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E se stessimo preparando Pisticci per la competizione sbagliata?
Per anni abbiamo pensato che la grande sfida dei piccoli comuni fosse attrarre turisti.
Ma se, invece, la vera sfida del prossimo decennio fosse un'altra?
Il turismo ha restituito valore ai borghi, ha creato economia e ha fatto riscoprire il nostro patrimonio storico, culturale e paesaggistico. Per questo sarebbe un errore metterlo in discussione.
La domanda che oggi mi pongo, però, è diversa.
Siamo sicuri che il mondo stia ancora ponendo ai territori la stessa sfida di vent'anni fa?
Quando una strategia funziona, tutti iniziano a seguirla.
Oggi ogni Comune investe nel turismo. Ogni borgo organizza eventi. Ogni territorio promuove la propria identità e cerca di distinguersi.
Questo significa che la competizione per attrarre visitatori è destinata a diventare sempre più intensa. Nei prossimi anni non ci confronteremo più soltanto con i territori vicini, ma con migliaia di destinazioni che investiranno risorse, competenze, innovazione e strategie sempre più evolute.
E’ una partita nella quale distinguersi diventerà ogni anno più difficile.
Ed è proprio quando una competizione diventa così affollata che chi guarda lontano inizia a porsi una domanda diversa.
Quale sarà la prossima grande sfida?
Perché il futuro non appartiene a chi rincorre sempre la competizione di oggi.
Appartiene a chi comprende, prima degli altri, quale sarà la competizione di domani.
Non è una teoria. Sta già accadendo.
Madeira, in Portogallo, non si limita più ad attrarre visitatori, investe perché una parte di loro scelga di vivere sull'isola. In Spagna diversi piccoli comuni stanno sperimentando politiche per ripopolare le aree interne. Il Giappone, alle prese con una delle più profonde crisi demografiche al mondo, considera il riequilibrio della popolazione una priorità strategica nazionale.
Anche l'OCSE e la Commissione Europea parlano sempre più spesso di qualità della vita, contrasto allo spopolamento e capacità dei territori di attrarre nuovi residenti.
La domanda, quindi, sta cambiando.
Non è più soltanto:
"Come facciamo arrivare più turisti?"
Sta diventando:
"Come facciamo a convincere le persone a vivere qui?"
Può sembrare una semplice sfumatura.
In realtà cambia tutto.
Il turista “consuma” un territorio.
Il residente lo costruisce, tiene aperta una scuola, sostiene i servizi, apre un'attività, recupera una casa, costruisce relazioni. Non visita semplicemente un territorio, ne diventa parte.
È questa, probabilmente, la vera competizione dei prossimi vent'anni.
Non significa che il turismo abbia perso importanza.
Significa che, accanto alla competizione per attrarre visitatori, se ne sta aprendo un'altra: quella per attrarre persone che decidano di costruire il proprio progetto di vita.
Per questo credo che Pisticci debba continuare a investire nel turismo, ma iniziare anche a costruire una Strategia della Residenzialità.
Una strategia che metta al centro tutto ciò che rende un territorio desiderabile in cui vivere: lavoro, servizi, scuola, casa, mobilità, sport, sanità, innovazione e qualità della vita.
Più che una proposta amministrativa, questa è una proposta strategica.
Un invito ad avviare oggi una riflessione che possa accompagnare Pisticci nel prossimo decennio, indipendentemente da chi avrà la responsabilità di amministrarla.
Perché le grandi strategie territoriali non dovrebbero avere l'orizzonte di un mandato amministrativo, ma quello di una generazione.
Per questo credo sia arrivato il momento che Pisticci apra un confronto pubblico per costruire una Strategia della Residenzialità, coinvolgendo istituzioni, imprese, professionisti, associazioni e cittadini.
Le idee migliori non appartengono mai a una sola parte. Appartengono a una comunità quando quella comunità ha il coraggio di discuterle, migliorarle e trasformarle in una visione condivisa.
Perché il turismo continuerà a essere un’opportunità di crescita per Pisticci.
Ma forse il successo di un territorio, domani, non si misurerà più soltanto da quante persone riuscirà ad accogliere.
Si misurerà da quante sceglieranno di chiamarlo casa.
E se questa sarà davvero la competizione del futuro, il momento per iniziare a prepararla è già oggi.
Rubrica “Costruire Valore” a cura del Dott. Lino Pasquale Maurella