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La nostra storia, questa volta, ritorna su un volume, scritto un pò di tempo fa, ma sempre attuale, che non sappiamo in quanti lo abbiano letto: “L’antagonismo Pisticci – Marconia” che dette l’occasione al prof Antonio Lapadula (scomparso da alcuni anni) di analizzare - attraverso circa 300 pagine in bella veste tipografica - gli ultimi 50-60 anni della storia del nostro comune.
E’ certo però che quel lavoro ha contribuito a diventare punto di riferimento per persone di buona volontà, con evidenti risultati sul superamento (ancora non del tutto però), del dualismo esasperato di qualche lustro fa.
L'autore, aveva voluto sottolineare il ruolo che in tale periodo ha svolto la rivalità tra i due centri. A dettare i tempi della "sfida" il dibattito ruotato intorno a vicende che hanno accompagnato il distacco di Marconia dalla "madre patria". In sostanza, i 15 chilometri che separano i due centri, proprio a causa del dualismo che aveva montato la polemica, erano diventati una specie di distanza tra terra e luna.
"Il campanilismo sciocco ed idiota che ha alimentato diatribe paesane e le sterili contrapposizioni con il corollario del cascame lessicale che forse ancora resiste – scriveva Lapadula - porta solo divisioni, mormorio, pettegolo e vuoto senza prospettive". Non a caso citava la lettera, che una attenta e sensibile ragazza (Francesca Leone) scriveva sull’argomento al foglio locale di allora "Pisticonia": "L'Europa è vicina, Pisticci e Marconia lontane. Solo per orgoglio? A Pisticci e a Marconia ci vive la stessa gente e perchè chi era pisticcese prima, è marconese ora. Non ci può essere rivalità, sarebbe da stupidi. Marconesi e pisticcesi sotto sotto, si vogliono bene, fanno parte delle stesse famiglie, ma orgogliosamente vorrebbero non dirlo. Io - aggiungeva Francesca - di fede marconese proclamo l'amicizia tra le due comunità".
Lezione di etica e di stile, dettate da cuore e sentimento di ragazza che amava il suo territorio e che era di monito a quanti non ancora rassegnati a questa realtà, potevano fomentare inutili e dannose rivalità. Occorre però riconoscere che proprio l’opera di Lapadula è servita a qualcosa e che comunque la situazione è parecchio cambiata. Ciò, grazie anche alle Amministrazioni di Pasquale Bellitti, Michele Leone, Vito Di Trani, Viviana Verri e l'attuale Domenico Albano, che tra gli obiettivi principi hanno posto il problema del superamento dell’antagonismo, con buoni risultati, come anche altri ottenuti con scambio di presenze a manifestazioni religiose e culturali.
Con gli anni, le cose sono parecchio cambiate, e il volume di Lapadula- che ogni famiglia dovrebbe avere in casa - fatto di attente e meticolose ricerche, traccia in modo chiaro un periodo storico con particolare riferimento alle frane che segnarono vita, storia e geografia della comunità. Fu Rocco Grieco a volere per primo il PRG, con i primi insediamenti grazie ai lotti assegnati. A Nicola Cataldo all'epoca valido parlamentare, l'arduo compito, dopo la frana del 76, di far rivivere la zona disastrata del rione Croci, (grazie anche al contributo dell'ing. Michele Leone, allora dirigente tecnico regionale), e gestire i trasferimenti collettivi con la realizzazione di quartieri cittadini. Agli altri sindaci il compito della valorizzazione del territorio.
Non possiamo che essere grati all’ impegno del compianto prof. Lapadula per il prezioso lavoro con cui, tra l’altro, ha voluto dimostrare che le divisioni tra comunità dello stesso territorio, sono deleterie e mai giovano a nessuno.
Michele Selvaggi