Lunedì, 27 Giugno 2022

Carissimi,

finalmente dopo due anni vissuti con la nostalgia di ritrovarci insieme, come Chiesa di Matera-Irsina oggi celebriamo e viviamo la processione più importante per le strade della nostra città: la solennità del Corpus Domini.

Viviamo questa celebrazione con la certezza che accanto a noi è presente la Vergine Santa che veneriamo sotto il dolce titolo di Madonna SS. della Bruna. Sarà lei che ci accompagnerà come Arca della nuova Alleanza, Tabernacolo e Ostensorio che contiene il frutto del suo seno, Gesù. Solennità che ci proietta verso il 02 luglio con rinnovato entusiasmo e desiderio di camminare con Maria.

Quest’anno il giorno del Corpus Domini assume un significato più profondo: guardare al XXVII Congresso Eucaristico Nazionale che sarà celebrato nella nostra amata città di Matera: “Tornare al gusto del pane. Per una Chiesa eucaristica sinodale”.

Partendo dal pane di Matera abbiamo approvato il titolo del Congresso: “Tornare al gusto del pane”, che rimanda a quello eucaristico e che soprattutto nella fase cruciale della pandemia ci è mancato.

Al nostro tema, pochi giorni fa, la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, in occasione della Giornata per la custodia del creato (1 settembre) ha accostato il tema “Prese il pane, rese grazie” (Lc 22,19).

Tenendo presenti questi due momenti che scaturiscono l’uno dall’altro, ci lasciamo accompagnare ed aiutare dalla Parola che è stata proclamata.

La figura di Melchisedek appare come il Re di Salem che porta “pane e vino”. Conosciamo meglio Melchisedek attraverso la lettera agli Ebrei che lo definisce “Re di giustizia, abita nella pace, è Re da dove è la pace, venera e adora il Dio Altissimo, il Creatore del cielo e della terra, e porta pane e vino (cfr Eb 7,1-3; Gen 14,18-20). 

Dice Benedetto XVI: “I Padri hanno sottolineato che è uno dei santi pagani dell’Antico Testamento e ciò mostra che anche dal paganesimo c’è una strada verso Cristo e i criteri sono: adorare il Dio Altissimo, il Creatore, coltivare giustizia e pace, e venerare Dio in modo puro. Così, con questi elementi fondamentali, anche il paganesimo è in cammino verso Cristo, rende, in un certo modo, presente la luce di Cristo”.

Dalla lettura dei testi biblici la figura di Melchisedek viene presentata più grande dello stesso Abramo: Dio lo rende sacerdote attraverso la sua unzione e non per discendenza, divenendo profezia del sacerdozio puro e santo del suo Messia. Il pane e quel vino offerti da Melchisedek rivelano a noi cristiani che l’Eucaristia è stata da sempre nella mente e nel cuore di Dio come un desiderio da compiere nella storia degli uomini.

La sintesi mirabile la liturgia ce la presenta esattamente nel Canone romano, quando, durante la seconda epiclesi, si dice:

Volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno,
come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto,
il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede,
e l’oblazione pura e santa
di Melchisedech, tuo sommo sacerdote.
Ti supplichiamo, Dio onnipotente:
fa’ che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo,
sia portata sull’altare del cielo
davanti alla tua maestà divina,
perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare,
comunicando al santo mistero
del corpo e sangue del tuo Figlio,
scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo.

E’ sempre Benedetto XVI che ci ricorda: “Questo vuol dire che Cristo è la novità assoluta di Dio e, nello stesso tempo, è presente in tutta la storia, attraverso la storia, e la storia va incontro a Cristo. E non solo la storia del popolo eletto, che è la vera preparazione voluta da Dio, nella quale si rivela il mistero di Cristo, ma anche dal paganesimo si prepara il mistero di Cristo, vi sono vie verso Cristo, il quale porta tutto in sé.

Questo mi sembra importante nella celebrazione dell’Eucaristia: qui è raccolta tutta la preghiera umana, tutto il desiderio umano, tutta la vera devozione umana, la vera ricerca di Dio, che si trova finalmente realizzata in Cristo. Infine va detto che adesso è aperto il cielo, il culto non è più enigmatico, in segni relativi, ma è vero, perché il cielo è aperto e non si offre qualcosa, ma l’uomo diventa uno con Dio e questo è il vero culto. Così dice la Lettera agli Ebrei: “il nostro sacerdote sta alla destra del trono, del santuario, della vera tenda, che il Signore Dio stesso ha costruito” (cfr 8,1-2).

Un altro elemento importante da tenere presente, ricavato dalla seconda lettura, è esattamente questo: l’Eucaristia non è solo pane e vino che attraverso la transustanziazione diventano “corpo” e “sangue” di Cristo, ma pane spezzato e vino versato. In questo modo riusciamo a cogliere il senso della sua vita offerta per noi. E la logica del dono ci aiuta a capire che celebrare l’Eucaristia, ricevere Gesù Eucaristia, non significa stare bene, aver soddisfatto il precetto, aver ricordato l’anima di una persona cara. E’ anche questo! Ma prima di tutto cogliere che partecipare all’Eucaristia significa spendere come Gesù, la propria vita in un dono, che si fa pane spezzato e nutrimento per il bene dei fratelli.

