L’operazione costituisce la programmata esecuzione del piano organizzativo difensivo avviato lo scorso 24 luglio con l’atto di diffida e proseguito venerdì 31 luglio con il deposito preventivo del faldone al Protocollo Generale dell’Ente. Registrato il persistente silenzio degli organi locali, i fascicoli di merito sono stati definitivamente trasmessi all’Ecc.ma Procura della Repubblica presso il Tribunale di Matera, per la verifica delle fattispecie penali ex artt. 323 e 328 c.p., e all’Ecc.ma Procura Regionale della Corte dei Conti per la Basilicata, per l’accertamento del danno erariale patrimoniale e da disservizio organizzativo.
I gravami sono stati contestualmente inoltrati a S.E. il Prefetto di Matera e al Ministero dell’Interno (DAIT), e si coordinano con i 21 distinti procedimenti ispettivi d’urgenza già pendenti a Roma presso l’ANAC (ripartiti tra l’Area Contratti, Anticorruzione, Imparzialità e Trasparenza) e con il fascicolo incardinato presso l’Ispettorato della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La scelta della gradualità procedimentale risponde alla precisa strategia di consentire alle Autorità dello Stato l’attivazione dei rispettivi poteri di accertamento coatto, al fine di consolidare i primi riscontri istituzionali prima del successivo deposito del ricorso giurisdizionale d’urgenza dinanzi al TAR Basilicata per l’annullamento della Determinazione n. 962/2026 e il ripristino delle operazioni di gara. A fronte della patologica paralisi dei servizi cimiteriali, che costringe decine di famiglie a subire la precarietà dei feretri custoditi “in prestito”, la futura azione al TAR si configurerà quale sede oggettiva di tutela collettiva per il ripristino della legalità, ferma restando la facoltà di intervento spontaneo di tutti i concorrenti rituali lesi.
E’ quanto fa sapere con una nota inviata in redazione l’Avv. Mariana Donata Di Cataldo