Sabato, 25 Settembre 2021

A Matera manifestazione “La Sanità Materana non si tocca”. Presente anche il primo cittadino di Pisticci Viviana Verri

Sabato, 29 Maggio 2021

Questa mattina in piazza Vittorio Veneto a Matera il Comitato “La Sanità materana non si tocca”, le associazioni aderenti, i sindaci di Matera e provincia e i rappresentanti delle scuole superiori di Matera hanno promosso na manifestazione pubblica per chiedere alle istituzioni gli investimenti dovuti per rilanciare la Sanità del Materano e per sensibilizzare tutti i cittadini sulla riforma che intende approvare il governo Bardi e contrastare questo fenomeno di inarrestabile degrado che riguarda gli ospedali di Matera e provincia.

Hanno partecipato alla manifestazione i sindaci di Matera (Domenico Bennardi), Pomarico (Francesco Mancini), Stigliano (Francesco Micucci), Irsina (Nicola Morea), Tricarico (Vincenzo Carbone), Grassano (Filippo Luberto), Ferrandina (Gennaro Martocccia), Calciano (Giuseppe Arturo De Filippo), Garaguso (Francesco Antonio Auletta), Pisticci (Viviana Verri), Tursi (Salvatore Cosma) e Miglionico (Franco Comanda), i rappresentanti sindacali Gianni Sciannarella e Marco Bigherati per Fials Matera, Angelo Fraccchiolla per Fials Adms, Giuseppe Cavallo per FSI Matera, Elisabetta Fiore per Snals, Domenico Iannello per Confsal Unsa, Rosa Gentile per ANCO, Giuseppe Romano per CIMO sindacato Medici, Beatrice Di Venere per FESMED CIMO e Tommaso Moramarco per CSE Sanità, i rappresentanti degli Studenti degli Istituti superiori di Matera, Davide Bassi per il Liceo Classico, Alice Di Lena per il Liceo Artistico, Francesco Centonze per l’Istituito Professionale, Daniela Fabrizio per l’Istituito Tecnico Industriale, Alessandro Coretti per il Liceo Scientifico e Claudio Ruggieri per Istituto Tecnico Commerciale e Geometri mentre i rappresentanti delle associazioni aderenti: Francesco Venezia per Aps Adamo Basilicata-Puglia, Leonardo Bia e Biagio Plasmati per AISM Matera, Anna Selvaggi per Aide e Anla, Anna Maria Colangelo per AIPD, Domenico Troia per APD; Francesco Sacco per ADIM, Giuseppe Bertugno per ADMO Basilicata Odv, Francesco Paolo Bianchi per Associazione ISM, Gaetano Giannace per il Comitato difesa ospedali del Metapontino, Anna Maria Cammisa per l’Unitre, Lucianna Stigliani per Genitori H24, Beatrice Cirrottola per Donna Italia, Egidio Tamburrino per Loco Ardito, Franco Vespe per Officina dei beni comuni, Ida Riccardo per ODE Basilicata, Agata Mele per Altraassociazione,Franco Labriola per il Comitato cittadino Ospedale di Policoro non si tocca”, Paolo Emilio Stasi per il Circolo La Scaletta, Francesco Salvatore per Fidas Matera, Paolo Loiodice per gli Amici del Cuore, Alberto Fragasso per il Tribunale Diritti del Medico, Maria Pia Volpe per Anziani Uniti, Gerardo Mauriello per Meritocrazia Italia Basilicata, Lucia Pangaro per Zonta Club Basilicata, Francesca Lacalamita per Zonta Club Matera, Giuseppe Lanzillo per UICI Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti, Mario Murgia per AiEA Vba Medicina Democratica, movimento Fenice Danza, Emanuele D’Adamo per Amici Pro San Giovanni da Matera, il Circolo Culturale - Associazione di Volontariato "Sandro Pertini", Mariangela Di Cuia per Aiuta un giurista, Giovanni Martinelli per l’associazione Oasi del sorriso Clownterapia.

I promotori della manifestazione hanno presentato ai cittadini il Manifesto "Insieme per la Sanità materana”, di cui riportiamo una sintesi.

