La testimonianza degli apicoltori – in particolare di Ivan Guida, giovane operatore lucano del settore – non è da sottovalutare, soprattutto adesso ed in Basilicata, terra sempre più desertificata ed abbandonata dai suoi già pochi abitanti. Alcuni giorni fa sono state riportate sulla stampa locale alcune preoccupanti dichiarazioni di Ivan. Il giovane apicoltore ha dichiarato l’intenzione di abbandonare l’attività che svolge nel metapontino e spostarla nelle aree interne o in Calabria per tentare di sopravvivere, lui e le sue api. La sua produzione è diventata impossibile da realizzare poiché le api muoiono a causa della presenza di alcuni fitofarmaci largamente usati nell’agricoltura “convenzionale” (o “integrata”, come vorrebbero farla chiamare adesso …). Sostanze che a detta di chi le produce (e del Ministero della Sanità che ne autorizza l’uso) non dovrebbero lasciare traccia nell’ambiente e che dovrebbero degradarsi a molecole biologicamente inattive.In realtà molte di queste sostanze (o loro “metaboliti” ovvero loro derivati) mantengono la loro capacità di provocare effetti anche dopo molto tempo e/o dopo che hanno subito trasformazioni (trasformati, appunto, in metaboliti). Indicatore di questa amara verità è la moria delle api che continua ad interessare da alcuni anni gli alveari che stazionano nel Metapontino. Il laborioso ed insostituibile insetto che oltre a fornirci preziosi alimenti direttamente e permettere a molte piante di produrre e fornirci il cibo di cui abbiamo bisogno per sopravvivere, può essere utilizzato come “sentinella” dello stato dell’ambiente, ovvero per il monitoraggio ambientale (BIOMONITORAGGIO).
Purtroppo in Basilicata i monitoraggi ed i dati ambientali si ritiene che non interessino a nessuno! Sistematicamente omessi o, al più, “aggiustati” a secondo delle necessità. Ed anche in merito ai fitofarmaci e della loro presunta “innocua” presenza nelle acque superficiali e sotterranee, come per i derivati del petrolio o delle attività di Fenice a Lavello, in Basilicata nulla è dato sapere! Analizzando infatti il rapporto specifico dell’ISPRA si scopre che la Basilicata non ha fornito i dati richiesti. Eppure di strutture pubbliche capaci di assolvere al compito ne esiste (o esisteva?) più di qualcuna!
Ed anche i già risicati servizi di assistenza tecnica e di sviluppo agricolo, ad esempio per l’uso razionale dei fitofarmaci o per l’agricoltura biologica (voluti e finanziati fortemente dalla Comunità Europea) sembrano siano condannati alla scomparsa o, almeno, opportunamente dis-attrezzati per incidere poco nella realtà, lasciando gli agricoltori nelle mani di chi vende loro i mezzi tecnici!
No Scorie Trisaia
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