Martedì, 19 Maggio 2026

Preservazione della fertilità: anche la Toscana stanzia risorse, mentre in Basilicata ci si nasconde dietro numeri inesistenti

Venerdì, 10 Aprile 2026

Salgono a 7 le regioni italiane che hanno approvato o stanno discutendo proposte di legge sulla libertà riproduttiva: dopo Puglia, Lazio, Sicilia, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, anche in Toscana è stata presentata una proposta di legge sul cosiddetto “social freezing”, ovvero il congelamento degli ovociti a scopo di preservazione della fertilità e di tutela della libertà di scelta riproduttiva.

Un tema evidentemente sentito in modo trasversale: delle regioni citate, ben quattro sono a guida centrodestra e tre a guida centrosinistra, sia nel Nord sia nel Sud Italia. Segno che sta evolvendo e maturando la consapevolezza che, per attuare politiche efficaci sulle pari opportunità e la sostanziale possibilità di autodeterminazione delle donne, è necessario mettere in campo strumenti adeguati.

Non bastano più le campagne di sensibilizzazione. Le statistiche, ogni anno sempre più impietose, ci dicono che carico familiare e lavoro sono due poli della vita di una donna spesso inconciliabili. Il tasso di occupazione delle madri, nel Mezzogiorno, supera di poco il 40%, con un’alta incidenza del lavoro part-time come unica opzione possibile in assenza di reti di sostegno alla genitorialità realmente efficaci. Il resto delle donne rinuncia al lavoro oppure alla maternità, o vi arriva dopo un percorso di studi e dopo aver raggiunto, con fatica, una stabilità economica che spesso arriva oltre i 35 anni, età in cui la fertilità inizia a calare sensibilmente e realizzare il desiderio di una famiglia diventa più difficile.

Sulla base di queste considerazioni e del lavoro già avviato in altre regioni, ormai un anno fa abbiamo presentato una proposta di legge sul social freezing, con l’obiettivo di offrire un sostegno alle donne attraverso un contributo economico di 3.000 euro, parametrato sull’ISEE, per accedere a una tecnica già praticabile in Italia ma con costi molto elevati. Una misura pensata per non costringere le donne a scegliere tra realizzazione personale e familiare, ma per consentire loro di pianificare il proprio futuro.

All’approdo in Commissione, nonostante i pareri favorevoli espressi dalla Commissione pari opportunità, dalle Consigliere di parità e dalle parti sociali coinvolte, è stato subito evidente che nel centrodestra lucano, a dispetto di quanto avvenuto in altre regioni amministrate dalla stessa area politica, sia mancato il coraggio di andare avanti su questo tema. Ci si nasconde dietro i freddi numeri: si sostiene che manchino le risorse in sanità per le prestazioni extra-LEA e che lo stanziamento proposto (150.000 euro su una popolazione di 530.000 abitanti, a fronte dei 300.000 euro previsti in Puglia e Toscana, che contano oltre 3 milioni di abitanti) sarebbe insufficiente, rischiando di frustrare le aspettative di una platea di beneficiarie ancora non quantificabile.

Come è diventata responsabile questa maggioranza! E pensare che, in assestamento di bilancio, non si sono fatti scrupolo nel destinare oltre 3 milioni di euro a provvedimenti al limite della legittimità, per rifare strade o elargire contributi ad enti e territori scelti con criteri ancora poco chiari (o forse fin troppo chiari), senza adottare la stessa prudenza quando si trattava di approvare i vitalizi, pardon, indennità differite.

Davvero il consiglio regionale tutto intende accontentarsi dell’approvazione di un provvedimento della Giunta regionale che promuove una campagna di screening sulla riserva ovarica? Accogliamo più che positivamente questo primo passo – su cui, peraltro, esiste un ordine del giorno condiviso in Consiglio proprio in occasione della discussione sul social freezing – ma la domanda resta un’altra: quale opportunità concreta offriamo alle donne che, dallo screening, dovessero apprendere che la propria fertilità è a rischio e non possano pensare subito a una gravidanza o sostenere i costi del congelamento degli ovociti?

E, soprattutto, quando smetteremo di occuparci della fertilità soltanto in chiave patologica e inizieremo a riconoscere che anche donne e uomini in piena salute riproduttiva hanno diritto a strumenti per tutelare la propria libertà di scelta riproduttiva?

La Basilicata poteva essere pioniera, oggi rischia di essere, come sempre, fanalino di coda. Noi non ci stiamo.

Così Viviana Verri, Alessia Araneo (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)

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