Sabato, 17 Ottobre 2026

Il sogno di Giovanni Giannone, dalle radici architettoniche di Pisticci a un riconoscimento internazionale

Il ticket da € 2,50 potrebbe produrre oltre cinque volte il minimo nazionale richiesto: l’appello di Antonio Grieco per proporzionalità, trasparenza e controllo.

Non si afferma l’automatica illegittimità della D.G.R. n. 544/2026. Si chiede di chiarire perché una misura minima di contenimento prevista dalla legge Nazionale e per la Basilicata pari a circa € 2,1 milioni possa tradursi, su base annua, in un beneficio finanziario teorico di circa € 10,55 milioni.

Dal prossimo 1° ottobre i cittadini lucani non esenti saranno chiamati a pagare una quota di compartecipazione di € 2,50 per ogni ricetta relativa alla spesa farmaceutica convenzionata, indipendentemente dal numero di confezioni prescritte.

Il provvedimento è stato adottato dalla Giunta regionale della Basilicata con D.G.R. n. 544 del 27 agosto 2026. La Regione ha precisato che resteranno esenti, tra gli altri, i cittadini tutelati per reddito, patologia, malattia rara, invalidità e altre particolari condizioni personali e sanitarie.

Pur prendendo atto delle esenzioni previste, ritengo che questa nuova quota sia inopportuna e potenzialmente sproporzionata rispetto alle esigenze di contenimento della spesa dichiarate dalla stessa Regione.

Intervengo esclusivamente come libero cittadino, senza rappresentare partiti politici, associazioni o interessi particolari. Lo faccio perché considero doveroso chiedere trasparenza su una decisione che incide direttamente sul rapporto tra il cittadino contribuente e il Servizio sanitario regionale.

Dal prospetto informativo sulla destinazione delle imposte contenuto nella mia dichiarazione fiscale relative all’anno 2025 risulta che € 4.458 delle imposte da me versate sono attribuiti al finanziamento della sanità.

Si tratta, naturalmente, della rappresentazione della destinazione complessiva delle imposte per la sanità e non di un versamento personale direttamente assegnato alla Regione Basilicata. Resta tuttavia un dato concreto: ogni cittadino contribuisce già in misura rilevante al finanziamento del Servizio sanitario pubblico.

Il problema non sono soltanto € 2,50

Si potrebbe sostenere che € 2,50 rappresentino una somma modesta. Ma il problema non è il valore della singola ricetta.

Il problema riguarda il criterio utilizzato per determinare la quota, il beneficio finanziario complessivamente atteso e la sua proporzione rispetto allo scostamento della spesa farmaceutica che la Regione dichiara di dover contenere.

Una quota apparentemente modesta può inoltre assumere un peso significativo quando viene applicata ripetutamente nel corso dell’anno a lavoratori, pensionati e famiglie che non rientrano formalmente nelle categorie esenti, ma che già sostengono un rilevante carico fiscale.

Un obbligo nazionale, ma una scelta regionale sullo strumento

La relazione illustrativa della D.G.R. n. 544/2026 richiama l’articolo 5, comma 4, del Decreto-legge n. 159/2007, convertito dalla legge n. 222/2007.

La disposizione stabilisce che le Regioni che superano il tetto della spesa farmaceutica sono tenute ad adottare misure di contenimento per un ammontare pari almeno al 30% dello sforamento. Le somme derivanti dalla compartecipazione dei cittadini sono computate a riduzione delle misure poste a carico della Regione.        (Fonte: Articolo 5 del D.L. n. 159/2007 – Gazzetta Ufficiale)

Nel 2025 lo scostamento della Basilicata è stato quantificato dalla Regione in circa € 7 milioni. Il 30% corrisponde pertanto a € 2,1 milioni: questo è l’ammontare minimo delle misure di contenimento richiesto dalla normativa nazionale.

Il 30% rappresenta una soglia minima e non un limite massimo. Per questa ragione non sostengo che il provvedimento sia automaticamente illegittimo soltanto perché potrebbe produrre un beneficio finanziario superiore.

