Lunedì, 26 Settembre 2022

Ancora mafia in Basilicata e ancora arresti

Venerdì, 01 Luglio 2022

Sono scattate all’alba di oggi 16 misure di custodia cautelare (11 arresti in carcere, tre ai domiciliari e due obblighi di presentazione alla Pg) nei confronti di altrettante persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, possesso e detenzione illegale di arma da fuoco, tentata rapina e calunnia.

L’indagine, coordinata della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lucano e svolta dalla Squadra Mobile di Potenza e dalla Compagnia Carabinieri di Melfi, ha rimesso a sistema una serie di elementi già in parte emersi nel corso di precedenti operazioni, da cui sono sfociati processi attualmente pendenti per molteplici reati, tra cui usura, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falso, induzione indebita a dare o promettere utilità, interposizione fittizia, e successivamente sviluppati con una serie di nuovi approfondimenti che hanno permesso di acquisire gravi indizi in ordine all’esistenza e alla perdurante operatività, almeno dal mese di marzo 2013, a Melfi e su tutto il territorio Vulture-Melfese della consorteria mafiosa capeggiata dalle famiglie Di Muro e Delli Gatti , per altro già in passato giudizialmente riconosciuta con sentenze irrevocabili

Le ampie ed articolate attività investigative svolte- spiega la Dda potentina in un comunicato del procuratore capo, Francesco Curcio- hanno fatto luce su una costante e sistematica attività delittuosa che di fatto è stato possibile ricondurre nell’alveo unitario del vasto programma criminoso perseguito dal sodalizio, il cui ricompattamento, a seguito delle precedenti sentenze di condanna per associazione mafiosa, è stato storicamente individuato a livello di gravità indiziaria nell’evasione dal carcere di Porto Azzurro di Nicola Cassano, indiziato di essere affiliato al clan, e poi rintracciato e tratto in arresto a novembre dell’anno seguente, quando venne sorpreso a cena in un ristorante in provincia di Forlì Cesena, in compagnia, tra gli altri, di Vincenzo Di Muro, a sua volta ritenuto — sulla base di elementi indiziari ritenuti gravi dal Gip – esponente apicale del medesimo clan.

La meticolosa ricostruzione investigativa di una serie vastissima di eventi delittuosi susseguitisi negli anni a Melfi e nella zona del Vulture-Melfese ha consentito — fermo restando il necessario vaglio dibattimentale — di far emergere il costante coinvolgimento degli esponenti delle due famiglie melfitane dei Di Muro e dei Delli Gatti, e di soggetti a loro vicini, il cui operato è stato ritenuto dal Giudice, funzionale a garantire al sodalizio un progressivo consolidamento della propria egemonia sul territorio, perseguito sia attraverso la compenetrazione nel tessuto economico imprenditoriale, mediante l’affidamento difetto e indiretto di appalti e di porzioni fondiarie per attività agricole, agevolate anche da figure istituzionali ed imprenditoriali compiacenti, sia con le più tradizionali metodologie violente ed intimidatorie, trascese in vere e proprie condotte estorsive perpetrate in danno di commercianti e operatori economici del settore agricolo.

Il preminente rilievo che l’intimidazione ha rivestito per il sodalizio è agevolmente rintracciabile nel fatto che dodici delle fattispecie delittuose oggetto del provvedimento cautelare eseguito oggi riguardano condotte estorsive, alcune delle quali verificatesi durante l’edizione del 2019 della Sagra della Varola di Melfi in danno di espositori e standisti a cui soggetti vicini al clan, con minacce esplicite o larvate, rivolgevano richieste di contributi economici per i sodali detenuti, in cambio di protezione, facendo anche espresso riferimento, in una circostanza, alla loro condizione di mafiosi.

Dalle indagini emergono condotte estorsive perpetrate in danno di imprenditori del posto e, in un caso, anche del direttore commerciale e del direttore vendite dell’ipermercato Interspar di Melfi, tutte finalizzate a garantire rimesse in denaro e assistenza, anche alimentare, ai sodali.

Quale dimostrazione indiziaria delle alleanze criminali in atto con il clan potentino Stefanutti- Martorano, pure interessato a novembre scorso dall’adozione di trentotto misure cautelari, assume particolare rilievo una condotta estorsiva che si assume perpetrata da Vincenzo e Umberto Di Muro in danno di Nicola D’Adamo per non essere riuscito nel tentativo di dissuadere la vedova di Donato Abbruzzese dalla costituzione di parte civile nel processo per omicidio a carico di  Dorino Rocco Stefanutti.

Le indagini hanno poi consentito di acquisire gravi indizi — dimostrativi della forza ed il potere di intimidazione del sodalizio — in ordine alla costante disponibilità di armi, rispetto a cui le indagini hanno fatto emergere l’esistenza di un canale privilegiato di approvvigionamento a San Marino, mentre le intercettazioni hanno fatto luce sulla funzionalità delle stesse a fronteggiare eventuali ulteriori conflitti con l’avverso clan dei Cassotta, sfociati nel corso degli anni, dal ’90 ad 2008, in una sanguinosa faida con oltre dieci morti e, più di recente, ad ottobre 2010, nel tentato omicidio in danno di Angelo Di Muro, anch’egli attinto da custodia cautelare in carcere, per cui lo scorso 1 giugno sono stati condannati in primo grado dal Tribunale di Potenza, Gioacchino Sergio Cassotta e Donato Caggiano.

La custodia cautelare in carcere è stata disposta nei confronti di Angelo Di Muro, Vincenzo Di Muro, Umberto Di Muro, Andrea Di Muro, Lorenzo Delli Gatti, Antonino Delli Gatti, Marino Sciaraffa, Antonio Ferrieri, Donato Antonio Fuschetto, Francesco Fischietti, Francesco Carnicella. Ai domiciliari sono finiti Michele Delli Gatti, Donato Prota e Antonio Di Vienna. Obbligo di presentazione alla PG nei confronti di Giuseppe Alessio Savino e Andrea Mazzucca

“Nel volgere di due anni, – spiega ancora la Procura- la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, grazie all’encomiabile apporto delle forze di polizia, ha dato corso all’esecuzione di uno svariato numero di ordinanze cautelari (86 in totale) per associazione mafiosa relative a sodalizi attivi sul territorio della provincia di Potenza, a cui vanno aggiunti i recenti arresti — del 10 giunto u.s. – a seguito dell’esplosione di una bomba carta dinnanzi a un bar del capoluogo lucano, avvenuta due mesi prima, ed in precedenza l’arresto in flagranza per estorsione, ad ottobre 2020, di  Alessandro Cassotta, esponente del clan Cassotta, per il quale lo stesso è stato già condannato in primo grado dal Tribunale di Potenza alla pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione. Si tratta, con tutta evidenza, di un segno tangibile dell’elevato grado di allarme che, non diversamente dalla provincia di Matera, pervade anche la provincia di Potenza, ma al contempo dell’incessante impegno profuso dall’Autorità nel contrasto alla criminalità organizzata in maniera trasversale, su tutto il territorio lucano.

Tale impegno, proprio nel mese in scorso, ha avuto importanti riconoscimenti giudiziari, in quanto oltre alla sentenza dell’1 giungo in precedenza citata, appena due giorni fa il Tribunale di Matera ha riconosciuto l’esistenza del clan Schettino, attivo sulla costa jonica del materano, condannando per associazione mafiosa, e per altri reati loro, gli imputati”.

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