PISTA MATTEI Sale la tensione ai confini tra Pisticci e Pomarico. La chiusura della provinciale che collega i due comuni e, soprattutto, permette ai residenti in contrada “Trincinaro” di Pomarico l’accesso alla Basentana, ha creato nuovi e più corposi malumori.
Nella serata di giovedì qualcuno ha provveduto a rimuovere i sigilli ed a riaprire (abusivamente) l’arteria. Quando poi, ieri mattina, un operaio della ditta che realizza i lavori di ampliamento della pista Mattei ha tentato nuovamente di chiudere la strada, qualcuno tra residenti ed imprenditori agricoli della zona ci è quasi venuto alle mani. Fortunatamente, il pronto intervento di altri operai e degli altri manifestanti ha evitato che diversità di vedute e posizioni potessero trascendere in una vera e propria colluttazione. Di lì a poco, poi, è giunta anche una volante della Polizia di Stato per riportare definitivamente la calma. Gli agenti, dopo aver verificato tutta la documentazione relativa ai lavori ed alla chiusura della strada, ha redatto un regolare rapporto, che sarà inoltrato in Prefettura. La “querelle” si allarga, dunque. E va a coinvolgere, oltre al Consorzio Asi (che, nel contempo avrebbe ricevuto comunicazione scritta dalla Provincia per la realizzazione di una variante al progetto originario), e la stessa Provincia, anche la Prefettura di Matera. Proprio al Prefetto, infatti, hanno deciso di rivolgersi gli interessati mediante una raccolta individuale di firme, al fine di sensibilizzare le istituzioni competenti a provvedere al più presto alla risoluzione del problema, mediante l’individuazione e la realizzazione di un percorso alternativo alla provinciale. Un problema concreto, quello della chiusura dell’arteria. Che coinvolge semplici cittadini ed imprenditori agricoli: in buona sostanza, un danno concreto. Che va dalle difficoltà che incontrano alcuni bambini per raggiungere la scuola a Pisticci (sono costretti a risalire a Pomarico e ridiscendere dalla Basentana, con un percorso mediamente più lungo di più di circa 50 chilometri, che raddoppiano per tornare a casa), a quelle che incontrano gli imprenditori agricoli che, senza strada, non possono foraggiare i propri capi di bestiame (in zona ci sono allevamenti di podoliche, ovini e caprini) né nutrire le proprie coltivazioni. D’accordo, siamo in Italia, il Paese delle emergenze. Ma davvero non ci si poteva pensare nel momento della redazione del progetto di allungamento della pista al problema della provinciale?
Piero Miolla