Permettetemi di fare mio e, quindi anche vostro, il pensiero del Venerabile D. Tonino Bello, quanto mai attuale per quello che stiamo vivendo in questo tempo storico: pandemia, guerra, attentati intimidatori a Scanzano, illegalità. Da uomo innamorato dell’Eucaristia, viveva l’intimità con il Maestro e Signore davanti al tabernacolo, e spesso si faceva chiudere in chiesa e rimaneva da solo, dice: “L’eucaristia rimane... una sorta di sacramento incompiuto. Rimane incompiuto quando manca la sequela eucaristica. E che cosa significa, fratelli miei, sequela eucaristica? (...) Vivere l’eucaristia è lasciarsi andare, lasciarsi afferrare dall’onda di Gesù Cristo. Lasciarsi andare senza i tuoi tracciati, senza i tuoi programmi, gli itinerari che ti sei schematizzato tu. Io vorrei esortarvi, cari fratelli, a un modo di vivere più abbandonato, più libero. Sentitevi uomini liberi, uomini che non sono lì incastrati nel sistema. (...) L’eucaristia è uno scandalo da vivere fino in fondo (…). Occorre aver coscienza che noi siamo corpo di Cristo crocifisso alla storia. Coscienza di non possedere la Verità, quanto di essere posseduti dalla Verità. E’ la Verità che ci afferra, è Cristo che ci afferra. (…) La comunità eucaristica, come Gesù, deve essere sovversiva e critica verso tutte le miopi realizzazioni di questo mondo. Noi tra le opere di misericordia corporale abbiamo sempre insegnato che bisogna consolare gli afflitti, ma non abbiamo mai invertito l’espressione dicendo che bisogna affliggere i consolati. Tu devi essere una spina nel fianco della gente che vive nelle beatitudini delle sue sicurezze (…). Occorre avere la coscienza che noi siamo il corpo festivo di Gesù Cristo. E non solo il suo corpo feriale, crocifisso e crocifiggente. Perché celebrare con autenticità i giorni festivi significa salvare i giorni feriali. Come si dovrebbe scatenare il senso della festa, specialmente la domenica! (…). Gesù Cristo è il nuovo Adamo. Il primo ha frantumato l’umanità col peccato. Il secondo l’ha ricostruita nell’unità. (…) Ebbene, noi credenti dobbiamo collocarci sulla stessa linea di riconduzione dell’unità iniziata da Cristo. E’ questo il servizio fondamentale che ci viene richiesto. Di qui deve scatenarsi il nostro impegno contro tutto ciò che favorisce la disgregazione: l’egoismo, l’accaparramento dei beni che esclude tanta gente dal banchetto della vita, la violenza, l’uso della forza, il ricorso alle armi, il crescente sviluppo dell’apparato bellico, la progressiva militarizzazione del territorio, il commercio clandestino e palese delle armi cui si legano i fenomeni della droga e della mafia…”

Davanti a questo scenario mondiale, globalizzato, si sta sperimentando la presunzione, la fragilità, il crollo, come al tempo della torre di Babele. Succede sempre così quando l'uomo mette da parte Dio e segue istinti perversi e bramosie, perde cioè quella umanità che lo voleva simile a Dio in grandezza di cuore e generosità.

A noi, come ai discepoli, Gesù ci dice di non avere paura dello scenario vasto e sofferente che si dipana dinanzi i nostri occhi. Di non perderci d’animo se anche oggi ci sono solo “cinque pani e due pesci”. E’ lui il pane disceso dal cielo, è lui il cibo di vita eterna, è lui che si è spezzato per tutti.

Ieri, come oggi, non si tratta di soddisfare solo il bisogno materiale del momento, ma di intridere nel cuore di chi ha fede il grande insegnamento della condivisione: i discepoli devono dare “loro stessi da mangiare”.  Questo ci fa capire che non è possibile staccare il dono del “Pane di vita” dalla passione, morte e risurrezione. Banchetto conviviale e banchetto sacrificale stanno insieme. Se partecipare alla celebrazione eucaristica significa fare festa e convivialità, non bisogna mai dimenticare che il mistero pasquale è passione, morte e risurrezione, quindi il banchetto eucaristico resta sempre banchetto sacrificale.

Al termine della celebrazione, dopo due anni di attesa, vivremo la processione eucaristica. Con Gesù Eucaristia attraverseremo alcune strade della nostra città, per diffondere e fortificare la speranza, nutrire la fiducia, seminare la pace, ritornare a credere nell’uomo abitato e illuminato dalla presenza divina.

Così sia. 

Don Pino                                                                                

E’ arrivato a Matera, accolto dal Vescovo della Diocesi di Matera-Irsina Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, il Segretario Generale della CEI Mons. Stefano Russo giunto al termine del suo mandato dopo essere stato eletto da Papa Francesco lo scorso 7 maggio Vescovo di Velletri-Segni.