Il Comitato “La Sanità materana non si tocca” e le associazioni aderenti ritengono che il piano della Regione Basilicata sia chiaramente orientato al depotenziamento della Sanità materana e dei suoi presidi ospedalieri (Madonna delle Grazie di Matera, PSA Policoro, Tricarico, Stigliano e Tinchi)

L’idea dalla Regione Basilicata, presentata a luglio 2020, è quella di creare l'azienda unica ospedaliera regionale e quindi l'accorpamento all’Aor San Carlo di Potenza come già avvenuto per altri presidi, prontamente bloccata attraverso la petizione con la quale sono state raccolte 15mila firme in tutto il Materano da Luglio a Settembre 2020.

Da tempo ormai la Regione Basilicata portando avanti questa subdola operazione, fatta con la massima opacità, sta rischiando di mettere a repentaglio la Sanità del territorio materano e quella dell’intera regione, in considerazione delle passività finanziarie dell’ospedale San Carlo di Potenza. Soprattutto bisogna fare verità rispetto alle questioni programmate e non realizzate (vedi Radioterapia) per le quali sono stati promessi dal governatore Bardi in campagna elettorale 21 milioni di euro.

Numerose le questioni sul tavolo, tante cose promesse e non realizzate: riforma sanitaria annunciata ma mai avviata e mai formalmente discussa e presentata, ristrutturazione Utic Policoro e ampliamento Pronto soccorso di Matera finanziato dai fondi di Matera 2019. C’è inoltre il rischio di perdere il centro di riabilitazione di Tricarico perchè la convenzione con lla Fondazione Don Carlo Gnocchi è stata prorogata per appena altri 6 mesi.

Era stata promessa l’implementazione del personale che poteva arrivare in occasione dell’emergenza Covid e che invece non c’è stata, pensiamo in particolare alle 81 assunzioni di infermieri ed invece la dirigenza ha ingessato l’ospedale di Matera riducendolo ad un luogo di contagio e nulla più, anche perchè gli ospedali da campo donati dal Qatar dovevano essere utilizzati per ospitare i pazienti Covid ed evitare di bloccare l’ospedale Madonna delle Grazie. Inoltre non va sottovalutata la migrazione sanitaria che ci costa 40 milioni di euro l'anno, senza dimenticare la migrazione dei professionisti sanitari che ormai vanno via perchè la nostra Sanità non è attrattiva. Insomma un tirare a campare mai visto prima nonostante gli errori che pure nel passato sono stati commessi.

Per questa ragione invitiamo i cittadini del territorio materano a reagire dinanzi alla scellerata azione di smembramento della Sanità da parte del Governo regionale.

Il Comitato “La Sanità materana non si tocca” presenterà sabato mattina a Matera una serie di proposte per rilanciare la Sanità sul nostro territorio.

La proposta di riforma del sistema sanitario regionale consegnato a settembre 2020 alla Regione Basilicata dai connotati moderni ed innovativi prevede priorità al territorio con investimenti all’ospedale Madonna delle Grazie e con il potenziamento del PsA di Policoro e della rete di ospedali territoriali di Tricarico, Stigliano e Tinchi tra i quali devono essere ricomprese le RSA e case di cura convenzionate per le dimissioni protette. La proposta prevede di creare le “Case delle Salute”, già previste dal DM 70 e mai attivate prima, perché la nostra politica sanitaria regionale è interessata esclusivamente agli articoli del DM 70 che riguardano il declassamento della Sanità materana e non la parte restante della Sanità Lucana che sia in grado di creare una rete di assistenza territoriale importante in modo tale da evitare la gravi crisi nella gestione dell’attuale emergenza.

Inoltre la nostra proposta comprende gli “Accordi di confine” con le Regioni limitrofe (Puglia, Calabria) per superare i paletti previsti dal Dm 70 e il finanziamento del progetto di screening per i lavoratori esposti all'amianto.

Il servizio di sorveglianza sanitaria presso l'ospedale di Matera viene eseguito attraverso la somministrazione di Tac torace ad alta risoluzione, spirometria e DLCO.

Questo progetto fino al 31 dicembre 2019 ha permesso di sorvegliare regolarmente 2.500 lavoratori ex esposti; eseguire circa 12.000 visite mediche e diagnosticare i tumori polmonari in fase precoce che ha permesso la sopravvivenza dei soggetti colpiti.

I motivi del dissesto dell’Asp e della Sanità lucana

Ospedale San Carlo (AOR, Azienda Ospedaliera Regionale)

Il San Carlo, in qualità di Azienda Ospedaliera regionale, percepisce contributi Statali in proporzione rispetto al numero di ricoveri e non rispetto al numero di abitanti del suo bacino di utenza, come avviene invece per l’ASM di Matera e l’ASP di Potenza.

