02Giugno2020

 

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Il petrolio inquina anche il Dipartimento ambiente?

Non è convincente la risposta che il direttore del Dipartimento ambiente, Donato Viggiano, dà in merito alla posizione della moglie nella società Med. Ing. con sede a Viggiano, società che «ha avuto commesse da 326mila euro su 270 milioni di euro di appalti complessivi da un’azienda in orbita Eni». Con tutto il rispetto, ai cittadini lucani, ci interessa poco che la moglie del dirigente del Dipartimento ambiente ci abbia «addirittura rimesso» con una commessa da 326mila euro. A parte che non sembra credibile, ma la presenza della moglie del dirigente del dipartimento ambiente, Donato Viggiano in una società che lavora nell’ambito delle attività minerarie è un bel conflitto di interessi con la posizione di massimo dirigente regionale in tema di scelte petrolifere. La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, No Scorie Trisaia e Ambiente e Legalità chiedono pertanto l’annullamento di tutte le decisioni prese dal dirigente del dipartimento ambiente, Donato Viggiano in tema di attività petrolifere in questi anni e ritengono obbligatorie le sue dimissioni, invitandolo a seguire la recente decisione dell’assessore all’ambiente Vilma Mazzocco, le cui dimissioni, quasi simultanee al grave caso di Donato Viggiano, lasciano le associazioni molto perplesse.
Anche il governatore – il responsabile della nomina di un “petroliere” come Viggiano a dirigente del dipartimento – deve essere chiamato a rispondere della grave vicenda, per chiarire sul come e perché si siano sospesi tutti i controlli intorno alle attività del capo del Dipartimento. Funzione amministrativa che, per effetto della Legge Bassanini, viene assegnata direttamente dai politici e al di fuori dell’apparato burocratico, strapagando i “prescelti” più del Presidente degli Stati Uniti d’America, col sospetto che tale legge li renda dipendenti non dello Stato, ma del politico che li assume.
Per le organizzazioni ambientaliste è chiaro che la notizia diffusa da fonti di stampa è un segnale o di una resa dei conti politici, sullo sfascio dei recenti risultati elettorali in Basilicata del Pd, o di una guerra interna al Pd per il “comando” politico del “partito regione”, in vista delle prossime elezioni.
Ma indipendentemente da queste manifestazioni di potere che alle organizzazioni interessano poco, si ribadisce che la figura di Donato Viggiano, anche senza ancora conoscere i dettagli della partecipazione della moglie in una società legata agli affari petroliferi in Basilicata, era in evidente conflitto di interesse. Come svelato tempo fa dalla organizzazioni ambientaliste, Donato Viggiano è un opinionista di una rivista on-line pro-petrolio e pro-petrolieri, www.petrolioegas.it, motivo per il quale la sua scelta al ruolo di capo dipartimento non ha mai dato garanzie di imparzialità di giudizio, tra l’altro in una Regione che politicamente favorisce non l’economia dei suoi cittadini, ma gli affari delle società minerarie.
Il dirigente generale del dipartimento ambiente, Donato Viggiano ha anche la giusta arroganza del potere per presiedere il ruolo di dirigente del dipartimento ambiente in una Regione in mano ai petrolieri: alle organizzazioni che denunciarono il conflitto di interesse con la rivista on-line, rispose affermando che «il sillogismo per cui la presenza nel comitato editoriale di un portale chiamato “petrolioegas” equivarrebbe a fare propaganda in favore delle attività estrattive ha la stessa coerenza logica che avrebbe sostenere che il comitato scientifico della rivista medica “Cancer cell” sia composto da untori della stessa malattia», dimostrando anche la poca sensibilità verso una grave patologia che come il cancro ha dirette conseguenze legate all’ambiente e al suo inquinamento.
il dirigente del dipartimento ambiente, Donato Viggiano ha anche volutamente sottovalutato e banalizzato la presenza di idrocarburi trovati nelle acque del Pertusillo, affermando al recente convegno dell’Ordine dei Geologi di Basilicata che non era «preoccupato della presenza di idrocarburi» e che era possibile «inquinare il Pertusillo lavando nelle sue acque qualche tanica di kerosene», facendo intendere, con tali affermazioni, che il problema della qualità delle acque di irrigazione e di potabilizzazione fosse un problema superficiale e non strutturale, deresponsabilizzando con tale semplificazione le attività minerarie dal possibile inquinamento di idrocarburi. Già per l’assurdità di questa affermazione, un capo Dipartimento ambiente di una Regione seria si sarebbe dovuto dimettere o sarebbe stato indotto a dimettersi, perché non è possibile inquinare di idrocarburi, non solo nelle acque, ma fin dentro i sedimenti del fondo del lago, lavando in 160 milioni di metri cubi di acqua contenute nella diga sul fiume Agri un po’ di taniche di kerosene, figuriamoci adesso che si rende evidente il suo doppio conflitto di interesse: tecnico convinto assertore delle estrazioni minerarie e decisore influente in aree dove la moglie ha avuto quote azionarie di una società.
Le organizzazioni ambientaliste Ola, No Scorie Trisaia e Ambiente e Legalità, pertanto, nel ribadire che una sana gestione politica di questa Regione debba anche prendere in considerazione l’annullamento o il non ricorso alla Legge Bassanini (ci sono elevate competenze anche all’interno della macchina burocratica), auspica che il signor Donato Viggiano, opinionista pro petrolio, faccia un passo indietro e che il governatore della Basilicata prenda coscienza che il petrolio inquina non solo il territorio, ma anche l’ambiente politico. E che si dimetta anch’egli che ha scelto tale dirigente.

 

Ola, No Scorie Trisaia, Ambiente e Legalità