OSPEDALE Dodicimila firme. Dodicimila cittadini che dicono no alla chiusura dell’ospedale di Tinchi. Sono state raccolte non solo a Pisticci e frazioni. Ma anche a Bernalda, Metaponto, Craco, Montalbano Jonico e Scanzano Jonico
, dai volontari del “Comitato di Difesa dell’ospedale” e degli altri organismi che lottano per evitare l’inevitabile: la chiusura del nosocomio pisticcese. La cui morte clinica, invece, sembra sempre più imminente. Perché, il 18 dicembre verrà inaugurata la sala operatoria dell’ospedale di Policoro. E, da quel momento, tutto ciò che fino ad ora è stato fatto nelle sale operatorie di Tinchi, sarà trasferito in riva allo Jonio. Da quel momento in poi, inoltre, con buona probabilità (ma è un eufemismo), il reparto di chirurgia del nosocomio pisticcese non avrà più posti letto, bensì solo day hospital ed ambulatorio. In buona sostanza, come sembra sia stato confermato in più occasioni anche dagli stessi vertici aziendali, il momento dell’inaugurazione delle sale operatorie di Policoro dovrebbe coincidere con la chiusura del reparto di chirurgia a Tinchi. Ma questa, ormai, sembra una storia già vecchia. Decisa ed archiviata. Come sempre senza tener conto, neanche in minima parte, dell’opinione dei cittadini. La regione, infatti, da tempo ormai (era il 1997, non certo ieri), ha deciso di penalizzare (anche se ufficialmente si parla di semplice razionalizzazione) comunità come quelle di Pisticci, Bernalda, Craco e Montalbano colpevoli, forse, solo di non avere troppi santi in paradiso. Ma tornando alla stretta attualità, la novità dell’ultima ora, riguarda il paventato trasferimento nei locali del nosocomio di Tinchi, del distretto sanitario di base. Quello che a Pisticci tutti chiamano impropriamente Inam e che, nel riordino del sistema sanitario, dovrebbe invece chiamarsi Unità Sanitaria di Base (Usb). Ebbene, fonti ben informate raccontano che nella mattinata di ieri, rappresentanti dell’Azienda Sanitaria di Matera si sono recati a Tinchi proprio per verificare la eventuale disponibilità, anche immediata, di stanze nelle quali allocare gli uffici e gli ambulatori del distretto sanitario di base. La domanda, che tutti i cittadini dovrebbero porsi a questo punto, è: per Tinchi, l’opzione distretto della salute, tanto pubblicizzata e mai del tutto illustrata e spiegata nei suoi dettagli, è ancora valida? O, piuttosto, non si tratta dell’ennesima “bufala” lanciata lì per tenere buoni cittadini e rappresentanti della politica locale? Nel caso di trasferimento del presidio sanitario di base, ci sarebbe ancora spazio a sufficienza anche per il distretto della salute? Sono interrogativi che, naturalmente, non restituiranno mai e poi mai ai cittadini l’ospedale nella sua funzionalità originaria. Ma che, quantomeno, darebbero chiarezza ed, in qualche modo, giustizia ad una popolazione che, troppo spesso, viene scambiata solo e soltanto come serbatoio elettorale.
Piero Miolla