In Commissione è emerso perché: una parte di quei fondi attende ancora accordi con il Ministero, un’altra mesi di procedure prima dei bandi, un’altra ancora non riguarda direttamente il caro gasolio. A oggi, per chi lavora la terra, la copertura non c’è. E quando a intervenire sono anche i sindaci, trasversalmente, senza distinzione di colore, vuol dire che non è più la protesta di una categoria. Vuol dire che siamo allo sbando.
Per questo all’assessore Cicala rivolgiamo un appello diretto. Ci dica lei, con chiarezza, quando arriveranno quei soldi, quanti e con quale atto. E si assuma la responsabilità fino in fondo: non con un video sui social, ma dallo stesso rimorchio da cui ha dato la notizia, davanti agli stessi agricoltori che l’avevano applaudita. Sarebbe stato più onesto, e perfino più rispettoso, dire fin dall’inizio: non ci riusciamo.
Giocare con le speranze di chi fa fatica non è politica, è irresponsabilità. Per un agricoltore che sta decidendo se seminare o chiudere, una promessa non è una parola: è una scelta di vita. E se qualcuno ha cercato di illuderci, ne tragga le conseguenze. Fare un passo indietro non è una sconfitta. È dignità.
La stessa dignità la chiediamo a ogni singolo consigliere regionale, di maggioranza e di opposizione: assumetevi fino in fondo il mandato che vi hanno affidato i lucani. Se i soldi ci sono, mostrate le carte. Se non ci sono, abbiate il coraggio di dirlo.
Il 3 novembre il Consiglio regionale discuterà della crisi agricola. Non servono altri annunci: servono atti di responsabilità. Perché il silenzio, a questo punto, è già una risposta. E gli agricoltori lucani la stanno ascoltando molto bene.
I conti li sappiamo fare. E sappiamo anche presentarli.
Così il Coordinamento Agricoltori Basilicata