25Aprile2018

 

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Autolinee Liscio, braccio di ferro fra azienda e dipendenti

I dipendenti delle autolinee Liscio hanno inviato all’azienda una diffida ad adempiere stante la mancata corresponsione degli emolumenti loro spettanti, relativi ai mesi di ottobre e novembre 2017 ed ai premi di risultato 2016.
Per tutta risposta, la proprietà ha comminato un provvedimento disciplinare ai dipendenti che dal 6 al 10 ottobre scorso, per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi di luglio, agosto e settembre, avevano incrociato le braccia.
A distanza di poco più di due mesi, dunque, la vertenza che interessa i lavoratori delle autolinee Liscio è riesplosa, questa volta in modo più fragoroso. Con una sorta di guerra delle “carte bollate”, infatti, le parti hanno mostrato reciprocamente i muscoli per difendere le proprie ragioni, mentre sullo sfondo rimane il problema principale rappresentato dai considerevoli ritardi del trasferimento di risorse a tutte le imprese del Tpl (Trasporto pubblico locale) unite nel Cotrab (Consorzio Trasporti Basilicata) e dall’accumulo dei crediti che esse vantano dalla Regione Basilicata. Il tutto, evidentemente in deroga a quanto stabilito dai contratti di servizio stipulati con le Province di Matera e Potenza, rischia di mettere a repentaglio l’equilibrio del sistema del trasporto lucano.
Si diceva della protesta: nella missiva indirizzata all’azienda, i dipendenti hanno ricordato che da circa 3 anni non vengono puntualmente erogati gli stipendi, “tanto da giungere negli ultimi tempi a percepire il salario ogni quattro mesi; detta situazione sta creando enorme disagio ai lavoratori ed alle loro famiglie, ormai in preda a serie difficoltà economiche; i lavoratori, al fine di ottenere le proprie spettanze, hanno posto in essere ogni forma di protesta arrivando ad astenersi dal lavoro dal 6 al 10 ottobre a causa del mancato pagamento degli stipendi relativi alle mensilità di luglio, agosto e settembre 2017, nonché costituendo un presidio permanente dinanzi all’ingresso della sede della società”. Protesta poi sospesa “a seguito di comunicazione del 10 ottobre da parte dell’azienda di liquidare entro il 18 ottobre le mensilità di luglio ed agosto, ed, entro fine ottobre, la mensilità di settembre”, ferma restando che i dipendenti si erano riservati di riprenderle “qualora non fossero stati rispettati gli impegni presi; considerato che ad oggi non sono state saldate le mensilità di ottobre e novembre, e il premio di risultato 2016”, circostanza che preoccupa fortemente i lavoratori e le rispettive famiglie, gli stessi, “pur consci delle difficoltà aziendali derivanti dalla mancata corresponsione dei fondi regionali”, non hanno potuto sottacere il pregiudizio che stanno subendo, che non consente loro di poter “tollerare ulteriori ritardi”.
Pertanto, fatte queste premesse, i dipendenti hanno invitato e diffidato la società “a porre rimedio a tale inadempimento, provvedendo senza indugio al pagamento degli emolumenti arretrati e non corrisposti”. In caso di mancato riscontro, hanno preannunciato, “ci troveremo costretti a porre in essere ogni opportuna azione volta a tutelare i nostri diritti, fra cui la proclamazione dello stato di agitazione o sciopero”.

Piero Miolla
pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno

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