Occorre però chiarire che la normativa nazionale impone l’adozione di misure di contenimento, ma non obbliga specificamente la Regione a introdurre un ticket fisso di € 2,50 a carico dei cittadini. Dovuta era l’adozione di misure; la scelta dello specifico ticket costituisce una decisione della Giunta regionale.

Tra le alternative o misure concorrenti avrebbero potuto essere considerate:

  1. la distribuzione diretta dei farmaci;
  2. il maggiore ricorso ai farmaci equivalenti e biosimilari;
  3. controlli più incisivi sull’appropriatezza prescrittiva;
  4. la razionalizzazione degli acquisti e ulteriori misure organizzative;
  5. interventi mirati alla riduzione degli sprechi.

Un beneficio finanziario teorico cinque volte superiore al minimo

La relazione illustrativa riporta che nel 2025 sono state emesse in Basilicata 6.918.039 ricette di farmaceutica convenzionata. Circa il 40% presenta un codice di esenzione, mentre le ricette potenzialmente assoggettabili alla nuova quota vengono stimate in circa 4,22 milioni.(Fonte: Relazione illustrativa della D.G.R. n. 544/2026)

4.220.000 ricette × € 2,50 = € 10.550.000 su base annua

Non risulta che la Regione abbia formalmente dichiarato un gettito previsto di € 10,55 milioni. Questa cifra costituisce una stima matematica ricavata dai dati riportati nella stessa relazione illustrativa, ipotizzando che il numero delle ricette e la percentuale degli esenti rimangano invariati.

(Elaborazione aritmetica sui dati indicati nella relazione illustrativa della D.G.R. n. 544/2026.)

Il ticket potrebbe quindi produrre, su base annua, un beneficio finanziario oltre cinque volte superiore al minimo di € 2,1 milioni e superiore di circa € 3,5 milioni persino all’intero scostamento dichiarato.

Per i soli tre mesi da ottobre a dicembre 2026, il beneficio teorico sarebbe invece di circa € 2,6 milioni, più vicino al minimo di € 2,1 milioni. Questa circostanza potrebbe spiegare la determinazione della quota nella fase iniziale.

Il problema si pone qualora il ticket venga mantenuto senza una precisa clausola di cessazione: dopo sei mesi il beneficio teorico sarebbe di circa € 5,3 milioni; dopo dodici mesi raggiungerebbe circa € 10,55 milioni.

L’effetto reale potrebbe essere inferiore per la riduzione delle prescrizioni, la variazione delle esenzioni o gli interventi sull’appropriatezza. Ciò non elimina la necessità di rendere pubblici il beneficio finanziario effettivamente previsto e la durata della misura.

Dal punto di vista contabile potrebbe inoltre trattarsi prevalentemente di una minore spesa per il Servizio sanitario regionale, anziché di un’entrata direttamente versata nel bilancio regionale. Per il cittadino rimane comunque un ulteriore esborso economico.

Una questione di proporzionalità e trasparenza

Non intendo affermare preventivamente l’illegittimità della D.G.R. n. 544/2026. Il superamento del 30%, essendo tale percentuale una soglia minima, non è sufficiente da solo a dimostrare l’illegittimità della misura.

Esiste però una questione oggettiva di proporzionalità, ragionevolezza e trasparenza. La richiesta assume maggiore rilevanza considerando che i cittadini lucani, oltre a contribuire attraverso la fiscalità generale, devono già sostenere le conseguenze economiche delle difficoltà di accesso ad alcune prestazioni e, in numerosi casi, della necessità di rivolgersi a strutture private o fuori regione.

Il presente intervento non intende formulare un giudizio complessivo sulla sanità lucana, ma porre una domanda precisa:

Se il minimo delle misure di contenimento richiesto dalla normativa nazionale ammonta a circa € 2,1 milioni, per quale ragione è stata scelta una quota che potrebbe produrre, su base annua, un beneficio finanziario teorico di circa € 10,55 milioni?

Le richieste alla Giunta regionale

Chiedo pertanto alla Giunta regionale di rendere pubblici:

  • il gettito o beneficio finanziario effettivamente previsto;
  • il calcolo utilizzato per determinare proprio la quota di € 2,50;
  • la durata precisa del provvedimento;
  • la data o la soglia economica raggiunta la quale il ticket sarà sospeso;
  • la destinazione delle eventuali somme eccedenti;
  • le misure alternative adottate per ridurre sprechi e prescrizioni inappropriate;
  • i risultati del monitoraggio semestrale annunciato.

