Mercoledì, 17 Dicembre 2025

Estate di qualche decennio fa, a Pisticci, da poco erano terminate le festività in onore del nostro protettore San Rocco. Era un primo pomeriggio e stavamo attraversando l’ultimo tratto di Corso Margherita nella parte che sporge sui rioni Tredici -Dirupo, a poca distanza da Piazza Plebiscito. Due persone addossate al muretto (allora non c’era la ringhiera), un uomo e una donna che ci fermano e gentilmente chiedono notizie su quell’ originale agglomerato di case e casette banche che spaziava sottostante, a poca distanza.

Capimmo che si trattava di due turisti in visita alla nostra città e subito ci mettemmo a loro disposizione, scoprendo presto, con nostra grande meraviglia, di avere di fronte un grande personaggio del panorama cinematografico italiano e mondiale, nientemeno che il regista, scrittore, sceneggiatore e produttore Enrico Vanzina - fratello di Carlo, altro famoso regista - accompagnato dalla moglie, per la prima volta in visita nella nostra regione.

Il piacere della conoscenza e naturalmente, da parte nostra, renderci utili fornendo notizie richieste sull’antico e suggestivo rione Dirupo, accompagnate dalla storia con il ricordo della tragica, notte di Santa Apollonia del 9 febbraio del 1688, con l’improvviso e disastroso movimento franoso che causò oltre 400 vittime. Racconto il nostro, interessante per il regista Vanzina, con riferimenti anche al sovrastante antico  rione Terravecchia, luogo da cui era partita la  frana, soffermandoci anche sulla presenza, nello stesso rione, di antichissime, storiche  strutture, dal Castello Normanno dei Conti Acerra, ad  altri edifici storici   della zona come il Palazzo De Franchi, il Palazzo Salomone e Palazzo Rogges, la Torre di Bruni e la chiesa Madre, miracolosamente risparmiata da quella disastrosa  frana del 1688. Un cenno anche per la vicina chiesa di San Rocco, a quell’ora chiusa, ricordando la sua progettazione da parte del famoso Architetto pisticcese, di levatura mondiale, Ernesto Lapadula, lo stesso che ai tempi dell’era fascista, anni 30, aveva progettato e diretto i lavori del Colosseo Quadrato di Roma, non senza ricordare le visite a Pisticci di Carlo Levi negli anni 50 e alcune riprese cinematografiche sul nostro territorio di “Cristo si è fermato a Eboli” e “Rocco e i suoi Fratelli”.

Per il regista, tutte notizie utili le nostre, che avevano reso più interessante il suo viaggio in Basilicata.   L’occasione poi, per far conoscere alla coppia il centro della città, salendo lungo il Corso Margherita, (la foto ci ritrae di fronte alla gioielleria Siervo) per la verità a quell’ora poco affollato, con la sosta obbligata nell’ex Bar Vena di Piazza Umberto I°, per il piacere di gustare il nostro Amaro Lucano e gentilmente donare agli illustri ospiti, una confezione da portare via. Per Vanzina, una novità apprendere per la prima volta l’origine pisticcese di quel famoso liquore conosciuto in tutto il mondo e il suo punto di produzione nello stabilimento di Pisticci Scalo. Pochi minuti in Piazza Umberto I°, una breve fermata davanti al Monumento dei Caduti, poi la fine dell’incontro con il commiato e l’impegno dell’illustre ospite, di ritornare nella nostra città.

Sono trascorsi diversi anni da quel  giorno, con i ricordi, naturalmente, un po' affievoliti, (per cui chiedo scusa per qualche inesattezza) sperando comunque di aver fatto cosa gradita con questo articolo - per chi, soprattutto si interessa ed è appassionato di cinema e, magari quasi ogni sera gli capita di vedere il regista Enrico Vanzina  in TV,  nella rubrica “Ti Racconto, quando presenta mai dimenticate e divertenti pellicole d’epoca, che hanno fatto la grande storia cinematografica italiana degli ultimi 50 - 60  anni.

Michele Selvaggi

Nella foto Michele Selvaggi con la coppia Vanzina nel Corso Margherita di frante alla gioielleria Siervo

La nostra storia ritorna al primo dopo guerra, quando si viveva di stenti, con disoccupazione altissima e miseria. Tempi duri, che risentivano ancora di quella che era stata la grande tragedia del conflitto mondiale, con le gravi conseguenza che poi ne derivarono.

Chi entra nella nostra città dal versante ovest - Cammarelle - Loreto - ex Mattatoio - passando davanti allo spazioso parcheggio di piazzetta Giulio Cesare, nota subito la presenza di una edicola votiva in legno, incavata in un vecchio albero, dove da qualche decennio ha trovato il posto una bella statuina, abitualmente chiamata come la “Madonnina della Piazzetta”.

Un importante punto di riferimento per chi entra o esce da quel versante della nostra città. Un manufatto votivo che, come ci ha raccontato l’architetto Vittorio Vitelli, abitante in quei paraggi con la sua famiglia, ha tutta una storia che ci piace raccontare.

“Una edicola - spiega il professionista - fortemente voluta dalla signora Mimma Romano, professoressa del posto, purtroppo mancata qualche tempo fa. Era difficile trovare un posticino nello spiazzo - racconta ancora l’architetto -  ma quasi a ridosso della curva retrostante, fu notato un rigoglioso albero, adatto proprio alla circostanza. Ma un signore un pò incosciente, ma anche sprovveduto, versò nel terreno che circondava quella pianta, dell’olio bruciato del motore del suo automezzo.  Nel giro di una settimana, l’albero purtroppo seccò. Ecco allora l’idea !!!! -spiega ancora Vitelli. Da un albero morto, nasce una edicola a tronco d’albero. Cosa, che alla signora Mimma, piacque subito e così prese corpo la nascita di una edicola votiva dedicata a quella “bianca Madonnina”.  Un qualcosa che ci invita a pensare e riflettere, atteso che mai conosciamo i fini e le strade del Signore.

