24Giugno2019

 

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Calandriello (Italia in Comune): 'Il M5S vuole ancora la democrazia diretta'?

Il concetto di Democrazia (dal greco dèmos= popolo, kratòs= potere), nasce circa nel VI secolo a. C. nel cuore dell’antica Grecia, dall’esigenza di rendere partecipate e inclusive le decisioni politiche riguardanti la collettività.
La ratio sottostante questo concetto è quella di allargare la base decisionale a tutta la cittadinanza in un’ottica di collaborazione e autodeterminazione popolare che responsabilizzi i membri della comunità nell’assolvimento dei propri doveri di indirizzo politico.
Il principio democratico nel corso della storia ha dimostrato resistenza e elasticità, è sopravvissuto, a fasi alterne, ai grandi imperi e alle dittature, alle potenze coloniali e alle rivoluzioni, riuscendo sempre e comunque a imporsi in ultima istanza quale dispositivo cardine della vita pubblica.
Il problema è che nel corso dei secoli il concetto di Democrazia, anche per far fronte a esigenze funzionali, si è corroso con elementi ad essa estranei. Dalla Democrazia ellenicamente intesa, si è passati alla Democrazia rappresentativa e delegata, fino a giungere alla nuova ‘’Democrazia dei social network’’, distruggendo di tappa in tappa, alcuni assunti fondamentali dell’essenza democratica.
A mio parere non è sbagliato affermare che siamo passati dalla Democrazia di tutti, alla Democrazia dei pochi, fino a giungere alla Democrazia virtuale…
La formulazione classica di Democrazia faceva invece riferimento a quella che noi oggi denotiamo come democrazia diretta, ossia un sistema che prevede la diretta consultazione dei cittadini in fase decisionale. Tale sistema tuttavia, ai giorni nostri, è di difficile applicazione su scala nazionale per ovvi motivi, ma non può escludersi a priori per quel che riguarda le piccole comunità come quella pisticcese.
Proprio in quest’ottica infatti, Lista dei Cittadini, Italia in Comune, Sinistra Italiana e Lista Civica Italiana hanno perorato la causa di un cittadino di Pisticci, Avv. Leonardo Galeazzo, che in tempi non sospetti protocollò la proposta di inserire, nello Statuto comunale, lo strumento del Consiglio Comunale aperto, quale dispositivo reale di democrazia diretta che dia l’effettiva possibilità alla cittadinanza di chiedere la convocazione dello stesso, di stabilire i punti all’ordine del giorno e soprattutto di prendere parola all’interno della massima assise locale al fine di avviare un dialogo costruttivo con le istituzioni e nel caso proporre soluzioni alternative.
L’idea di rimettere al centro della discussione politica la volontà popolare attraverso siffatti strumenti è stata più volte ripresa da illustri esponenti del M5S, si pensi a tal proposito al sistema Rousseau, sventolato più volte dai pentastellati quale strumento di democrazia diretta, motivo per cui crediamo non possa esserci momento migliore per dare seguito a quest’iniziativa, dato che a governare sia su scala locale che nazionale ci sono gli autodefinitesi ‘’paladini del popolo ’’, che sicuramente non avranno nulla in contrario (???).
Fermo restando la necessità di un tale strumento, che utilissimo sarebbe risultato per discutere delle ultime questioni di attualità locale (Tecnoparco, stabilimento balneare a San Basilio, Tari ecc…), stupisce il fatto che l’Amministrazione Verri non abbia degnato della propria attenzione la sopracitata proposta nonostante, cosi come si può evincere dalla lettura del capitolo 1 della Linee Pprogrammatiche di mandato 2016-2021 intitolato ‘’Question Time e Consigli Comunali’’, l’Amministrazione stessa si sia impegnata dinanzi ai propri cittadini in questa direzione affermando testualmente: ‘’ Su richiesta di almeno 100 cittadini, oppure su iniziativa del Sindaco, di un membro della Giunta o di 1/3 dei consiglieri, dovranno tenersi Consigli Comunali aperti, per discutere argomenti di interesse collettivo. Durante tali Consigli i cittadini potranno intervenire esponendo problemi o avanzando proposte che dovranno essere oggetto di apposita delibera”.
Detto ciò, i gruppo politici prima citati, sicuri del fatto che l’Amministrazione non voglia entrare in contraddizione con sé stessa, né tanto meno tradire quello che è ormai un mantra del M5S, hanno protocollato oltre 2 mesi fa una petizione popolare sullo stesso tema con circa 300 firme allegate, con l’intento di ridare vigore all’iniziativa del Consiglio Comunale Aperto, senza però ricevere alcuna comunicazione in merito e soprattutto senza che si sia notato alcun indirizzo politico in questa direzione. Per i motivi appena chiariti e su spinta dei tanti firmatari della petizione, i promotori della raccolta firme, sperando che l’Amministrazione non continui con la ‘’strategia del silenzio ‘’ più volte messa in pratica, chiedono al Sindaco di esporre quale sia la posizione della sua maggioranza circa questo tema e quali problemi ostino alla realizzazione della proposta protocollata, essendo la stessa moralmente desiderabile, a costo zero e, dal punto di vista giuridico, inseribile facilmente nello Statuto Comunale per mezzo di una delibera.

Carmine Calandriello
Coordinatore Italia in Comune