10Agosto2020

 

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Un modello di sviluppo sostenibile. Firmato a Roma accordo tra Pisticci, Campus Biomedico ed Unibas

La tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile del territorio. E’ racchiuso in estrema sintesi in questa doppia finalità il senso dell’accordo quadro stipulato lo scorso 28 giugno a Roma, presso la sede dell’Università campus Bio-Medico, tra il Comune di Pisticci, la stessa Università romane e l’Unibas. Per l’amministrazione erano presenti il sindaco Di Trani e l’assessore all’Ambiente Grieco. Il “Modello territoriale di sviluppo sostenibile”, incentrato sull’analisi scientifica della correlazione tra inquinamento ambientale e salute umana, era stato approvato con delibera di giunta comunale lo scorso 27 marzo. A distanza di tre mesi ha trovato il placet delle università coinvolte, sulla scorta di un percorso già immaginato dalla Regione Basilicata nel 2011, per acquisire know-how in campo chimico, energetico ed ambientale, ed oggi tradotto nella realtà pisticcese. Un territorio esposto, con sospetti indici di mortalità per tumore, interessato da estrazioni di idrocarburi sin dagli anni ’60, dal trattamento dei reflui industriali fra i quali quelli della filiera del petrolio della Val d’Agri, soggetto a diventare sito di stoccaggio del gas ed erede di una zona industriale da bonificare con tanto di pesante lascito della chimica e difficoltà ad intravedere quelle prospettive di rilancio pur annunciate e promesse. “Il sistema di monitoraggio ad ombrello – spiega l’assessore Grieco – avrà innanzitutto la finalità di dare risposte in termini scientifici grazie alla correlazione di dati oggettivi, ineccepibili ed integrati al fine di capire che tipo di impatto ambientale insista nel nostro territorio, quali minacce esso rappresenti per la salute e per le filiere alimentari e quali correttivi eventualmente apportare. Il principio è ancora una volta quello di creare una virtù partendo dalla necessità. Un po’ come accaduto per la questione miasmi a Tecnoparco. Il nostro impegno ha portato, nel giro di un anno, alla riduzione di quel problema, grazie alle coperture, all’uso degli additivi ed agli scrubber. Rimanendo su questo esempio, adesso il contributo delle Università potrà indagare la problematica con un know-how più ampio e contribuire a dare soluzione definitiva ad eventuali altre criticità. Lo stesso modello può essere utilizzato per indagare gli altri aspetti di potenziale impatto ambientale”. Solo creando questi presupposti sarà possibile attuare una nuova fase di sviluppo attraverso “l’insediamento di aziende operanti nel settore della green economy e nella filiera dell’energia”.
Il “modello di sviluppo sostenibile”, come l’assessore Grieco ribadisce, “non ha costi sull’amministrazione e sulle Università, nel senso che il progetto è stato redatto in house dal Comune di Pisticci”. Per realizzarlo, tuttavia, occorrerà un soggetto finanziatore. Ed è qui che s’innesta un ragionamento portato avanti da tempo dall’amministrazione pisticcese. “Il nostro territorio – spiega Grieco - è il luogo terminale della filiera del petrolio lucano. Riteniamo, pertanto, che le royalties debbano essere distribuite diversamente fra le istituzioni locali lucane, proprio a partire da questa consapevolezza. In tal senso anche il nostro modello di sviluppo sostenibile non potrà che essere finanziato dai soggetti protagonisti della filiera del petrolio. Il nostro è, pertanto, un invito alla collaborazione ed alla creazione di quella cabina di regia, anche in termini di sviluppo, che finora è mancata per Pisticci, come nel caso delle attività estrattive di oltre cinquant’anni che non ha avuto ricadute sul territorio, e per la Valbasento, con i progetti di rilancio dell’area che giacciono fra lungaggini ed indecisioni, mentre resta tutta da risolvere la questione relativa alla bonifica”.
In questo senso la Convenzione Quadro firmata lo scorso week end a Roma con le Università ben proclama i suoi intenti: il Modello di sviluppo sostenibile è “basato sul principio fondante secondo cui lo sfruttamento di una ricchezza esauribile in un territorio deve determinare una compensazione economica che consenta l’utilizzo del territorio stesso per insediarvi attività in grado di auto-sostenersi e che si caratterizzino per la loro capacità di coniugare aspetti etici, economici e  tecnologici. Infatti, per dare concreta attuazione all’insediamento del Modello, debbono essere scelte esclusivamente azioni tecnologico-organizzative in grado di soddisfare quantitativamente e contemporaneamente tre indicatori di sostenibilità:creazione di nuovi posti di lavoro, redistribuzione del reddito fra gli attori dell’azione, minimizzazione dell’impatto derivante dall’azione sulla salute umana e sull’ambiente”. I principi sono chiari, i soggetti competenti si sono mostrati interessati fino a sottoscrivere l’accordo, adesso resta da capire che tipo di adesione potrà esserci sull’altra sponda della filiera a partire dall’Eni e dalla Regione Basilicata.

Roberto D'Alessandro
pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata