Sabato, 15 Agosto 2026

Acino è poi Vino. L'arte del vino e l’eredità degli Enotri: radici storiche e innovazione sostenibile

K2_SabAMCESTE_Luglio+0200RLugAMCEST_VR

Il vino richiede una fruizione consapevole, accessibile a chiunque, purché improntata alla moderazione, al fine di apprezzarne appieno ogni qualità. Profondamente legato alla gastronomia, il vino incontra il cibo e di tale combinazione si occupa l’enogastronomia, una disciplina di vasta portata, che approfondiremo più avanti.

Il vino non è una bevanda comune, ma è dotato dell’esclusiva capacità di unire corpo e mente e la sua degustazione diviene occasione di riflessione. Esso rappresenta un ponte tra la filosofia e l’essere umano. La filosofia, intesa come capacità di pensiero riflessivo — prerogativa tutta umana —, si intreccia al piacere sensoriale del vino, caratterizzato da sapori e profumi distintivi: un'attività capace di nutrire l'anima.

Il vino possiede una sua storia, un suo mondo, un suo fascino e un legame indissolubile con la natura e con l'essere umano.

La storia del vino non è solo quella della “Longue Durée”, concetto storiografico di lunga durata. Come la storia profonda richiede decenni o secoli per manifestare i mutamenti strutturali delle civiltà, così il vino, quello da invecchiamento, necessita di anni o decenni in bottiglia per evolvere, ammorbidire i tannini e sviluppare aromi terziari complessi. Tuttavia, non tutti i vini sono adatti all’invecchiamento.

Per la storia esistono gli avvenimenti contingenti, gli eventi brevi, rapidi e transitori, così come le mode. Per il vino, si parla delle singole annate: le condizioni meteorologiche di uno specifico anno determinano le caratteristiche organolettiche di quella determinata bottiglia, le abitudini di consumo, la tendenza passeggera di un profilo aromatico o il successo di un vitigno.

In definitiva, il vino si conferma un patrimonio complesso in cui la pazienza del tempo e la sensibilità umana si intrecciano costantemente, richiedendo un approccio capace di distinguere tra la qualità intrinseca di un prodotto e le influenze fugaci del mercato.

Per testimoniare la resistenza storica della nostra tradizione, è necessario volgere lo sguardo a diversi secoli addietro, analizzando il territorio a partire dagli Enotri, il loro incontro con le genti greche e la conseguente eredità dell'Aglianico.

Non è un caso che il popolo degli Enotri sia indissolubilmente legato alla storia del vino, essendosi distinto come esperto nella coltivazione della vite e nella produzione vinicola.

I contadini enotri furono tra i primi a coltivare la vite con metodo, introducendo la pratica di allevare le piante "maritate" agli alberi, facendo arrampicare i tralci sui tronchi vivi. Le prime testimonianze di viticoltura in Basilicata risalgono alla presenza di questo popolo, che abitava l'Italia meridionale tra il XIII e il XII secolo a.C. In tale area geografica, la presenza enotria è documentata in modo straordinario da numerosi ritrovamenti archeologici. I centri principali sono stati individuati a Chiaromonte e a Guardia Perticara; tali siti hanno restituito necropoli ricchissime di corredi funebri tra cui spiccano gli oggetti legati all’uso del vino nei cerimoniali e nei banchetti funebri.

L’Incoronata di Pisticci rappresenta un sito basilare sulla costa jonica, che documenta le prime fasi di contatto, scambio e successiva integrazione culturale con i coloni greci giunti a Metaponto. Analogamente, i centri di Baragiano e Satriano presiedevano le rotte commerciali verso il Mar Tirreno.

Ma come era il vino prodotto dagli Enotri? Certamente molto diverso da quello che consumiamo oggi. Si trattava di un prodotto denso e liquoroso, caratterizzato da un’alta gradazione alcolica, necessaria per garantirne la conservazione all'interno di vasi di terracotta i “pithoi” non sigillati ermeticamente. La consumazione seguiva un sofisticato e preciso rituale, successivamente ereditato dalle popolazioni coloni greci. Il vino non veniva quasi mai bevuto puro: era infatti diluito con acqua sorgiva o marina e aromatizzato con miele, erbe aromatiche, spezie o formaggio grattugiato, al fine di bilanciarne l’acidità o la dolcezza. Tali evidenze sono state confermate dai numerosi ritrovamenti archeologici.

L'analisi di questi reperti ci offre una testimonianza preziosa dell'ingegno delle antiche comunità e della complessità delle tradizioni che hanno definito l'identità enologica di questi territori.

La profonda radice storica degli Enotri non solo definisce l'origine della nostra viticoltura, ma rappresenta un patrimonio culturale di inestimabile valore, che continua a influenzare e nobilitare l'identità enologica del nostro territorio contemporaneo attraverso la conservazione di vitigni millenari e il recupero di antiche tecniche di coltivazione ad esempio come quella dell’alberello, elementi che definiscono l’anima e il carattere delle produzioni vitivinicole territoriali.

La vocazione per i vini rossi da invecchiamento si riflette oggi nella creazione di rossi strutturati che non temono il tempo, in perfetta sintonia con il gusto moderno per vini di carattere. Il legame indissolubile con il territorio si esprime nel rispetto della biodiversità, della viticoltura biologica e delle pratiche sostenibili adottate da tutte le persone coinvolte nella filiera.

La valorizzazione di questa eredità ancestrale, unita a un approccio produttivo attento alla sostenibilità e all'inclusione delle competenze umane, garantisce la continuità di un prestigio enologico capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie origini.

Il declino e la conseguente scomparsa della popolazione degli Enotri ebbe inizio a partire dal VI secolo a.C., in seguito alla pressione esercitata sulle coste dai Greci e all’arrivo da nord dei Lucani, una popolazione di stirpe sannitica caratterizzata da un’indole più bellicosa. Quando i coloni Greci sbarcarono sulle coste della Basilicata, non trovarono una terra selvaggia, bensì una realtà che già dominava l’arte della vite. I Greci riconobbero tale maestria, introducendo a loro volta nuovi vitigni provenienti dall’Egeo. Dall’incontro tra la sapienza colturale degli Enotri e i vitigni importati dalla Grecia ha origine la grandissima tradizione vinicola Lucana, la cui eredità più famosa e nobile è rappresentata dall’Aglianico, nome che deriva proprio da "Ellenico".

La storia attesta come la ricca cultura enologica della Basilicata sia il frutto di un fecondo scambio tra diverse civiltà che hanno saputo valorizzare e tramandare, nel tempo, un’eccellenza che ancora oggi definisce il territorio.

Rubrica ACINO è poi VINO a cura di Giovanni Negro

Post Gallery

Miss Italia, Miriam Baldassarre è Miss Cinema Basilicata

Buon Ferragosto

I giorni più attesi: il programma dei festeggiamenti in onore di San Rocco dal 15 al 18 agosto

La Pro Loco Pisticci dopo dieci anni rilancia il “Premio Dirupo D’Oro”

Violenza sessuale ai danni di 2 giovani donne e tentato furto: la Polizia arresta 18enne di nazionalità marocchina

Acino è poi Vino: Sassi, Monasteri e vitigni: la collina materana, l’altra anima della Lucania

Lettera aperta alle istituzioni della Basilicata: il dopo petrolio è già iniziato

Policoro celebra Adamesteanu: il Premio cresce e guarda ad Herakleia per la prossima edizione

Siccità e caldo, Apofruit chiede interventi strutturali

Impostazioni della privacy e dei cookie