Tecnoparco, le richieste risarcitorie sono tre. Coinvolti anche Coletta e NoScorieTrisaia. Che sia diventato un metodo?

Assieme al collega Piero Miolla, almeno fino a stamattina, avevamo un quadro incompleto della vicenda connessa alla richiesta risarcimento e diffida da parte di Tecnoparco. Una lettera del legale dell’azienda valbasentana, i cui vertici sono peraltro indagati dall’antimafia di Potenza per ipotesi di reato connessa al trattamento dei reflui derivanti dall’estrazione di petrolio in Val d’Agri da parte dell’Eni, era pervenuta al sottoscritto, allo stesso Miolla ed al tenente Di Bello per le dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo alla Gazzetta del Mezzogiorno in un passaggio in cui afferma che “Tecnoparco è fonte certa di inquinamento in Valbasento”. L’articolo era poi stato ripreso il giorno seguente, all’inizio di marzo, da Pisticci.com. In qualità di direttore, sono stato tirato in causa sostanzialmente per responsabilità oggettiva. C’è da dire, però, che non viene citato in alcun modo il primo direttore responsabile, quello della Gazzetta, che per primo valuta l’articolo come pubblicabile ed in effetti lo pubblica il giorno prima di me. In pratica, per Tecnoparco, vale la responsabilità oggettiva del direttore “copia incollante” o non del direttore che ha valutato originariamente il pezzo.
Per un errore nella trasmissione della posta al collega Miolla, fino ad oggi si riteneva che questa richiesta di risarcimento danni e diffida fosse l’unica contestazione di Tecnoparco (oltre ad un'altra segnalata dalla Ola, di cui, tuttavia, non conosco i contenuti). Quando, finalmente, lo stesso collega ha potuto ritirare la posta a lui erroneamente inviata a Matera, ha dovuto realizzare che le richieste di risarcimento erano ben tre. Oltre a quella già nota, che coinvolge lui, il sottoscritto e Di Bello, vengono infatti tirati in causa altri due articoli, questa volta pubblicati esclusivamente sulla Gazzetta del Mezzogiorno, nei quali sono riportate da Miolla dichiarazioni riguardanti Tecnoparco rilasciate da Luciana Coletta, presidente del Comitato Aria Pulita e dal Comitato NoScorieTrisaia. Anche a questi altri soggetti, così come alla Edisud S.p.A., editore della Gazzetta del Mezzogiorno, pertanto, si chiede risarcimento danni per un articolo lesivo della reputazione e dell’immagine di Tecnoparco, per alcune frasi facenti grossomodo riferimento all’inquinamento prodotto dall’azienda. In particolare, riguardo all’articolo del 19 marzo, la frase “Di Trani deve opporsi al rinnovo dell’Aia a Tecnoparco ed a tutti gli altri impianti presenti nel territorio per evitare altro inquinamento, danni alla salute, all’ambiente e all’agricoltura…”. Frase che, per la parte “altro inquinamento, danni alla salute, all’ambiente e all’agricoltura…”, implicherebbe, nella lettura di Tecnoparco, una “valutazione negativa” della sua attività “che si sostanzia – scrive il legale – nel rilievo che detta attività sia nociva ed inquinante e, dunque, svolta in dispregio alla legge”. In pratica la tesi è che se scrivi che un’azienda inquina, significa automaticamente imputarle una violazione di legge. Giornalisticamente ritengo che le cose non stiano proprio in questa maniera. Si possono immettere sostanze nell’ambiente, ovvero inquinare (in gergo magari non strettamente tecnico, ma di ampio e diffuso utilizzo), anche stando nei parametri. Ma non per il fatto che un’azienda stia nei parametri, questo deve significare che l’impatto delle sue attività sia pari a zero. Ma questa è una storia un po’ lunga. Al momento basti sapere che la società ritiene lesivo della sua immagine l’accostamento alla parola inquinamento.
La stessa ratio è sostanzialmente applicata alla terza richiesta di risarcimento e diffida che riguarda un articolo sempre di Miolla, sempre apparso sulla Gazzetta, questa volta il 28 marzo. La frase ritenuta degna di censura, in tal caso, è “…chiediamo la chiusura immediata di tutte quelle fabbriche che stanno inquinando in Valbasento, Tecnoparco compresa…”, parole pronunciate da Luciana Coletta, presidente del Comitato Aria Pulita Basilicata “anche a nome – si aggiunge nell’articolo, per un’altra parte citata dal legale di Tecnoparco – degli agricoltori della valle, forse i più colpiti dalla chimica selvaggia degli ultimi 50 anni”. Che non si debba osare parlare anche di questo? Ovvero della pesante eredità della chimica nel polo ex Anic? Che Tecnoparco voglia i danni d’immagine anche dagli agricoltori della zona? La società, tramite il suo legale, richiama anche un’altra frase di Luciana Coletta, sempre nello stesso articolo: “qualcuno deve prendersi la responsabilità di dire stop a tutte quelle attività così impattanti che, come effetto collaterale, hanno anche quello di impedire la creazione di nuovi posti di lavoro”. Ed allora, per dirla con le parole dell’avvocato di Tecnoparco: “l’iniziativa editoriale si sostanzia nella narrazione di circostanze false ed allarmanti circa un inquinamento ambientale imputabile a Tecnoparco Valbasento S.p.A., in conseguenza del quale occorrerebbe uno “stop” da parte di “qualcuno” [evidentemente le Autorità competenti], anche per evitare che si aggravi [sic!] la crisi occupazionale”. Ci sta pure il “sic”!. Vien da chiedersi se abbia valore legale.
Intanto lo prendiamo in prestito anche noi per commentare questa iniziativa intrapresa nei nostri conforti (per articoli e responsabilità diverse, ma sostanzialmente per la stessa tipologia di contestazione). Una iniziativa che in pratica insegue i giornalisti che riportano dichiarazioni di persone che hanno qualcosa da dire su Tecnoparco. Una iniziativa che alla base ha una logica: dire che un soggetto inquina significa automaticamente accusarlo di violare le leggi. Ma, ribadisco, giornalisticamente, questo nesso di consequenzialità, a mio avviso, non c’è. Inquinare non significa sempre e solo superare i limiti, così come essere nei limiti non significa avere impatto zero. Diversamente dovreste temere che, se mai vi venisse in mente di lamentarvi delle emissioni della vostra auto, la casa automobilistica potrà sentirsi nel diritto di chiedervi i danni. E’ mia opinione che sia un’assurdità.

Roberto D'Alessandro

comments