Sabato, 17 Ottobre 2026

Pisticci e Marconia. Il confine che non esiste

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Non esiste sulla carta, ma continua a esistere nel nostro modo di pensare il territorio.

Ci sono confini tracciati sulle carte e confini che finiscono dentro le persone.

Quello tra Pisticci e Marconia appartiene, temo, alla seconda categoria.

Non ha sbarre, non ha dogane. Eppure riaffiora nelle discussioni e nel modo in cui misuriamo una scelta pubblica: quanto è stato fatto a Pisticci? Quanto a Marconia? Perché qui sì e lì no?

Arriviamo a fare i conti persino sulle feste patronali, quasi che un concerto o un’iniziativa da una parte debbano trovare un contrappeso dall’altra.

È la contabilità del campanile: comprensibile quando nasce dall’orgoglio di appartenenza, molto meno quando diventa il metro di ogni scelta.

Per gli appassionati di calcio il paragone è semplice: Pisticci-Marconia può essere un derby. Appartenenza, orgoglio, sfottò, rivalità.

Poi l’arbitro fischia la fine.

Una comunità non può vivere come se fosse sempre domenica allo stadio.

Quando parliamo di scuole, servizi, sport, cultura, imprese, commercio, turismo o investimenti, tre punti guadagnati da Pisticci non possono diventare tre punti perduti da Marconia.

Fuori dal campo giochiamo la stessa partita. E gli avversari veri hanno altri nomi: spopolamento, giovani che partono, attività che chiudono, opportunità che si perdono.

Se continuiamo a combattere tra noi mentre il territorio si indebolisce, alla fine perderemo tutti.

Le diverse anime di questo Comune non devono rinunciare alla propria identità, ma smettere di considerare quella dell’altro una minaccia.

Perché unire non significa uniformare. Significa mettere orgogli, energie e differenze al servizio dello stesso obiettivo: una comunità capace di crescere, attrarre, creare opportunità. Capace, finalmente, di tornare a splendere.

C’è poi un paradosso nelle parole.

Il nostro ente si chiama Comune di Pisticci. Ma quando diciamo “Pisticci” non è sempre chiaro se parliamo dell’intero territorio comunale oppure soltanto del centro.

Forse qualcuno potrebbe pensare che chiamare Marconia “Pisticci Mare” avrebbe evitato molte discussioni. Non lo sapremo mai. E oggi sarebbe ingiusto immaginarlo, perché Marconia ha costruito una propria identità che merita di essere riconosciuta.

Il problema non è cambiare i nomi.

È cambiare ciò che intendiamo quando li pronunciamo.

Quando “Pisticci” indica il Comune, dovrebbe significare anche Marconia, Pisticci Scalo, Tinchi, Centro Agricolo, Casinello e ogni altra parte del territorio.

Le parole raccontano il modo in cui pensiamo una comunità. E lo stesso accade con la storia.

Marconia rischia di essere guardata attraverso il “come e dove avrebbe dovuto essere”. Pisticci attraverso il “come era”.

Da una parte il condizionale. Dall’altra la nostalgia.

Possiamo continuare a discutere di dove Marconia avrebbe dovuto sorgere e di come avrebbe dovuto svilupparsi. La storia va conosciuta, anche nelle sue contraddizioni, ma non può diventare una strategia per il futuro.

Marconia è lì. È cresciuta, ha costruito relazioni, attività, identità.

I territori non si amministrano al condizionale. Si amministrano al presente.

Pisticci rischia l’errore opposto.

Innamorarsi troppo del proprio ricordo. Le strade piene, le botteghe, più abitanti, più vita.

È una memoria preziosa. Ma la memoria è una radice, non una destinazione.

È arrivato il momento di smettere di discutere con la storia e costruire su ciò che ci ha consegnato.

Non dobbiamo rendere Pisticci, Marconia, Pisticci Scalo, Tinchi, Centro Agricolo e Casinello uguali.

Dobbiamo renderli complementari.

Ed è qui che entra in gioco la scuola.

Una comunità non si costruisce soltanto con le strade che collegano i luoghi. Si costruisce creando occasioni perché le persone si conoscano.

