19Novembre2018

 

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Corsi e ricorsi storici

, A volte la storia è bizzarra, ci scherza e mette alla prova la nostra memoria premiando chi, con saggezza, ne fa tesoro. Ipotizzando che fosse umana, la immagino come un signore molto anziano, dal viso rassicurante ma segnato, che sorride nel farci rivivere le stesse scene con attori diversi stupendosi quelle poche volte in cui cambiamo il copione.
In effetti ci sono storie che sembrano proprio già viste!
Ad esempio l'Italia che viene fuori dal voto delle ultime elezioni sembra quella del periodo preunitario. Lo stivale, infatti si è diviso in due con il nord  o norde! ( by tuscany love) che vota lega e il sud che vota m5s. Il tutto con una precisione geografica che ricorda l'Italia in epoca risorgimentale. Lo Stato Pontificio è ridimensionato rispetto ad allora, ma solo territorialmente. Battute a parte, la fotografia sembra essere proprio questa, il sud deluso da decenni di promesse e schiacciato  dai numeri della disoccupazione che spesso diventa  ricatto occupazionale ed il nord illuso da politiche liberiste prima e liberali ora, con il paradosso che provengono dagli stessi pulpiti.
Ma tornando al nostro parallelismo è il caso di soffermarci sul fatto che dietro queste similitudini storiche nonché geografiche si palesa qualcosa di atavico e patologico. Il gap mai risolto tra il produttivo nord e il ricco sud sembra incolmabile ed ormai anacronistico.  Diceva Salvemini più di cento anni fa:
"Con un piano di riforme generali, come la diminuzione del totale carico tributario, il miglioramento delle condizioni del proletariato e quindi l’aumento delle industrie e dei commerci locali, la giustizia applicata rigidamente ed imparzialmente verso tutti, finirebbero col compensare questa classe politica del reddito oggi percepito parassitariamente a carico dei bilanci statali; e allora in un ambiente sociale più morale, più elevato, più giusto, tutti quei disgraziati che oggi vivono miseramente di affarismo, di imbrogli, di birbonate, metterebbero il loro ingegno a servizio di cause buone e generose..".
La politica degli ultimi decenni non è riuscita a rendere il meridione competitivo, con sperpero di fondi ed energie creando realtà indicibili. Motivo per cui l' intero meridione ha chiesto compatto il cambiamento votando il nuovo, sottolineando la voglia di chiusura con il passato. Il regno delle due Sicilie ritorna e chiede tutto insieme la stessa cosa: riforme!
Sembra di ritornare alla primavera dei popoli europei  del XIX sec., quando sia i riformisti borghesi che i radicali si trovarono a scontrarsi con una realtà anacronistica frutto dei cambiamenti nella vita causati dalla prima rivoluzione industriale  e la diffusione delle testate giornalistiche che favorirono l'ascesa degli ideali di nazionalismo e giustizia sociale anche nelle masse meno colte, generando le tensioni sociali che tutti conosciamo.
Con le dovute proporzioni, si spera, quello che succede adesso: con la tecnologia che mangia posti di lavoro al posto dell' industria e l'informazione che spesso infiamma gli animi nella direzione che conviene, con l'aggravante della capillarità generata dalla rete a sostituire i giornali che, almeno, implicavano altre capacità. La necessità di politiche liberali che creino e tutelino il lavoro ormai retrocesso a dinamiche del primo novecento, appunto, e la voglia di riscatto, non possono più attendere. Il tutto, però, non dimenticando che nessuna conquista è tale se si comprimono le libertà individuali ed i principi fondamentali della nostra amata e sofferta Costituzione.
Il bello del periodo citato, non certo rosa e fiori, è stato il fatto che nonostante le differenze tra il regno delle due Sicilie e quello Sabaudo ne è nata l' Italia, dando vita ad un concetto fino ad allora sconosciuto da noi: quello di Nazione. Risultato ottenuto con gesti non sempre eroici ma sempre auspicabile perché, a mio parere, i gesti di uomini senza onore non inficiano la grandezza di chi ha voluto unire un popolo sotto la stessa bandiera.
Speriamo di uscirne uniti anche noi!
“L'unità degli italiani è oggi specialmente necessaria per affermare davanti a tutti i popoli la nostra naturale  vocazione, consacrata nella Carta costituzionale, a operare concretamente per la pace, sempre e in ogni luogo”. Carlo Azeglio Ciampi.
Leonardo Galeazzo