Domenica, 13 Settembre 2026

Morte al CPR di Palazzo San Gervasio, Silletti scrive al ministro Piantedosi: “2 giovani vite spezzate in 2 anni impongono allo stato di interrogarsi”

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La Garante: “Non spetta a me decidere sull’apertura o sulla chiusura dei CPR. Il mio compito è vigilare affinché, anche nei luoghi di trattenimento, la dignità umana non venga mai meno”

“La morte del giovane tunisino nel CPR di Palazzo San Gervasio non può essere consegnata soltanto alla cronaca. A distanza di due anni da un altro decesso avvenuto nella stessa struttura, credo sia arrivato il momento di fermarsi e interrogarsi seriamente.

È per questa ragione che ho deciso di scrivere direttamente al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, chiedendo una verifica approfondita sul Centro e una riflessione più ampia sul sistema dei CPR”. Lo afferma la Garante regionale detenuti, vittime di reato, salute e anziani, Tiziana Silletti che informa di essersi recata ieri a Palazzo San Gervasio.

“Ho voluto incontrare la Direzione e le Forze dell’Ordine e confrontarmi con chi, ogni giorno, è chiamato a gestire una realtà estremamente complessa. Conosco le difficoltà di quel luogo e proprio per questo - evidenzia Silletti - sento il dovere di riconoscere il grande impegno della Prefettura, delle Forze dell’Ordine, della Direzione e di tutto il personale che quotidianamente opera nel Centro, spesso confrontandosi con situazioni di forte tensione, fragilità e disagio. Trasformare quanto accaduto in un processo sommario nei confronti di chi lavora nel CPR sarebbe sbagliato e ingiusto. Sarà l’autorità competente ad accertare la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità. Allo stesso tempo, però, una morte avvenuta all’interno di un luogo di trattenimento dello Stato non può lasciarci indifferenti.

Non compete al Garante stabilire se un CPR debba essere aperto o chiuso.

Le scelte relative all’esistenza e al modello dei Centri di permanenza per i rimpatri appartengono alla politica e alle istituzioni competenti.

Il compito del Garante è vigilare affinché, fino a quando quei luoghi esistono e vi sono persone trattenute, la loro dignità, la salute, l’integrità psicofisica e i diritti fondamentali siano sempre tutelati.

Perché chi si trova in un CPR non sta scontando una pena detentiva, pur vivendo una significativa limitazione della propria libertà personale. Ed è proprio questa particolare condizione a richiedere standard elevatissimi di tutela”.

“La morte di L.D. - sottolinea Silletti - arriva a distanza di appena due anni da quella di un altro giovane migrante avvenuta nella stessa struttura. Due morti in due anni non autorizzano sentenze, ma impongono domande.

Dobbiamo interrogarci sulle condizioni di permanenza, sull’assistenza sanitaria e psicologica, sull’individuazione tempestiva delle vulnerabilità, sulla prevenzione degli atti autolesionistici e, più in generale, sulla capacità del sistema di affrontare situazioni umane spesso estremamente fragili.

È questo il senso della lettera che ho indirizzato al Ministro Piantedosi.

Non una richiesta di individuare colpevoli. Non una presa di posizione ideologica sull’immigrazione.

Ma la richiesta che lo Stato guardi dentro questi luoghi e abbia la forza di chiedersi cosa funziona, cosa non funziona e cosa può essere migliorato.

Perché legalità, sicurezza e rispetto delle regole sono indispensabili. Ma non possono mai essere separati dalla tutela della persona”.

“Dietro quelle iniziali L.D. - conclude la Garante - c’era un giovane uomo. Dietro quelle iniziali c’erano una storia e una vita. E c’era una dignità che la morte non può trasformare in un numero. Uno Stato autorevole non deve scegliere tra sicurezza e umanità. Deve essere capace di garantirle entrambe”.

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