Chiedo inoltre alla Giunta di riesaminare e, se necessario, rimodulare o sospendere la quota, garantendo che il sacrificio imposto ai cittadini sia strettamente proporzionato alle effettive esigenze di contenimento.

L’appello ai consiglieri regionali di minoranza

Rivolgo un appello ai consiglieri regionali di minoranza affinché esercitino pienamente la propria funzione di controllo istituzionale.

Non chiedo una contestazione pregiudiziale, ma l’acquisizione e l’esame della D.G.R. n. 544/2026, di tutti gli allegati, della relazione tecnico-finanziaria, dei pareri contabili, della simulazione ufficiale del gettito e della documentazione relativa alle misure alternative valutate.

Invito pertanto i consiglieri di minoranza a:

  • chiedere la convocazione della Commissione consiliare competente;
  • presentare un’interrogazione e una mozione per la sospensione o rimodulazione del ticket;
  • sollecitare il riesame del provvedimento;
  • promuovere una verifica tecnico-giuridica sulla proporzionalità, sull’istruttoria e sulla motivazione della deliberazione;
  • valutare, attraverso cittadini direttamente interessati o associazioni rappresentative legittimate, l’eventuale impugnazione davanti al giudice amministrativo.

Il ricorso non dovrebbe essere presentato dai consiglieri soltanto in quanto componenti della minoranza, poiché potrebbe sorgere un problema di legittimazione processuale. La minoranza può però promuovere e sostenere una verifica finalizzata all’impugnazione attraverso soggetti direttamente interessati.

Richiesta conclusiva e tutela davanti al TAR

Confido che la Giunta regionale e i consiglieri regionali, in particolare quelli appartenenti ai gruppi di minoranza, intervengano in tempi brevi per acquisire integralmente la documentazione, chiarire il beneficio finanziario effettivamente atteso e valutare la sospensione o la rimodulazione della quota di € 2,50.

Tali iniziative dovranno essere assunte entro tempi compatibili con i termini previsti dalla legge per l’eventuale impugnazione della D.G.R. n. 544/2026 da parte dei cittadini direttamente interessati. Un’istanza di riesame o di annullamento in autotutela non sospende automaticamente il termine per proporre ricorso al giudice amministrativo.

In mancanza di un intervento tempestivo, di una motivazione finanziaria completa e di risposte adeguate alle questioni sollevate, il sottoscritto provvederà autonomamente, previa verifica dei necessari presupposti di legittimazione e interesse, a valutare e promuovere l’impugnazione della D.G.R. n. 544 del 27 agosto 2026 davanti al TAR Basilicata.

L’iniziativa potrà essere intrapresa individualmente, quale cittadino direttamente inciso dalla misura, oppure congiuntamente ad altri cittadini non esenti e ad associazioni rappresentative che condividano una posizione omogenea e ritengano la deliberazione ingiusta, sproporzionata e non adeguatamente motivata.

L’eventuale ricorso non sarà fondato sulla semplice contrarietà politica, ma sulla verifica di possibili vizi riguardanti l’istruttoria, la motivazione, la proporzionalità, la mancata indicazione del beneficio finanziario atteso e della durata della misura, nonché l’eventuale mancata valutazione di alternative meno onerose.

Resta naturalmente rimessa al giudice amministrativo ogni valutazione sulla sussistenza di tali vizi e sulla legittimità del provvedimento.

Non è una battaglia per risparmiare € 2,50. È una richiesta di proporzionalità, trasparenza, corretta amministrazione e rispetto dei cittadini lucani.

Ing. Antonio Grieco, Libero cittadino

Le prime procedure di chiusura mineraria già avviate per alcuni pozzi della Basilicata, non coincidono con la conclusione della responsabilità ambientale ed impongono una nuova strategia per la restituzione ambientale della Basilicata alle future generazioni.