Se vogliamo superare una contrapposizione che arriva da lontano, dobbiamo cominciare da chi quel passato non lo ha vissuto e non dovrebbe ereditarne le divisioni: i nostri ragazzi.

Promuoviamo giustamente scambi culturali per conoscere Paesi e culture lontane. Ma quanto conoscono i ragazzi di Pisticci Marconia? E quelli di Marconia Pisticci? Quanto conoscono le altre realtà dello stesso Comune?

Possiamo conoscere una capitale europea e sapere pochissimo di una comunità che dista pochi chilometri da casa.

Da queste pagine lancio allora una proposta concreta.

Costruire, insieme alle scuole che vorranno raccoglierla, un progetto stabile di conoscenza reciproca tra le diverse comunità del nostro Comune.

Ogni anno classi di Pisticci a Marconia e classi di Marconia a Pisticci, coinvolgendo anche le altre realtà del territorio. Non semplici gite: luoghi, storia, associazioni, imprese, sport e cultura. E classi mescolate per lavorare insieme sul futuro del territorio.

Alla fine potrebbero essere proprio i ragazzi a rispondere: come immaginiamo il nostro Comune tra vent’anni?

È un’idea che metto a disposizione delle scuole e che sono disponibile ad aiutare a trasformare in un progetto concreto, nel pieno rispetto della loro autonomia.

Un progetto che, peraltro, non dovrebbe necessariamente gravare soltanto sulle risorse delle scuole. Esistono programmi nazionali ed europei che sostengono attività educative, inclusione, socialità e apertura della scuola al territorio. Opportunità che potrebbero essere intercettate costruendo una proposta seria e condivisa, capace di mettere insieme scuole, istituzioni e realtà locali.

Le risorse, quando ci sono, sono importanti. Ma vengono dopo l’idea. Prima dobbiamo decidere se vogliamo davvero offrire ai nostri ragazzi occasioni per conoscere il territorio in cui vivono e, soprattutto, per conoscersi tra loro.

Perché possiamo continuare a parlare di unità oppure cominciare a costruirla, evitando che i ragazzi di oggi diventino gli adulti di domani con le stesse divisioni degli adulti di ieri.

Non basta appartenere allo stesso Comune. Bisogna imparare a conoscerlo. E, soprattutto, imparare a conoscersi.

Poi viene la responsabilità delle scelte.

Dovremmo passare dalla geografia delle frazioni alla geografia delle funzioni. Non domandarci “quanto è stato fatto qui?”, ma “quale ruolo può avere questo luogo nel futuro di tutti?”.

Equità non significa fare tutto dappertutto.

Governare significa scegliere, spiegare perché una cosa serve qui e un’altra altrove. E non misurare ogni decisione soltanto attraverso il suo fatturato politico, calcolando quanti consensi possa produrre da una parte e quanti possa farne perdere dall’altra.

Governare significa anche dire la verità, persino quando è scomoda e non porta applausi.

Perché inseguire il consenso è relativamente facile.

Costruire futuro molto meno.

Se Pisticci torna a vivere, Marconia non perde. Se Marconia cresce, Pisticci non perde. Se Pisticci Scalo, Tinchi, Centro Agricolo o Casinello trovano nuove opportunità, nessuno viene privato di qualcosa.

Vince il territorio.

Non tutto deve stare dappertutto.

Ma tutto deve appartenere a tutti.

E allora la domanda non è più quanto abbia ricevuto Pisticci o quanto Marconia.

La domanda è un’altra: che Comune vogliamo essere tra vent’anni?

Possiamo difendere ciascuno il proprio pezzo di presente. Oppure mettere insieme le nostre differenze per costruire qualcosa di più grande della somma delle singole parti.

Forse abbiamo trascorso abbastanza tempo a discutere di come avrebbe dovuto essere Marconia e a ricordare come era Pisticci.

È arrivato il momento di cambiare tempo verbale.

Marconia non deve diventare ciò che avrebbe dovuto essere.

Pisticci non deve tornare ciò che era.

Devono diventare, insieme, ciò che ancora non sono.

Rubrica “Costruire Valore” a cura del Dott. Lino Pasquale Maurella

Last modified on Sabato, 03 Ottobre 2026 14:17

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