
Editore Associazione Culturale Mp3. P.IVA 01187270770
Registrato presso il Tribunale di Matera n. 4/2009
Direttore Responsabile Roberto D'Alessandro. Webmaster Vittorio Ricchiuto
+(39) 328 447 4326
redazione@pisticci.com
Riceviamo e pubblichiamo nota a firma Tavolo Verde Puglia e Basilicata
Ai tempi della Democrazia cristiana e dell'On. Colombo e dei vari governi Regionali imperniati sull'asse D.C. - Partito socialista, sino a tutti gli anni '80 e successivamente a guida centro-sinistra, interrotta dal centro-destra di Berlusconi, si è consolidata l'idea che la Basilicata rappresentasse un "Modello" di sviluppo economico e sociale da seguire nell'ambito del Mezzogiorno.
L'industrializzazione della Val Basento, la Sata di Melfi, la realizzazione di grandi opere infrastrutturali come le dighe, l'attività estrattiva nell'area di Viggiano e l'estensione della rete irrigua su circa 70.000 ettari, si pensava fosse il presupposto indispensabile del riscatto economico e sociale e per scrollarsi di dosso l'annosa Questione Meridionale.
Gli indicatori socio-economici della serie storica degli ultimi 25 anni ci consegnano un quadro impressionante: l'indice demografico è in contrazione, in termini assoluti si passa da una popolazione di circa 600.000 unità a circa 490.000; causata prevalentemente dal calo delle nascite e dall'emigrazione dei giovani.
Il PIL totale del 2024-25 ammonta a circa 14 miliardi. Il reddito medio pro capite viene stimato in circa 17.000 euro a fronte dei 26.000 euro della media Nazionale. Mentre il reddito medio della provincia di Matera è di gran lunga inferiore sia a quello medio regionale che a quello di Potenza. Nell'ambito del Metapontino, il Comune di Pisticci fa registrare uno dei più bassi.
Sono sufficienti questi pochi dati a dimostrare come il tanto decantato "Modello lucano" sia un modello fallimentare economico e sociale e ancor di più sul piano della qualità della vita.
Se poi a ciò aggiungiamo lo stato di dissesto idrogeologico, il livello di inquinamento ambientale, la disastrata rete viaria, la mancata messa in sicurezza del territorio, la continua perdita di ricchezza per le ricorrenti crisi idriche, e l'abbandono di vaste aree agricole, nonché la crisi strutturale del comparto agricolo e di quello industriale, il quadro segnala una "crisi di sistema" quasi irreversibile che si riflette sul sistema scolastico, sulla Sanità, sui trasporti e sui servizi pubblici in generale.
Nonostante tutto si continua a parlare di politiche da coordinare. Coordinare con chi? Con il Governo Berlusconi, con l'On. Mattia che vuole continuare ad impiegare il solito metodo clientelare per risolvere i problemi incancreniti?
Si prenda quindi atto, che lo facciano tutti, comprese le minoranze e quel che resta dell'opposizione, che l'estrazione petrolifera, che la pessima gestione della preziosa risorsa idrica, che l'abbandono e la crisi del settore primario e la crisi del comparto manifatturiero sono in ultima analisi il prodotto di una politica di rapina, di spogliazione, di sfruttamento e di inquinamento di un territorio considerato al pari di un Paese in via di sviluppo dell'Africa centrale, dove le contestazioni e le proposte vengono considerate irricevibili.