tutti i popoli senza esclusioni e non solo a pochi privilegiati, non solo alle generazioni presenti ma anche e soprattutto alle future, che rischiano di nascere in un ambiente totalmente avverso alla salute ed addirittura a generarsi in un grembo materno già inquinato da pericolosi veleni. E’ il momento quindi che ogni persona, – ad iniziare dagli appartenenti alle lobby internazionali che guidano il mondo ed utilizzano economia , politica ed informazione per i loro scopi , per finire al più umile dei cittadini, tutti noi compresi-, apra un dialogo con la propria coscienza, con quella bussola che il Signore ha posto alla nostra nascita nel profondo del petto e che ha l’ago indirizzato sempre verso la direzione del bene comune , e mediti che l’avvelenamento delle matrici ambientali costituisce un affare che non conviene a nessuno, nemmeno a chi ci guadagna denaro, perché la natura non perdona, si vendica e colpisce alla cieca, anche coloro che sono piccoli, indifesi, senza alcuna responsabilità, e tra questi possiamo esserci tutti, gli inquinatori ma anche noi, i nostri ed i loro parenti, i nostri ed i loro figli , nipoti e pronipoti. In conclusione, rispettare la natura alla fine diventa una questione di dignità della persona, il cui scopo della vita è quello di consentire a tutti, anche alla generazioni future, di poter vivere su questa terra utilizzando in salute tutti i doni che Dio ci ha dato".

Avv. Giandomenico Di Pisa

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