10Agosto2020

 

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Matrimoni e feste Patronali, cosa cambia in seguito all'epidemia

Carissimi, 
in questi giorni stiamo sperimentando, nel clima restrittivo di norme da osservare per il bene di tutti, la maturità e la serietà delle nostre comunità a collaborare e a credere fermamente che quando si rema insieme nella stessa barca si arriva prima a riva.
Grazie, carissimi confratelli nel sacerdozio, per come state servendo le comunità a voi affidate; per come vorreste fare di più e non potete, per la sofferenza e l’offerta che quotidianamente fate durante la S. Messa al Signore.
Grazie a tutti i medici, infermieri, operatori sanitari, farmacisti, odontoiatri e quanti lavorate nel campo sanitario, per la bella testimonianza che ci state dando nel curare tanti fratelli e sorelle sofferenti, gli anziani. Domani sarò nell’ospedale di Matera a celebrare la S. Messa per tutti voi e gli ammalati. Porterò con me l’immagine della Madonna della Bruna (dei Pastori della Bruna) che lascerò nella cappella: la Vergine Santa vi benedica e vi protegga.
Grazie a tutte le istituzioni civili e militari perché ci state aiutando a stare più tranquilli e sereni nonostante le tante altre emergenze alle quali dovete rispondere.
Grazie a tutti gli insegnanti, maestri, alunni. Ci state facendo vedere concretamente come le nuove generazioni non possono interrompere la formazione culturale che sta alla base dell’identità di ogni popolo.
Grazie a quanti, a titoli diversi, vi state adoperando per venire incontro alle esigenze di disagio familiare e povertà, ulteriormente accentuati in questo tempo. Ma grazie, anche, a quanti state dando il vostro apporto concreto con offerte varie e raccolta di fondi.
Grazie agli agricoltori, ai trasportatori, a quanti lavorano nei supermercati e alimentari. A quanti lavorano nei diversi siti industriali del nostro territorio. Siete un segno di speranza per un futuro che già adesso ha bisogno di essere scritto con una progettualità chiara.
Grazie a tutti gli organi di informazione del nostro territorio: dalla TV alle testate giornalistiche cartacee o online. La buona e sana informazione ci aiuta a capire, a confrontarci, a crescere. E’ un servizio indispensabile.
Grazie a tutti! Ciò che oggi ci sta mancando, incominciando dalla partecipazione all’Eucaristia, a ritrovarci come famiglia di Dio, ci sta facendo apprezzare ancor di più come i sacramenti, la preghiera, l’ascolto della Parola, sono realmente per tutti cibo di vita quotidiana nell’attesa di quella eterna.
Personalmente vi sono grato perché sto vedendo e sentendo tanto affetto e amore da parte vostra nei confronti della Chiesa, dei sacerdoti, dei diaconi, dei religiosi/e, dei consacrati/e, e anche nei miei confronti.
Esprimo vicinanza in particolare ai familiari preoccupati per i loro cari ammalati. A quanti hanno perso un affetto. Il dolore che portate dentro è inumano: nemmeno stare vicino, nemmeno un abbraccio di conforto, soprattutto nemmeno la messa partecipata. Dio vi dia consolazione e pace.
L’emergenza che stiamo vivendo sta costringendo molte coppie di sposi a spostare la data delle nozze, i parroci la pastorale sacramentaria, così come le feste patronali.

Come CEB (Conferenza Episcopale della Basilicata) abbiamo maturato alcune cose che vi comunico.

Matrimoni

Si conferma quanto già in atto nelle nostre Chiese di Basilicata prima della pandemia, fatta salva la facoltà di ogni vescovo di derogare a tale norma qualora ci fosse un motivo grave.
Onde evitare, però, più differimenti di date, per via dell’incertezza circa la fine delle restrizioni, si consiglia di rinviare la celebrazione all’anno prossimo, come altre coppie hanno già deciso di fare, escluso il giorno festivo.
Per l’Arcidiocesi di Matera – Irsina, dopo che il Vicario Generale ha consultato i confratelli sacerdoti, si stabilisce quanto segue:
Coloro che sono costretti a rinviare la celebrazione del Sacramento del Matrimonio, a causa del tempo di pandemia, viene data la possibilità di spostare la data del matrimonio in altro giorno della settimana. Eccezionalmente, se tutti i giorni feriali fossero occupati (chiesa, ristorante, fotografo), si dà la possibilità di celebrare anche in giorni festivi. Questa deroga è concessa fino al 31 dicembre 2020 e non vale per quanti non risultano prenotati o stanno decidendo solo ora di sposarsi. Ogni parroco o Rettore di Santuari sa quali sono le coppie già prenotate e che si vedono costrette a spostare la data. Tuttavia il matrimonio si celebri in orario diverso da quello dell’assemblea, ricordando che la liturgia della Parola rimane quella festiva.

Prime Confessioni, Prime Comunioni e Cresime

È parere comune che i suddetti Sacramenti vengano differiti all’inizio del nuovo anno pastorale (da settembre-ottobre in poi). Infatti, anche se le restrizioni dovessero rientrare, non ci sarebbe il tempo reale e psicologico necessario per una più immediata preparazione.
I parroci hanno la facoltà di valutare sin d’ora, specie per le parrocchie più piccole, l’opportunità di rinviare la celebrazione al prossimo anno.

Attività estive e di oratorio

La situazione attuale e le considerazioni circa l’evoluzione dell’epidemia, sembrano sconsigliare fin da ora tutte queste attività, che – stanti le disposizioni delle competenti autorità civili – possono comportare per gli organizzatori, parrocchie e diocesi, responsabilità, anche gravi, specie nei confronti dei minori. Pertanto, tutte le iniziative diocesane e delle associazioni diocesane, già programmate, anche qualora le disposizioni civili di salute pubblica dovessero allentarsi, sono da annullare.

Feste Patronali

Le feste patronali sarebbero da sospendere. Tuttavia, qualora se ne creasse la possibilità, perché cessata l’emergenza sanitaria, è bene limitarsi solo alla festa religiosa.
Le parole pronunciate da Papa Francesco sabato 28 marzo fotografano una situazione che interessa anche l’Italia: "Si incomincia a vedere gente che ha fame, perché non può lavorare, non aveva un lavoro fisso, e per tante circostanze. Incominciamo già a vedere il “dopo”, che verrà più tardi ma incomincia adesso”.
I Vescovi di Basilicata non ritengono sia giusto spendere cifre ingenti per una festa civile quando avremo tante famiglie che non disporranno del necessario per sopravvivere o si troveranno a piangere la morte di un proprio caro. Questa è l’occasione per l’inizio di un nuovo cammino, di un nuovo modo di celebrare le nostre feste e di esprimere il volto bello della Chiesa che si fa solidale con la condizione di tanti fratelli e sorelle.

Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo
Arcivescovo di Matera - Irsina