22Gennaio2020

 

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Il parcheggio dello stadio è una discarica abusiva permanente. Amianto, inerti ed ingombranti degradano la pregevole zona turistico-collinare

rifiuti stadio ott2015AGGIORNAMENTO - Rispetto all'articolo pubblicato di seguito, registriamo una parziale riduzione della quantità di rifiuti, in seguito alla rimozione di alcuni ingombranti.

C’era una volta, nemmeno tanto tempo fa, il parcheggio del campo sportivo ‘Michetti’, l’area adiacente allo stadio comunale in località San Gaetano che assieme a San Leonardo, poco più a monte, ospita numerose e pregevoli villette di campagna, nella così detta zona turistico-collinare di Pisticci.Ai tempi in cui il calcio locale, da queste parti, rappresentava ancora una passione di massa, quel parcheggio faceva sovente il pieno nelle caldissime domenica a strisce giallo e blu.

Oggi, senza più quel richiamo di folle, il parcheggio risulta abbandonato e, nonostante sia collocato lungo la strada comunale che collega le ville dell’intera zona, è diventato una discarica abusiva a cielo aperto, non unico ma sicuramente fra i più eclatanti esempi di inciviltà e trascuratezza del territorio. Inciviltà in capo ai soggetti che continuano a conferire di tutto in quell’area commettendo un reato a tutti gli effetti e trascuratezza da parte di chi, con ruoli di responsabilità e dopo mesi di segnalazioni, non riesce a restituire a quei luoghi la dignità che meritano.
La discarica nel parcheggio del Michetti è doppia, la più grande si scorge subito, nei pressi di un cassonetto, rimpinguata di recente con vecchi contenitori di eternit ormai fratturati e pericolosi, sanitari, fusti comuni e tutto quanto pare provenire dallo smantellamento di una vecchia casa, magari nei dintorni.  L’altra, distante di poco, è meno appariscente e risulta composta ugualmente di strutture deperite in eternit, di inerti e rifiuti di varia natura, depositati lì da diversi mesi.
Chi abita la zona si arrangia come può. Maria Teresa D’Onofrio, stimato medico di base della comunità pisticcese, ha dato più volte una sistemata all’area con l’aiuto del marito. In alcuni casi, registrando la presenza di ingombranti, ha provveduto a chiamare il servizio di raccolta per un corretto smaltimento. Ma dopo gli ultimi conferimenti a base di amianto non è più possibile far da sé.

L’area, in bella vista e di pregio, risulta ormai fortemente degradata e lo stato di abbandono riguarda anche la strada che conduce al parcheggio.
“Siamo in questa situazione da diversi mesi, molto prima dell’estate trascorsa da poco”, spiega la dottoressa D’Onofrio. “L’idea – prosegue – è ormai quella della completa assenza di ascolto. Se la zona non viene bonifica e ripulita del tutto, purtroppo, chiunque si sentirà autorizzato a scaricare lì facendo crescere il cumulo dei rifiuti. Da parte nostra abbiamo fatto tante segnalazioni, ma non registriamo interventi in grado di risolvere il problema. Non è mia intenzione sollevare una polemica o richiamare le responsabilità di qualcuno in particolare, sono consapevole che amministrare sia difficile ed il mio unico intento è trovare una soluzione al problema. Ma quella che abbiamo di fronte da diversi mesi è una scelleratezza, alla quale adesso si è aggiunto anche l’amianto. Credo che se ci fosse stata maggiore attenzione, non saremmo arrivati a questo punto. Eppure siamo in presenza di uno stadio, in una zona in vista. Lo sport dovrebbe essere segno di civiltà, ma invece ci troviamo in una campagna oltraggiata”.

La dottoressa D’Onofrio aveva preso parte la scorsa estate al tour dei rifiuti voluto dall’amministrazione comunale, ma adesso sente l’esigenza che quell’iniziativa abbia un seguito e non resti fine a se stessa. Una volta individuate le discariche abusive del territorio, servono politiche di prevenzione per contrastare le violazioni affinché sia più difficile che ne nascano di nuove e, di conseguenza, ridotto il ricorso ad attività di bonifica comunque costose e lente.
La sensibilizzazione è un tassello, ma da sola non basta. Occorre aggiungere un’attività di controllo e repressione che riesca ad incidere sul senso di impunità di cui l’inquinatore di turno si fa forte. Le iniziative spot rischiano di essere inefficaci. Per provare ad ottenere qualche risultato c’è bisogno di elevare a sistema un mix in equilibrio fra attività di tipo culturale ed interventi di sanzione e denuncia. Non è semplice, ma è una direzione obbligata verso la quale incamminarsi con maggiore determinazione.

Roberto D'Alessandro