La presente proposta si ispira ai principi di tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi sanciti dall'articolo 9 della Costituzione, ai principi che regolano l'iniziativa economica privata nel rispetto della salute e dell'ambiente di cui all'articolo 41 della Costituzione, al principio di prevenzione e al principio “chi inquina paga” previsto dall'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea, nonché al principio di responsabilità nei confronti delle future generazioni che ispira il diritto ambientale europeo e nazionale.

Il momento di decidere è adesso

La presente iniziativa non intende mettere in discussione le attività estrattive autorizzate né il contributo che la Basilicata ha assicurato al sistema energetico nazionale. Essa richiama esclusivamente la necessità che la fase conclusiva del ciclo produttivo sia accompagnata da una pianificazione ambientale altrettanto rigorosa di quella che ha disciplinato la fase estrattiva.

Per oltre vent'anni la Basilicata ha contribuito in maniera determinante alla sicurezza energetica nazionale, diventando il principale distretto petrolifero onshore italiano.

Dal 2008 ad oggi il sistema petrolifero lucano ha generato royalties superiori a 2,2 miliardi di euro, destinate alla Regione Basilicata e ai Comuni beneficiari.

A fronte di un ammontare complessivo di risorse pubbliche di tale entità, appare opportuno avviare una riflessione istituzionale sui risultati conseguiti. La Basilicata continua infatti a registrare criticità sotto il profilo dello sviluppo economico e sociale, con livelli di reddito pro capite tra i più bassi del Paese, una persistente emigrazione di giovani, compresi molti laureati e professionisti, un progressivo spopolamento di numerosi

Comuni e un quadro demografico che desta crescente preoccupazione.

Tali elementi inducono a interrogarsi sull'efficacia delle politiche di impiego delle royalties e sulla necessità di orientare, per il futuro, una quota significativa delle risorse verso investimenti strutturali capaci di generare sviluppo duraturo, occupazione qualificata, innovazione, tutela ambientale e opportunità per le nuove generazioni.

Oggi, tuttavia, il dibattito non può più limitarsi alla distribuzione delle royalties. La vera domanda che la Basilicata deve porsi è un'altra: cosa resterà del nostro territorio quando sarà estratto l'ultimo barile di petrolio? Questa domanda non riguarda soltanto l'economia.

Riguarda la salute pubblica, la tutela dell'ambiente, la qualità delle acque sotterranee, il patrimonio agricolo, il paesaggio, la sicurezza del territorio e il futuro delle nuove generazioni.

Il "Dopo Petrolio" non appartiene al futuro: è già iniziato

Se una disponibilità finanziaria così rilevante non è stata sufficiente a modificare in modo significativo gli indicatori economici e demografici della Regione durante la fase produttiva, diventa ancora più urgente programmare la fase del "Dopo Petrolio", affinché la conclusione delle attività estrattive non lasci alla Basilicata soltanto infrastrutture da dismettere, siti da bonificare e nuove passività ambientali, ma anche un modello di sviluppo sostenibile capace di creare valore per le future generazioni.

Per la prima volta nella storia della Basilicata, il "Dopo Petrolio" non rappresenta più una prospettiva lontana.

L'avvio e la conclusione delle prime procedure di dismissione mineraria di alcuni pozzi petroliferi dimostra che la fase conclusiva del ciclo estrattivo è già iniziata. Proprio per questo motivo, le decisioni assunte oggi costituiranno il riferimento tecnico, amministrativo e ambientale per tutte le future chiusure di pozzi, centrali di trattamento, oleodotti, gasdotti e infrastrutture petrolifere presenti sul territorio regionale.

È questo il momento in cui la Regione Basilicata deve definire una strategia unitaria per la gestione della fase post-estrattiva. Domani potrebbe essere troppo tardi.

Pisticci e la Valbasento nel sistema petrolifero lucano

Il territorio del Comune di Pisticci e la Valbasento fanno parte, a pieno titolo, del sistema petrolifero regionale.

La presenza dell'impianto Tecnoparco, destinato al trattamento di reflui e rifiuti connessi anche alle attività estrattive, la presenza storica di Centrali di trattamento del gas e dell'olio, di numerosi pozzi petroliferi e di decine di chilometri di condotte interrate, l'attraversamento del territorio comunale di Pisticci da parte dell'oleodotto Monte Alpi-Taranto per circa 28 chilometri, l’utilizzazione delle strade comunali per il raggiungimento della maggior parte dei citati pozzi, con oneri di manutenzione a carico delle comunità, dimostrano, senza alcun dubbio, il coinvolgimento diretto di questo territorio nella filiera energetica regionale.

