Siamo persuasi dalla convinzione che il Bilancio dello stato sia come quello di una famiglia, che debba essere quantomeno in pareggio. Siamo persuasi dalla convinzione che lo Stato vada concepito come “un’azienda” in cui il deficit pubblico deve essere sempre negativo.
I nostri padri fondatori, quei politici della prima repubblica, che hanno largamente lasciato aumentare il debito pubblico, come hanno potuto commettere questo scempio? Perché in 120 anni di storia italiana lo Stato non è mai stato in attivo di bilancio? Un momento!...Però anche altri Stati hanno largamente utilizzato il debito pubblico per aumentare la spesa pubblica e iniettare liquidità nei propri Paesi. Gli USA ad esempio sono stati solo un paio d'anni durante il governo Reagan in deficit pubblico negativo. Per il resto profondo rosso. Nel 2010 59% di deficit positivo. Per capirci: lo Stato americano ha incassato 100 (da tasse, iva, ecc.) e ha speso 159. Per l'Italia si parlava di un 10% circa lo stesso anno.
Se gli stati occidentali sono storicamente e cronicamente in passivo un motivo c'è, ed è chiaramente "strutturale", non "congiunturale". E' nella loro natura. La crescita del benessere e la crescita economica nel XX secolo sono state finanziate in gran parte da investimenti pubblici. Se guardiamo ad esempio il PIL italiano nel 2010 scopriamo che più del 50% di esso è rappresentato dalla spesa pubblica. Ciò significa che più della metà dell'economia del paese, ogni anno, è alimentata da spesa pubblica. Pensare di rilanciare l’economia riducendo la spesa pubblica appare quindi una chimera per non dire un controsenso.(Spieghiamolo a Monti quando parla di azioni per la crescita).
La Goldman Sachs, una delle più grandi banche d’affari del mondo, che annovera tra i suoi manager Mario Monti e Maro Draghi, ha ridotto la sua esposizione sui titoli di Grecia (-126 milioni), Irlanda (-478 milioni) e Portogallo - mentre ha incrementato, l’esposizione verso l'Italia. Complessivamente l'esposizione del gruppo statunitense verso i PIIGS europei (Portogallo-Irlanda-Italia-Grecia-Spagna) è passata a 2,7 miliardi di dollari da soli 580 milioni di dollari alla fine del 2011. Ecco il perché di Mario Monti e Mario Draghi. L’I.M.U. (Imposta Municipale Unica), che tutti ci apprestiamo a pagare in questi giorni, servirà per saldare gli interessi di queste grandi Banche, effettuando un’operazione di redistribuzione del reddito dai più poveri ai più ricchi! In pratica con il pagamento dell’imposta i vostri soldi finiranno nelle casse dei grandi istituti finanziari privati. Pensiamo sempre che il governo stia agendo per il nostro bene! La ristrutturazione dei conti pubblici sia un dovere! Ma così non è! Basta porsi una semplice domanda: perché i tassi (e di conseguenza gli Spread) sui titoli di stato sono alle stelle? Abbiamo sempre piazzato i titoli di stato a un tasso contenuto per 120 anni e, solo ora, il debito è al collasso? Strano! Perché durante questi decenni nessuno mai ha pensato che l’Italia non potesse far fronte ai propri debiti e solo ora si accorgono che siamo potenzialmente insolventi? Siamo arrivati all’ultima goccia nel vaso?
Negli anni della Lira la Banca Centrale Italiana aveva il ruolo di prestatore di ultima istanza, cioè finanziava il debito pubblico dello stato stampando moneta. Con l’ingresso della BCE e dell’Euro si è perso il ruolo di prestatore di ultima istanza e i paesi membri dell’Unione Europea hanno necessità di chiedere denaro a istituti finanziari privati, i quali esigono dagli stati, come da qualsiasi azienda privata, conti in regola. Nella pratica, uno stato sovrano è costretto a chiedere umilmente che il mercato dei capitali privati finanzi la propria spesa pubblica: (infrastrutture pubbliche, sanità, istruzione, stipendi statali ecc.)…Ma siamo impazziti?
La Crisi dell’Euro è in questa distorsione! Vi siete mai domandati: come può uno Stato essere in crisi? Semplice, quando gli viene portata via la sovranità monetaria! Quando non è più in grado di coprire il proprio debito con la stampa di moneta fresca!
Per comprendere quanto importante sia il ruolo della politica monetaria analizziamo l’economia nipponica, che tuttora ha sovranità monetaria, ponendola in parallelo alla nostra:
- Il rapporto debito/pil del Giappone ha sfondato il muro del 200% (in Italia 120%);
- I titoli di stato Nipponici vengono piazzati a un tasso del 0,1% (in Italia abbiamo raggiunto anche il 7%)
- Il Pil nipponico nel primo Trimestre del 2012 si è attestato a 4,1%, (in Italia si parla di Pil negativo).
Il pareggio di Bilancio è stato inserito in costituzione ”Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali”.
Se questo non è masochismo!
Alcuni tra i maggiori economisti italiani, il 15 novembre 2011 scrissero un appello al Parlamento della Repubblica Italiana e alle forze politiche. Cito i punti più salienti.” La mancata iscrizione tra i compiti della Banca Centrale Europea del tradizionale ruolo di prestatore di ultima istanza nei confronti dei debiti sovrani ha contribuito ad esporre all’attacco i titoli del debito italiano e di altri paesi europei…Riteniamo che il nuovo esecutivo debba rapidamente muoversi nelle sedi europee appropriate, con la necessaria determinazione e le necessarie alleanze politiche, per ottenere una garanzia ferma e illimitata della BCE sul debito sovrano italiano e degli altri paesi dell’Eurozona, volto a ricondurre i tassi di interesse ai livelli pre-crisi, intervento da tempo sostenuto anche dall’Amministrazione americana e da molti autorevoli economisti di diverso orientamento teorico. Riteniamo, anche in questo caso con il conforto di opinioni diffuse tra gli economisti, che politiche di riduzione dei debiti pubblici siano in questa fase controproducenti, e reputiamo quindi che la richiesta nei riguardi della BCE vada accompagnata da un impegno non già all’abbattimento, ma bensì alla stabilizzazione del rapporto debito pubblico/Pil in Italia e negli altri paesi in difficoltà. Un nuovo esecutivo, tecnico o politico, che si configurasse invece come mero esecutore delle richieste europee, quali espresse nelle scorse settimane, determinerebbe un aggravamento della crisi economica e finanziaria in Italia e in Europa, con devastanti conseguenze sociali e l’insostenibilità degli attuali accordi, monetari e commerciali, nell’UE. Fermo nella denuncia di tali pericoli, il Governo italiano si dovrebbe pertanto fare promotore in ambito europeo e del G-20 di politiche fiscali, monetarie e salariali concertate volte al rilancio della domanda aggregata, in particolare da parte dei paesi in forte avanzo commerciale.”
(per una lettura completa dell’appello http://documentoeconomisti.blogspot.it/2011/11/per-un-cambiamento-della-politica.html#more).
Tratto dal report di Enrico Caldari, ricercatore indipendente, esperto di marketing, comunicazione pubblica, nuovi media e sostenibilità.
Alessandro Quinto
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.






