Domenica, 13 Settembre 2026

Acino è poi Vino: Sassi, Monasteri e vitigni: la collina materana, l’altra anima della Lucania

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Il territorio lucano custodisce un patrimonio vitivinicolo vario e profondo, di cui il Materano rappresenta uno dei tasselli più affascinanti. La collina materana va ben oltre la celeberrima città dei Sassi: svela un volto fatto di borghi silenziosi, tradizioni millenarie, spiritualità nascosta e un'eccellente produzione enologica, oggi tutelata e valorizzata dalla DOC Matera.

A differenza dei suoli vulcanici e del clima rigido del Vulture, quest'area beneficia di un clima squisitamente mediterraneo, rinfrescato dalle brezze dello Ionio, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e terreni prevalentemente argillosi e calcarei. Il risultato sono vini dal profilo solare, strutturato e morbido, che dimostrano come la Lucania sia una terra dalle due anime: una vulcanica e montana, l'altra collinare e marittima.

Dalle grotte sacre all' Ora et Labora

Qui la vite affonda le radici in una storia millenaria in cui sacralità e tradizione contadina si fondono. Nelle comunità rupestri la grotta non era un semplice rifugio, ma un luogo di culto: nelle chiese bizantine, altari e presbiteri presentavano nicchie scavate nel tufo per custodire le caraffe del vino eucaristico, mentre gli affreschi ritraevano tralci di vite e grappoli d’uva.

In questo solco si inserì, a partire dal Medioevo, l’opera dei monaci benedettini. Ereditando la sacralità della pietra, i Benedettini sublimarono questa tradizione applicando il principio dell'ora et labora. Con loro il vino passò dall’essere solo un simbolo liturgico a pilastro dell'economia monastica: sfruttando e ampliando le cavità preesistenti, i monaci crearono vere e proprie cantine sotterranee e palmenti ipogei.

Come funzionavano i palmenti rupestri?

Si trattava di geniali sistemi di vasche scavate nella roccia calcarenitica disposte su più livelli: l'uva veniva pigiata a piedi nudi nella vasca superiore (il palmento) e il mosto colava per gravità nella vasca sottostante (il tinello), sfruttando la naturale freschezza e l'umidità costante della grotta per avviare fermentazioni lente e controllate.

Negli insediamenti dell'epoca — come la celebre Abbazia di San Michele Arcangelo a Montescaglioso — la fatica del lavoro agricolo si legò a doppio filo alla salvezza spirituale. Il contributo dei monaci trasformò una produzione disorganizzata in una vera e propria industria agraria avanzata, grazie a:

  • Terrazzamenti e bonifiche: scolpitura dei versanti calcarei per contenere il terreno coltivabile ed evitare il dilavamento.
  • Gestione idrica: realizzazione di cisterne di raccolta delle acque piovane per contrastare la siccità estiva e l'erosione.
  • Sperimentazione agronomica e sesti d'impianto: selezione dei microclimi più adatti e introduzione di impianti fitti per elevare la qualità delle uve.
  • Filiera differenziata: separazione metodica tra il vino destinato ai sacramenti e quello avviato al commercio locale.
  • Selezione ampelografica: tutela e diffusione delle varietà storiche adatte al clima collinare.

Dai complessi monastici alla viticoltura di precisione

Con la decadenza dei monasteri nel corso dei secoli, questa preziosa eredità agricola è passata nelle mani delle grandi masserie storiche e dei piccoli viticoltori locali, mantenendo vivo il legame viscerale tra le famiglie materane e la vigna.

Negli ultimi decenni, il settore ha compiuto un ulteriore salto evolutivo: dal lavoro puramente manuale ed empirico si è passati a un approccio scientifico fatto di selezione clonale, chimica enologica, dati satellitari e viticoltura sostenibile di precisione. Se in passato il vino aveva soprattutto una funzione energetica, igienica e terapeutica per chi lavorava i campi, oggi si è trasformato in un simbolo di convivialità e in un autentico ambasciatore culturale.

Questo lungo viaggio trova oggi la sua massima espressione nei vitigni simbolo della collina materana: il Primitivo, la Malvasia Bianca di Basilicata e il Greco (ai quali dedicheremo uno spazio di approfondimento a parte). Vini capaci di sposarsi sublimemente con le eccellenze gastronomiche del territorio, dal Pane di Matera IGP al Pezzente della Montagna Materana (Presidio Slow Food), uno dei salumi più autentici della Basilicata, ai formaggi podolici, fino alle carni al forno e ai piatti della tradizione contadina.

In queste terre baciate dal sole, il vino custodisce un paesaggio unico al mondo. La collina materana invita a rallentare il passo, a esplorare sentieri nascosti tra vigneti e calanchi, scoprendo un'autentica anima lucana fatta di accoglienza, storia e passione per il futuro.

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