24Novembre2017

 

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Migranti, ai Comuni lucani 1,3 milioni di euro per favorire l'integrazione

Un milione duecentonovantaseimila e cinquecento euro. Tanto hanno incassato alcuni municipi lucani dal “Fondo a sostegno dei Comuni che accolgono stranieri richiedenti protezione internazionale”, in base all’articolo 12, comma 2 del decreto legge 193-2016 contenente “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili”.
Di questi, novecentoundicimila e cinquecento sono andati ai comuni della provincia di Potenza, mentre i restanti trecentottantacinquemila a quelli siti in provincia di Matera. Scorrendo l’elenco, si apprende che la parte del leone l’ha fatta proprio il capoluogo di regione, che ha incassato ben trecentoventimila euro, seguito da Matera (centoventitremila), Irsina (settantamila) e Melfi (sessantacinquemila). Viceversa, il comune che ha preso meno soldi è stato Ginestra (solo mille euro), seguito da Lavello (tremila) e Tursi (tremila e cinquecento euro).
A cosa servono tutti questi soldi? Secondo le indicazioni delle prefetture, tali fondi devono essere destinati a progetti finalizzati ad una maggiore integrazione dei migranti nel tessuto sociale della comunità ospitante: i fondi sono stati calcolati e ripartiti in base alla presenza dei richiedenti protezione internazionale sul territorio comunale nel 2016, ospitati nei centri di accoglienza temporanea, nella misura di cinquecento euro per migrante richiedente asilo ospitato nel singolo centro, anche se su questa somma non ci sono conferme ufficiali. Per l’effetto, un po’ tutti i municipi lucani che nel 2016 hanno accolto i migranti richiedenti asilo si sono attivati, quasi sempre attraverso i servizi sociali per ideare e definire progetti che potessero, in qualche modo, consentire di tenere conto delle indicazioni pervenute dagli uffici territoriali del Governo.
Nell’elenco ci sono, nel complesso, quarantanove comuni lucani (trentasei dei quali in provincia di Potenza, tredici in quella di Matera). Detto di Potenza, Matera, Irsina e Melfi, va ricordato che anche Chiaromonte (cinquantunomila e cinquecento euro), Ferrandina (quarantanovemila), Pignola (quarantottomila), Pisticci (quarantacinquemila e cinquecento), Rionero in Vulture (trentasettemila), Senise (trentatremila), Muro Lucano (ventisettemila e cinquecento), Tito (ventiseimila), Nova Siri (venticinquemila), Gallicchio e Brienza (ventunomila), Paterno e Santarcangelo (diciannovemila e cinquecento), Sasso di Castalda e Grassano (diciottomila), Corleto Perticara (sedicimila e cinquecento), Fardella, Latronico e San Severino Lucano (quindicimila), Satriano di Lucania (quattordicimila e cinquecento), Atella, Castel Saraceno e Viggianello (dodicimila), Tricarico (undicimila), Cancellara e Grottole (diecimila e cinquecento), Balvano (diecimila), Lauria e Miglionico (novemila e cinquecento), Abriola e Ripacandida (ottomila e cinquecento), Gorgoglione, Ruoti e San Fele (settemila e cinquecento), Barile e Rotondella (settemila), Palazzo San Gervasio, Rivello e San Chirico Raparo (seimila), Salandra (cinquemila), Savoia di Lucania (quattromila), Baragiano e Tursi (tremila e cinquecento), Lavello (tremila) e, come anticipato, Ginestra mille.
Tali fondi, come detto, si riferiscono alla “dotazione” migranti del 2016: di sicuro nell’anno in corso i numeri saranno cambiati, ma la domanda che poniamo è un’altra. Se questo milione e più di euro fosse stato investito per creare lavoro nella nostra regione (ovviamente per i giovani del luogo, ma, perché no, anche in favore dei migranti) probabilmente sarebbe stata una spesa più logica. Il tema, però, andrebbe analizzato e sviluppato in modo più congruo e approfondito non solo sulle nostre colonne, quanto, soprattutto, a livello governativo. Dove, ci pare, manca del tutto la volontà di affrontarlo con raziocinio per lasciare spazio, invece, ad una gestione come sempre emergenziale.

Piero Miolla
pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno

   

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