Per tali ragioni appare opportuno aprire una riflessione sull'adeguatezza degli attuali criteri di ripartizione delle royalties e delle compensazioni territoriali, affinché tengano conto anche dei territori interessati da infrastrutture strategiche e da impianti funzionalmente collegati al sistema petrolifero evitando di far ricadere sugli stessi solamente gli oneri ambientali (miasmi, sversamenti, mancate bonifiche,ecc.ecc.)

La chiusura mineraria già attuata per alcuni pozzi non coincide con la conclusione della responsabilità ambientale.

Le prime procedure di chiusura mineraria di alcuni pozzi ubicati nel territorio del Comune di Pisticci, di cui alcuni tappati definitivamente e abbandonati (n. 17) e altri tappati temporaneamente (n.8) rappresentano un momento di particolare rilevanza per l'intera Regione Basilicata.

Esse costituiscono, infatti, il primo banco di prova della futura strategia regionale per il "Dopo Petrolio".

Proprio per tale ragione, si ritiene che tali procedure non possano essere considerate concluse con il solo completamento degli adempimenti minerari previsti dalla normativa di settore.

Esse dovrebbero essere accompagnate, secondo la normativa vigente e sulla base delle valutazioni delle autorità competenti, da una verifica complessiva dello stato ambientale dell'intero sito, comprendente il pozzo di perforazione, le cementazioni, le opere interrate, le condotte di collegamento, le infrastrutture di superficie, le matrici ambientali interessate e l'eventuale necessità di interventi di caratterizzazione, bonifica, messa in sicurezza, ripristino e monitoraggio.

Le decisioni adottate oggi per questi primi casi costituiranno inevitabilmente il modello di riferimento per tutte le future procedure di dismissione dei pozzi petroliferi presenti in Basilicata. È pertanto nell'interesse dell'intera comunità regionale che tali procedure siano improntate ai più elevati livelli di tutela ambientale, affinché la conclusione della stagione petrolifera coincida con la reale restituzione dei territori alle future generazioni.

Un Patto con le future generazioni

Il petrolio appartiene al presente. Il TERRITORIO appartiene anche alle generazioni future.

Ogni decisione assunta oggi sulla dismissione delle infrastrutture petrolifere rappresenta un patto morale e istituzionale con i cittadini di domani. La responsabilità delle istituzioni non termina con la conclusione della produzione. Continua fino alla completa restituzione ambientale del territorio. La definizione di una strategia regionale per il "Dopo Petrolio" impone una riflessione anche sulle future scelte di pianificazione territoriale. Se la Basilicata intende avviare un percorso orientato alla progressiva restituzione ambientale dei territori interessati dalle attività estrattive, appare opportuno che ogni nuova iniziativa suscettibile di determinare ulteriori pressioni ambientali sia valutata nell'ambito di una visione strategica complessiva, fondata sulla coerenza tra gli obiettivi di sviluppo, tutela ambientale e sostenibilità.

In tale prospettiva, proposte quali nuove attività di ricerca di idrocarburi, l'eventuale localizzazione di infrastrutture destinate allo smaltimento di rifiuti radioattivi o altre iniziative che possano incidere significativamente sul territorio dovrebbero essere oggetto di un'attenta valutazione strategica, tenendo conto non soltanto dei profili autorizzativi previsti dalla normativa vigente, ma anche della compatibilità con gli obiettivi del Piano Regionale del "Dopo Petrolio".

Una Regione che si propone di costruire il proprio futuro sulla rigenerazione ambientale, sulla valorizzazione del paesaggio, dell'agricoltura, del turismo, dell'innovazione e della qualità della vita dovrebbe assicurare che le proprie scelte di pianificazione siano tra loro coerenti e orientate verso una visione di lungo periodo.

