Domenica, 01 Agosto 2021

Taranto, una città che da sempre ci appartiene e che, non a caso, consideriamo la nostra seconda città, dopo il capoluogo Matera. Sempre apprezzata, amata dai pisticcesi, frequentata e sede di studi di tanti nostri studenti, parecchi dei quali si sono diplomati professionalmente come i geom. Michele Motta, Francesco Viggiani, Luigi Laviola, Mario D’Angella o altri che hanno frequentato lo storico liceo Archita.

Secondo i dati della SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) ogni anno sono circa 150.000 le persone che subiscono un infortunio del legamento crociato. Spesso si tratta di atleti, i quali puntano ad un recupero ottimale per un ritorno alle performance pre infortunio.

Che notte, quella notte! La nostra storia  questa volta, facendo riferimento a racconti e notizie d’epoca, ci riporta ad un grave episodio bellico, esattamente di 80 anni fa, che non ci toccò in modo diretto, ma solo come spettatori lontani.
Era appunto, la  notte tra l’11 e il 12 novembre 1940, che la storia ricorda come “La notte di Taranto”!  Si era in pieno conflitto bellico e la squadra  navale italiana, ormeggiata nel Mar Grande del porto di Taranto, fu attaccata in modo improvviso da aerosiluranti e bombardieri della RAF britannica decollati da una portaerei nel mar Ionio. Raid notturno con un grave bilancio, che provocò diversi morti e feriti tra i marinai italiani e il grave danneggiamento degli incrociatori  “Conte”, “Duilio”, “Littorio” e “Cavour”, della nostra flotta.
Ma non è di questo che vogliamo parlare, ma di come la cosa quella particolare notte fu vissuta dalla popolazione di Pisticci che si accorse in lontananza dell’operazione, dai primi bagliori causati dalla incursione nella tarda serata dell’11 novembre e proseguita nella notte successiva. “ Stanno bombardando Taranto”! “Stanno bombardando Taranto!” Questo il grido  di allarme  che in poco tempo fece il giro della nostra città, con la gente che subito si riversò vicino piazza Umberto I°,  davanti allo Asilo Bianca Fiora di via Roma e nelle altre vie Regina Elena, Vittorio Emmanuele, per verificare e seguire da lontano quei bombardamenti  del porto tarantino.
Allora,  di fronte all’Asilo non c’erano i palazzi di adesso, ma solo case basse che comunque consentivano di spaziare lo sguardo verso il mare, il golfo di Taranto e la stessa città ionica. Per lo stesso motivo, altra gente si era riversata nella parte estrema del rione Piro dove la visuale era uguale a quella descritta e dove l’incursione sulla città ionica era ben visibile.
Il raid, a più riprese, durò  oltre un paio di ore e degli spettatori, nessuno si mosse  da quelle postazioni fino a quando i bagliori notturni cessarono definitivamente.
Una notte di tregenda e il giorno dopo qui, non si parlava di altro, attendendo notizie precise sul bilancio della nottata, dai bollettini di guerra o magari da qualche pisticcese residente in quel centro ionico. Taranto dopo quella notte, subì altre volte bombardamenti nel cuore della città, e tutte le volte la nostra popolazione ne fu spettatrice lontana.
Per fortuna Pisticci, secondo i ricordi storici di chi ha vissuto quell’epoca, durante tutto il conflitto, fu risparmiata da bombardamenti vari, (nella nostra regione, fu colpita  in modo grave nel 1943,  solo la città di Potenza) registrando comunque  una incursione aerea notturna a vagoni fermi nella stazione di Pisticci Scalo, oltre al lancio di spezzoni incendiari da parte di aerei americani o britannici, che bruciarono la campagna ovest dell’agro (tra Pisticci, Craco e Ferrandina) e che praticamente misero fuori uso i raccolti di grano di quelle vaste zone.
Era l’inizio di luglio del 1943.

Michele Selvaggi

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