Quando qualcosa di importante rischia di venirci sottratto noi reagiamo, ci opponiamo, combattiamo. Noi cittadini lucani, in particolare noi pisticcesi, siamo da tempo abituati a lottare contro poteri che fanno di tutto per spogliare il nostro territorio di servizi e risorse, lasciandolo nell’oblio che regna ormai da anni.Possiamo prendercela con il governo, con le istituzioni locali, con la crisi, e abbiamo ragione, ma la domanda che dovremmo porci è: siamo pronti a difendere il nostro paese o siamo troppo stanchi e preferiamo assistere passivamente al suo sistematico sgombero?
Questa domanda ritorna di grande attualità in questi giorni di cruciale importanza per le sorti del nostro tribunale, che un destino (o meglio un governo) beffardo, vede agonizzare proprio nei giorni in cui la tanto sospirata nuova sede è pronta per essere inaugurata. Dai palazzi romani giungono notizie poco rassicuranti, pare proprio che tutte le sezioni distaccate di tribunale, come appunto quella pisticcese, siano destinate alla chiusura, in linea con la politica di tagli messa in atto per fronteggiare la crisi.
Il provvedimento, però, non è ancora definitivo e, finché non verrà detta l’ultima parola, è nostro diritto e dovere di cittadini opporci, combattere, reagire. Naturalmente, prima dovremmo porci quella famosa domanda, chiederci se per noi è importante che il tribunale resista, che ci venga garantito un rapido accesso alla giustizia sul nostro territorio, che l’investimento sostenuto per ristrutturare la sede di via Cantisano non si concretizzi nell’ennesimo spreco di denaro pubblico, che non venga meno il potenziale economico di una struttura in grado di garantire un costante afflusso di persone, in un paese che si sta letteralmente svuotando.
Certamente il ruolo delle istituzioni, soprattutto locali, è fondamentale nel condurre una battaglia come questa, ma noi siamo disposti a fare la nostra parte?
Chi a queste domande risponderà con un si è invitato sabato prossimo alle 17 nella nuova (speriamo) sede del tribunale, per discutere delle prossime iniziative contro la sua chiusura. L’imperativo è sempre quello: reagire, opporci, combattere.
Viviana Verri
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