Giovedì, 01 Dicembre 2022

Cavallo (Cisl): “Il rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile restituisce una fotografia del mezzogiorno ancora più cupa

Venerdì, 22 Aprile 2022

Nel 2021 nel Mezzogiorno le persone povere sono in crescita di quasi 196mila unità, si confermano incidenze di povertà più elevate e in aumento, arrivando al 12,1% per gli individui (era l’11,1% nel 2020 e peggiorano le prospettive di benessere delle famiglie.

Continua senza margini di attenuazione la fuga dei giovani soprattutto laureati dal Sud, infatti il bilancio delle migrazioni dei cittadini italiani 25-39 anni con un titolo di studio di livello universitario si chiude con un saldo dei trasferimenti di residenza da e per l'estero di -14.528 unità, il Mezzogiorno, soltanto nel corso del 2020, ha perso 21.782 giovani laureati, di questi, oltre tre su quattro hanno trasferito la propria residenza nel Centro-nord (16.882; 77,5%).

Dopo la pandemia i divari sono aumentati e tra di essi il divario tra il Nord ed il Sud si è ancora più acuito, molto preoccupante il fenomeno della speranza di vita alla nascita, che recupera in buona parte al Nord nel 2021, ma diminuisce ancora nel Mezzogiorno, alla mortalità evitabile, che resta più elevata in molte regioni del Sud; la spesa pubblica per cultura e paesaggio resta tra le più basse d’Europa in rapporto al Pil (0,4% contro una media Ue27 dello 0,6%). Stabile la spesa dei Comuni per la cultura (19,9 euro pro capite), con divario molto ampio fra Nord e Mezzogiorno (rispettivamente 25,8 euro pro capite contro 9,3) questo è tra gli aspetti che più incide sulle condizioni di benessere dei cittadini.

La ripresa occupazionale del 2021 ha riguardato esclusivamente dipendenti a termine e collaboratori, soprattutto di breve durata: nonostante il numero di lavoratori precari da almeno cinque anni sia tornato ai livelli del 2019 (553 mila; + 35 mila rispetto al 2020), la loro quota, sul totale dei lavoratori precari, è scesa al 17,5%. Il numero è comunque elevato considerando che si tratta di una categoria persistente di occupati intrappolati in condizione di precarietà lavorativa. Il fenomeno è più diffuso nel Mezzogiorno, dove quasi un quarto (il 23,8%) dei lavoratori a termine lo è da almeno cinque anni (contro il 13% del Nord e 16,7% del Centro) e tra i lavoratori con al massimo la licenza media (24%, contro il 13,3% dei diplomati e il 17,0% dei laureati).

Questa fotografia cupa al contempo ci fornisce con chiarezza quali sono gli ambiti di intervento della nuova programmazione dei fondi europei 2021-2027 ed i bandi del PNRR, guardando a questi dati emergono nitidamente le priorità su cui investire: potenziamento dei servizi ai cittadini, qualità dell’ ambiente, opportunità per i giovani

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