In questa prospettiva, iniziative quali il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato "La Capriola", ricadente nei territori di Pisticci, Bernalda, Montescaglioso, Pomarico e di altri Comuni del Metapontino, così come eventuali proposte relative alla localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi o ad altre infrastrutture energetiche di particolare impatto, rappresentano esempi di decisioni che richiedono una valutazione strategica complessiva e coerente con gli obiettivi del "Dopo Petrolio", nel rispetto delle procedure e delle competenze previste dall'ordinamento.

Le proposte

A) Governo del "Dopo Petrolio"

Si chiede al Presidente della Regione Basilicata di promuovere, entro un termine ragionevole, l'avvio di un procedimento istituzionale finalizzato alla predisposizione del Piano Regionale del "Dopo Petrolio", attraverso la costituzione di un Tavolo Permanente composto da:

  • Regione Basilicata;
  • Comuni interessati dalla filiera petrolifera;
  • Ministeri competenti;
  • Autorità ambientali e minerarie;
  • Università della Basilicata;
  • ISPRA;
  • ARPAB;
  • Ordini professionali;
  • rappresentanze delle comunità locali;
  • concessionari delle attività estrattive.

Il Tavolo dovrà elaborare una strategia regionale che disciplini in modo unitario la conclusione della stagione petrolifera lucana.

B) Garanzie finanziarie e responsabilità ambientale

Si propone la definizione di un Quadro Regionale delle Garanzie Finanziarie Vincolanti per tutte le attività di chiusura e restituzione ambientale dei siti petroliferi, comprendente:

  1. L'obbligo di prestazione di fideiussioni bancarie a prima richiesta, escutibili direttamente dalla Regione o dai Comuni in caso di inadempienza;
  2. La rideterminazione degli importi minimi di garanzia tramite perizie terze indipendenti, coprendo l'intero ciclo di smantellamento, bonifica e ripristino morfologico;
  3. Il divieto di svincolo delle garanzie fino all'ottenimento del Certificato di Avvenuto Ripristino Ambientale e il mantenimento di una garanzia di post-gestione decennale per il monitoraggio continuativo del suolo e della falda.»

Tale sistema dovrà assicurare la piena applicazione del principio europeo e nazionale "Chi inquina paga", evitando che eventuali costi futuri gravino sulla collettività.

C) Piano Regionale per la Restituzione Ambientale del Territorio

La Regione Basilicata è chiamata a promuovere l'adozione di specifiche Linee Guida Regionali per la

Dismissione Ambientale delle Infrastrutture del Sistema Petrolifero, prevedendo, secondo la normativa vigente e sulla base delle valutazioni delle autorità competenti:

  • il censimento completo di pozzi, centrali, oleodotti, gasdotti, flowline, condotte interrate e infrastrutture accessorie;
  • la caratterizzazione ambientale dei siti interessati;
  • la valutazione delle condizioni delle infrastrutture interrate e delle possibili modalità di gestione
  • (rimozione, inertizzazione o mantenimento in sicurezza), sulla base delle caratteristiche del sito e delle migliori tecniche disponibili;
  • la predisposizione dei progetti di bonifica, messa in sicurezza, ripristino e monitoraggio;
  • la restituzione dei territori alle comunità locali nelle migliori condizioni ambientali tecnicamente conseguibili.

La restituzione ambientale dovrà costituire la fase conclusiva dell'intero ciclo petrolifero regionale.

D) Equità territoriale, royalties e sviluppo sostenibile

Si propone una riflessione istituzionale sui criteri di distribuzione delle royalties e delle misure compensative, affinché siano considerate anche le realtà territoriali che, pur non essendo sedi principali di estrazione, risultano stabilmente coinvolte nella filiera petrolifera attraverso impianti, infrastrutture strategiche e attività connesse.

In tale contesto si propone:

  • l'istituzione del Fondo Strategico Lucano per il "Dopo Petrolio", alimentato durante la fase produttiva mediante una quota dei proventi derivanti dalle attività estrattive e dagli altri strumenti finanziari previsti dalla normativa;
  • la destinazione esclusiva e vincolata del Fondo alle attività di caratterizzazione, bonifica, ripristino ambientale, monitoraggio e rigenerazione dei territori interessati;
  • la promozione di una revisione delle disposizioni normative vigenti, ove necessaria per garantire
  • un'equa distribuzione delle risorse e la piena tutela dei territori coinvolti.
  • la piena applicazione del principio "Chi inquina paga", secondo la normativa europea e nazionale.