L'AOR fu istituito come DEA di 2° Livello, con soli due reparti di alta specializzazione e prima del Decreto Ministeriale 70. A partire dai primi anni di attività la posizione debitoria del San Carlo si è sempre più aggravata fino a raggiungere gli attuali 150 milioni di euro. La mancanza di ricoveri e di ospedalizzazioni influisce sul trasferimento dei fondi statali necessari alla sopravvivenza finanziaria ed economica.

Il DM 70

Il DM 70 è un Decreto Ministeriale che traccia le linee di adeguamento della Sanità Nazionale e ha precise regole dettate dal bacino di utenza e dal numero di ricoveri. Lo Stato italiano ha dato la possibilità alle Regioni di rinviare la riforma sanitaria per l'adeguamento al DM 70 con proroghe di 2 anni in 2 anni, fino alla stipula del definitivo piano strategico sanitario regionale. Il problema del San Carlo resta e sarà sempre l'adeguamento ai numeri minimi richiesti dal DM 70 per un DEA di 2° Livello, ovvero 70.000 ricoveri all'anno a fronte dei 50.000 attuali, nonostante l'annessione degli ospedali di Melfi, Chiaromonte, Villa d'Agri e Lagonegro ed i 600.000 abitanti del bacino di utenza, che non può mai raggiungere perché la popolazione lucana è scesa a 556.000 abitanti circa. Quindi è un ospedale da ridimensionare e portare alle sue dimensioni originarie di un DEA di 1° Livello, come lo è sempre stato.

Cosa fanno in Regione per salvare il San Carlo

Senza voler fare inutili guerre di campanile siamo convinti che il Governo regionale pur di conservare il DEA di 2° Livello al San Carlo tenti di accorpare l’intero comparto dell’ASM (Azienda Sanitaria del Materano) per raggiungere i 70.000 ricoveri all'anno di cui necessita per mantenere l'attuale livello di DEA.

Ecco perché ci interroghiamo su quanto sta accadendo.

E’ stato nominato un Commissario all’Asm. Perchè il Direttore Generale facente funzione dell’ASM di Matera non viene sostituito da un Direttore generale effettivo che rappresenterebbe una figura più stabile rispetto all'attuale Commissario che si conviene nominare solo in situazioni molto particolari e di estrema necessità? Ci chiediamo quali saranno le intenzioni della Regione Basilicata a fronte di questa nomina ancora provvisoria.

Definanziamento dell’Asm

Risorse economiche sbilanciate, come si deduce dal sottostante prospetto dei bilanci delle Aziende sanitarie regionali riferite a 2 anni fa:

Asm - 343 milioni di euro (26%)

Asp - 635 milioni (48%)

Ospedale San Carlo - 291 milioni di euro (22%)

Crob - 54 milioni di euro (4%)

Totale - 1.323 milioni di euro (100%)

Poiché la provincia di Matera conta il 35% della popolazione regionale complessiva si comprende che per avere un’equa ripartizione delle risorse, manca circa il 9% delle economie destinate alla ASM del Materano, che equivalgono a circa 120 milioni di euro, dirottati invece altrove. Proviamo a moltiplicare questa cifra per gli anni di gestione regionale ed otterremo che almeno 1 miliardo di euro è stato sottratto all’Asm.

I cittadini materani e della provincia di Matera sono stanchi di subire la mancanza di attenzione, investimenti e di risorse finanziarie nel nostro territorio da parte del Governo regionale e di assistere al continuo degrado della Sanità materana. Perché non si adotta la stessa politica di attenzione posta in favore di un Ospedale Regionale, il San Carlo, che è sulla strada del fallimento?

Evitano il crack finanziario del San Carlo con fondi destinati all’Asm e al Crob.

E’ stato trasferito il dirigente dell'ASP di Potenza alla Direzione Generale dell'AOR. Dopo questa manovra la Regione Basilicata ha trasferito 5 milioni di euro dall’ASM di Matera ed 1 milione di risparmi sui farmaci del virtuoso ospedale Madonna delle Grazie di Matera e altri 4,8 milioni di euro dal CROB di Rionero nelle casse dell’ospedale San Carlo di Potenza per coprire l'imminente buco di bilancio che avrebbe portato all'immediato pignoramento dei beni dello stesso AOR e quindi al blocco totale delle attività ospedaliere. Ma a breve questo problema si ripresenterà a causa di altri creditori, che sono circa 200 aziende all'anno.

