Per una società degli Apoti

Di questi tempi potrebbe addivenire piuttosto interessante leggere il testo della lettera richiamata in epigrafe. Incredibilmente attuale, la scrisse un giovane giornalista di nome Giuseppe Prezzolini il 28 settembre 1922 a Piero Gobetti. Due modi diversi di intendere l'azione politica, due facce della stessa medaglia in fondo. Nonostante un secolo ci divida, nella loro diatriba   si riassumono molti dei mali che ancora oggi affliggono lo zoon polikon. Difatti troppo spesso nel fare politica l’unica verità che si continua a seguire è quella che da forza ai propri preconcetti. Il problema è che i preconcetti sono sterili, non permettono di costruire perché ci fanno credere di essere bastevoli. Questo è un grosso limite soprattutto nell'amministrare perché preclude, appunto, nuove prospettive, nuove soluzioni, nuovi orizzonti. I tempi che viviamo, invece, hanno bisogno di tutt'altro per far fronte alle nuove sfide piene di difficoltà e bisognose della collaborazione di tutti. Tale priorità è stata espressa dal nostro Presidente della Repubblica in occasione della festività del 2 giugno con l'usuale saggezza nonché equilibrio istituzionale a cui ci ha abituati. Oltre a chiedere a tutte le istituzioni di mostrarsi all'altezza, invita ad una coesione di scopo che superi le differenze ideologiche e territoriali per perseguire un fine più aulico, comune a tutti: "C'è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite. Qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l'unità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l'uno dell'altro, tutti parte di una stessa storia, di uno stesso popolo".
Non c'è più tempo per le polemiche ed i personalismi. Quindi, cominciando dal nostro orticello, sarebbe meglio approfittare del tempo rimasto per amministrare in concerto con l'intera Assise comunale e con le parti sociali propositive portando risultati tangibili e ripudiando, finalmente, quest'atteggiamento di chiusura e cieca convinzione che sta limitando l'azione politica piegata a deleterie posizioni (vedi sentenza tari 2017).
Basta con la cultura del sospetto!
L'invito, quindi, è a collaborare, meglio tardi che mai, per il bene del paese, memori del fatto che: "la voce della maggioranza non è garanzia di giustizia" (Friedrich Schiller).
Nondimeno sarebbe opportuno evitare sia i toni esacerbati sia di disincentivare, durante interventi istituzionali, la ricerca della verità, come avvenuto nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Ciò, se non altro, per rispetto del proprio ruolo  nonché degli interlocutori:
"Se tutte le verità si equivalgono, e dunque se non serve la verità, allora ciò che è mostruoso vale quanto ciò che è armonioso; ciò che è orrido, quanto ciò che è meraviglioso; ciò che è ingiusto, quanto ciò che è giusto; ciò che è stupido, quanto ciò che è intelligente".
Lo stesso mi sento di dire relativamente al subdolo tentativo di invertire pubblicamente le responsabilità: da chi non è stato all’altezza del proprio compito a chi ha cercato giustizia.
Detto questo, auguro a tutti un buon lavoro non prima di ricordare a noi amministrati che ci converrebbe diventare tutti un po' più Apoti, tenendo presente quello che diceva Cicerone: “Il buon cittadino è quello che non può tollerare nella sua patria un potere che pretende d'essere superiore alle leggi” di qualsiasi colore esso sia.

Leonardo Galeazzo

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