Invitando altresì tutti i consiglieri regionali ed i consigli Comunali dei territori interessati dalla filiera

petrolifera ad approvare un Ordine del giorno uniforme, da trasmettere alla Regione Basilicata, con il quale si richiede l'adozione del Piano Regionale del 'Dopo Petrolio' e delle Linee Guida regionali per la restituzione

ambientale delle infrastrutture petrolifere.

Così come si invitano tutti i cittadini lucani, che condividono tale strategia per la restituzione di un territorio

integro alle future generazioni, di incidere fattivamente presso la classe politica locale, in caso di inerzia della stessa, con pressanti e continue richieste di intervento.

Una riflessione personale

Dopo oltre trent'anni di servizio quale Dirigente del Settore Ambiente del Comune di Pisticci, partecipando a conferenze di servizi, procedimenti ambientali e attività di controllo del territorio, sento il dovere civico e

morale di richiamare l'attenzione delle istituzioni su questa questione che ritengo decisiva.

Il territorio di Pisticci convive già oggi con criticità ambientali anche rivenienti da attività industriali degli anni sessanta e che hanno portato la Valbasento ad un Sito di Interesse Nazionale da BONIFICARE (L.179/2002) e che interessano il suolo, il sottosuolo e la qualità dell'aria, oltre ad essere attualmente direttamente coinvolto nella filiera petrolifera attraverso infrastrutture strategiche. Proprio questa esperienza mi induce a ritenere che il "Dopo Petrolio" non possa più essere rinviato. Non si tratta di una posizione ideologica. Si tratta di una responsabilità istituzionale verso il territorio e verso le future generazioni.

Un appello alla responsabilità

La storia giudicherà questa generazione di amministratori non per la quantità di petrolio estratta durante i rispettivi mandati, ma per la capacità di avere programmato la restituzione ambientale della Basilicata che costituisce la fase conclusiva del ciclo petrolifero e comprende l'insieme delle attività necessarie affinché il territorio interessato dalle attività estrattive venga riconsegnato alle comunità locali nelle migliori condizioni ambientali tecnicamente conseguibili, secondo la normativa vigente, mediante caratterizzazione, eventuale bonifica, messa in sicurezza, ripristino, monitoraggio e gestione delle infrastrutture dismesse.

L'eventuale e non auspicabile rinvio delle decisioni necessarie potrebbe trasferire alle generazioni future oneri e criticità che oggi possono ancora essere affrontati attraverso una pianificazione tempestiva, adeguate garanzie finanziarie e un rigoroso rispetto delle procedure ambientali.

La Basilicata ha oggi un'opportunità straordinaria.

Può diventare la prima Regione italiana a dotarsi di una strategia organica per il "Dopo Petrolio", trasformando la conclusione delle attività estrattive in un modello nazionale di recupero ambientale, tutela delle risorse naturali e responsabilità intergenerazionale.

Questa è una scelta che appartiene alle istituzioni di oggi, ma che sarà giudicata dalle generazioni di domani.

Per questo rivolgiamo un appello a tutte le Istituzioni affinché il "Dopo Petrolio" diventi una priorità assoluta dell'agenda regionale.

Perché la vera ricchezza della Basilicata non è il petrolio che estraiamo.

È il territorio che saremo capaci di restituire alle future generazioni.

Così con una nota Ing. Antonio Grieco, già dirigente del Settore Ambiente del Comune di Pisticci (1995-2017)

Documento aperto al contributo delle Istituzioni, delle Università, degli Ordini professionali, delle Associazioni e dei cittadini della Basilicata

Un viaggio in Giappone, come quello recentemente effettuato, non è soltanto la scoperta di:

  • città futuristiche,
  • treni ad alta velocità,
  • tecnologia avanzata,
  • oppure una organizzazione estremamente efficiente.

Il vero Giappone colpisce soprattutto per altro: il rispetto.

Riceviamo e pubblichiamo comunicato inviato in redazione dall’Ing. Antonio Grieco, già Dirigente Settore Ambiente – Comune di Pisticci.

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