Dietro una cattiva azione, o dietro un qualcosa di inaspettato, può esserci anche un fine nobile. In questo particolare contesto, quella statuetta di Madonnina, ha trovato il suo habitat, amata e venerata dai fedeli.  Proprio una bella e toccante storia, quella che ci ha raccontato l’architetto Vittorio Vitelli, che comunque ci insegna, altresì, come “le vie del Signore, sono sempre infinite!!!!!!”.

Si coglie la occasione, per sottolineare che nella Piazzetta Giulio Cesare, alla estrema periferia nord dell’abitato, mai nessun rito religioso è stato celebrato in onore della piccola effige della Vergine che guarda e protegge l’abitato.

Ora che siamo venuti a conoscenza della sua bella e singolare storia, sarebbe proprio il caso di dare più spazio ed onore, a quello che potrebbe essere definito in piccolo, sacro simbolo di “benvenuto” o “arrivederci”, ai cittadini che, da quel versante arrivano o lasciano la città.

Tutto ciò, anche in ricordo, naturalmente, del pensiero della cara signora Mimma, che quella edicola votiva, l’aveva fortemente desiderata, voluta e …ottenuta. E’ il nostro auspicio, sicuri che la Madonnina di piazzale Giulio Cesare, gradirebbe e ne sarebbe oltremodo felice!!!

Michele Selvaggi

La nostra storia. Sono trascorsi esattamente 82 anni da quello storico 8 settembre 1943, che praticamente per la nostra nazione, cambiò le sorti del terribile conflitto mondiale in atto. Sperando di fare cosa gradita per chi ama la storia, attraverso questo articolo, vogliamo ricordare come fu vissuto a Pisticci quella particolare giornata e le successive, da quella data, che tanti non ricordano o perché non ancora nati o che l’hanno dimenticata nel tempo.

Due “problemi” in piazza Umberto I°, il salotto della nostra città. Di che si tratta? E’ presto detto.

L’orologio sul palazzo comunale, fermo e non più riavviato ormai da circa un mese ed inoltre, tre dei sei alberi di contorno allo spazio pubblico, che perdono vitalità ogni giorno di più.

Ma andiamo per ordine.

Un orologio, quello di piazza Umberto I°, che da sempre fa parlare di sé. Nel bene e nel male. Era infatti il settembre del 1943 e gli alleati che risalivano la penisola, fermandosi a Pisticci, non trovarono di meglio che scaricare tutta la tensione del momento, con un lungo tiro al bersaglio sul quadrante del marcatempo. Un fuggi, fuggi generale tra paura e incredulità. I segni della bravata mostrarono un orologio ridotto a colabrodo, mantenuto così per qualche tempo a testimoniare quell’atto sconsiderato e scellerato per chi lo aveva commesso. Più tardi, dopo la sopraelevazione del terzo piano, ci pensò il sindaco Domenico Giannace a cambiarne il quadrante facendo istallare un altro orologio, arricchito di una sirena che 3 volte al giorno, segnalava lo scoccare delle ore 8, 14 e 20. Esperienza che molti apprezzarono, ma che non ebbe lunga vita, forse per via della presenza di timpani poco avvezzi all’abitudine. Col  passare del tempo, la piazza forse più bella del metapontino, che nel corso degli anni ha ospitato fior di personalità, da Francesco S. Nitti a Giorgio Napolitano, Giorgio Almirante, Emilio Colombo, Giuseppe Meazza, Gianni Rivera, il Presidente del Canada e tanti altri artisti e cantanti  - ha mutato aspetto con le nuove facciate rifatte del Comune, Chiesa di Sant’Antonio e Palazzo Jula, sicché, per l'occasione, si pensò di progettare ed istallare un nuovo, modernissimo orologio, ammirato per il piacevole stile architettonico e la puntualità nel segnalare le ore. Purtroppo l'elegante manufatto, da circa un mese, è inspiegabilmente fermo alle 15 e 20, con gran disappunto per la cittadinanza, soprattutto anziani, che reclamano il ritorno alla efficienza.

Problema che il sindaco Domenico Albano, dopo la nostra segnalazione, sicuramente affronterà e risolverà, in tempi brevi. Orologio...alla mano. Naturalmente!

La seconda criticità della stessa piazza, riguarda tre dei sei alberi piantumati su un lato, quelli che fronteggiano il Palazzo Jula, che, a vista d’occhio, si nota che risentono più degli altri della situazione atmosferica di questa estate e soprattutto della mancanza di acqua per le proprie radici. La cosa - come ci ha fatto notare un nostro cittadino, il dr. Pietro Ponchia, già Ufficiale Sanitario di Craco Peschiera, sempre attento ai problemi della città e che per l’occasione si è fatto portavoce dell’inconveniente - colpisce la vitalità e vivacità degli alberi interessati, e la cosa è chiaramente visibile a confronto con il resto delle piante di Piazza Umberto. Un fatto serio, ed anche abbastanza delicato che, per il perdurare del gran caldo e della mancanza di pioggia, potrebbe avere gravi conseguenza per quelle piante.

E’ compito quindi, dell’Amministrazione Comunale di intervenire con una certa urgenza, attraverso mezzi necessari e appropriati, per cercare di risolvere il problema, prima che sia troppo tardi.

Michele Selvaggi

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