11Agosto2020

 

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Pandemia: il parroco benedice la città e il territorio

E’ l’ora della fede. “Pregate, pregate, pregate” è diventato l’invito di tutte le ore e di tutti i giorni rivolti ai fedeli da parte dei sacerdoti del nostro territorio.
Da Don Rosario Manco dalla Parrocchia di San Pietro e Paolo a don Michele Leone della Parrocchia di Sant’Antonio a don Antonio Di Leo di Cristo Re e Madonna del Casale, a don Danesin della parrocchia San Giovanni Bosco di Marconia fino a don Lorenzo Marcuzzi di quella di Tinchi e Centro Agricolo, don Giuseppe Di Tolve di quella di Pisticci Scalo e don Antonio Lopatriello, tutti concordi a ricordare alla nostre famiglie, la necessità di rivolgersi con la preghiera al Signore in questo particolare, grave momento che colpisce il mondo con contagi e morti.
Sempre nel nome della fede, una particolare apprezzata iniziativa è quella registrata nei giorni scorsi da parte del nuovo parroco della più antica Parrocchia della nostra città, la San Pietro e Paolo della Chiesa Madre.
Don Rosario, vestito di paramenti sacri, è uscito dalla parta principale del tempio e con in mano il Santissimo Sacramento volto verso il cielo, si è soffermato sul sagrato antistante la chiesa e dal parapetto che domina il rione Dirupo e tutta la vallata del Cavone fino al mare e all’Appennino lucano – calabrese, ha benedetto la nostra città e tutto il territorio che la circonda.
Un rito che, per chi crede ed ha fede, aiuta chi ora si trova di fronte ad un evento non preventivato né preventivabile, una epidemia particolarmente virulenta e aggressiva, rispetto a cui non solo la nostra nazione si è trovata impreparata, ma tutto il mondo.
Da qui, da parte di tutti, un doveroso, immenso ringraziamento a quanti in questo particolare grave momento operano nel mondo della sanità che con grande abnegazione e senso del dovere, si prodigano, a costo anche della vita, per ridurre al minimo le conseguenze della terribile epidemia.
Il nostro pensiero rivolto a loro, come responsabili cittadini, ci deve indurre a considerare l’importanza del rispetto delle regole, anche quelle più scomode, perché tutto questo può rappresentare il primo e chissà, forse, anche decisivo passo per venire fuori da questa bufera.

Michele Selvaggi