Hub & Spoke

Negli anni con le Legge 2/2017 si è già avviato un processo di accorpamento della rete ospedaliera con l’AOR San Carlo attraverso il principio dell’HUB and Spoke, con il quale si sono create delle Unità operative complesse su base regionale nato per abbattere i paletti imposti dal DM70 ma che in realtà è servito per tagliare diversi primariati con la conseguente fuga di molti dirigenti medici. In breve l’Hub è la sede principale delle Unità operative complesse e molte di queste sono al San Carlo di Potenza mentre gli Spoke sono le sedi periferiche di Unità operative semplici in cui sono assegnati solo dirigenti medici con incarico di facente funzione. Ecco alcuni esempi:

Malattie Infettive, Urologia. Ematologia, Medicina nucleare, Reumatologia, Geriatria, Oculistica, Emodinamica.

La Facoltà di Medicina come occasione funzionale solo al San Carlo

Sembra siano stati stanziati 18 milioni dalla Regione Basilicata e 5 milioni di euro dal Ministero della Salute per i primi 3 anni, ma nessuno sa quanto ci costerà dal quarto al sesto anno quando la facoltà di Medicina sarà a regime; alcuni esponenti della stessa maggioranza ipotizzano una spesa di 360 milioni di euro con la presenza di appena 60 studenti per anno.

Dove verranno reperite le risorse necessarie?

La Facoltà di Medicina sarà un altro immenso carrozzone politico che graverà a dismisura sull’esistente buco del bilancio regionale che si sommerà a quello già esistente di circa milioni di euro al mese del San Carlo? Se il Governor conta di dirottare su questo progetto tutte le future risorse del Recovery Plan destinate alla nuova medicina del territorio basate sulle Case della Salute o di perseverare nello spreco di risorse economiche orientate al salvataggio del San Carlo che ha già prodotto una quantità enorme di debiti, troverà sulla sua strada la restante parte del popolo lucano ad osteggiarlo per evitare che tutta la Sanità possa cadere nei debiti e nello stesso baratro in cui si trova il San Carlo oggi.

Aggiungiamo che le facoltà dovrebbero essere insediate nei territori in via di sviluppo per attrarre nuovi iscritti. Ogni studente sceglie la città dove studiare in base soprattutto alle prospettive lavorative offerte. Ecco perché riteniamo che sviluppare un Policlinico Regionale ed attrattivo per tutti gli studenti sarebbe stata una modello adeguato per tutta la Basilicata.

La carenza di infrastrutture penalizza la Sanità nel Materano

In merito al Decreto Legge Sblocca Cantieri sono state più volte evidenziati le disparità nella distribuzione delle opere stradali da realizzare in Basilicata in cui emerge un rapporto del 3% a Matera rispetto alle cantierizzazioni richieste nel Potentino. In particolare per il Recovery Fund sono previsti precisi criteri di Coesione Sociale, Economica e Territoriale che vanno visti in considerazione delle Resilienza dell’area interessata, che non sono stati mai presi in considerazione.

A tale proposito, l’asse Murgia-Pollino rappresenta una trasversale di cardinale importanza per le vie di comunicazione europee, nazionale e regionali, in quanto collega tutte le fondo valli delle principali strade longitudinali della Basilicata, la Bradanica, Basentana, Val d’Agri e la Sinnica, collegando l’Autostrada A14 all’altezza di Gioia del Colle con l’Autostrda A2 Salerno-Reggio Calabria all’altezza di Lauria Sud.

L’Asse Murgia-Pollino è un asse stradale che attende da decenni, in qualità di strada più trafficata della Basilicata con 15 mila passaggi giornalieri, che viene continuamente osteggiato con gravissimo errore speculativo da parte delle autorità competenti in materia, anche a livello Nazionale da politici compiacenti ad un o l'altro territorio.

La Murgia-Pollino è una asse di fondamentale importanza per tutta la Basilicata che collegherebbe i comuni della Val Basento all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera e la parte meridionale dell’area del Pollino algli ospedale di Policoro e di Tinchi che potrebbero fare un grande passo in avanti per le ospedalizzazioni, invece si preferisce cantierizzare solo le strade che portano al San Carlo per salvarlo dall’annunciato declassamento a DEA di 1° Livello, nonostante le distanze siano proibitive per quasi tutto il territorio lucano invece di distribuire i pazienti secondo la logica del presidio più vicino e comodo da raggiungere.

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