Il Rituale Romano considera un Congresso Eucaristico “come una stazione a cui una Chiesa locale invita le altre chiese della medesima regione o della stessa nazione o del mondo intero”.

Accogliendo l’invito del Santo Padre a credenti e non credenti anche la Diocesi di Matera-Irsina vivrà il prossimo 2 marzo, mercoledì delle ceneri, una Giornata di digiuno per la pace.

Nella Lettera che Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo ha scritto per la Quaresima c’è l’invito a tornare al gusto della “Vita” invocando la “Pace”: - Nonostante la stanchezza, il dispiacere, il dolore, le lacrime, la paura e, a volte, la disperazione e le ingiustizie che gravano sulla nostra esistenza, questo è il tempo in cui dobbiamo riprendere a seminare vita, speranza, pace, armonia. -

Il desiderio della pace chiede la responsabilità di tutti nel costruire relazioni nuove: ricordando che la città di Matera accoglierà dal 22 al 25 settembre prossimo il Congresso eucaristico nazionale che avrà come tema “Torniamo al gusto del pane. Per una Chiesa eucaristica e sinodale, il Presule invita a riscoprire il gusto della giustizia, dell’accoglienza e del perdono reciproco.

Di seguito la lettera della Quaresima di minsignor Caiazzo

Carissimi,

si avverte nell’aria il desiderio di ritornare al gusto della vita invocando la Pace!

Avevamo sperato che la pandemia ci avrebbe migliorati e, invece, c’è tanta rabbia e ognuno, dal suo punto di vista, ha ragione.

Dalla pandemia alla crisi energetica mondiale, dalle bollette salate al rincaro carburanti, dall‘angoscia e preoccupazione per i venti di guerra in atto in Ucraina alle strategie economiche… ci sentiamo soffocati.

Questi ultimi anni ci hanno fortemente segnati togliendoci anche il ricordo di come fosse bello stare insieme, serenamente, di condividere gioie e dolori con libertà, di ricercare nella memoria il volto dell’altro dietro la mascherina. Sicuramente c’è voglia di guardarsi negli occhi, sorridere, abbracciarsi: tutte le affettuosità, – quanto di più umano in noi – sono state mortificate.

Eppure, in tanti modi e in tante occasioni, abbiamo cercato di dilatare il cuore per uscire dal nostro piccolo mondo e capire che l’umanità è molto più grande dell’io che spesso soffoca ogni relazione, fa perdere di vista che esiste un noi da prendere per mano e, insieme, camminare per le strade dell’umanità.

Come cristiani avvertiamo il desiderio di tornare al gusto del pane, dell’Eucaristia: Il tuo volto, Signore, io cerco. “Non nascondermi il tuo volto” (Sl 27,8-9).

Nonostante la stanchezza, il dispiacere, il dolore, le lacrime, la paura e, a volte, la disperazione e le ingiustizie che gravano sulla nostra esistenza, questo è il tempo in cui dobbiamo riprendere a seminare vita, speranza, pace, armonia. Come ci richiama Papa Francesco, riprendendo una frase di S. Paolo ai Galati: «Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione (kairós), operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,9-10a).

Il cammino sinodale ci sta aiutando a mettere in atto nelle nostre comunità quanto maturato negli ultimi anni, meditando soprattutto l’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita della Chiesa, in vista del Congresso Eucaristico Nazionale che si celebrerà nella nostra città di Matera dal 22 al 25 settembre prossimo.

Le fondamenta della nostra casa hanno un solo nome: la Parola di Gesù Cristo! Tutte le altre parole, anche se recitate, cantate, ballate, durano la frazione di un secondo, portate via dal vento. La Parola del Signore, proprio perché Parola di vita eterna, non passa, rimane sempre nel tempo come luce e lampada sul cammino di ogni uomo.

Questo tempo di Quaresima, in preparazione alla Pasqua del Signore, ci interroga seriamente e altrettanto seriamente siamo invitati a rispondere. Non è più tempo della superficialità ma della responsabilità, della progettualità seria, a costruire la propria vita, la propria famiglia, le amicizie, gli affetti, l’amore, le relazioni. “Si fermi la follia della guerra”. È tempo di costruire su basi più solide! Potrebbe sembrare scontato quanto sto per dirvi, ma a me sembra davvero urgente!

Torniamo al gusto della Pace bandendo ogni forma di ingiustizia per correre vivi e insieme per le strade del mondo.

Torniamo a gustare la Preghiera senza stancarci, valorizzando soprattutto l’adorazione eucaristica, stando davanti a Gesù.

Torniamo a riscoprire il gusto della Misericordia di Dio, attraverso una vera e sana confessione, affinché il male sia letteralmente tolto dalla nostra vita.

Torniamo a chiederci scusa tra di noi e a perdonarci per gustare la potenza dell’amore.

Torniamo a coltivare ogni forma di Carità verso il prossimo, uscendo dal guscio dell’intimismo religioso che pacifica in maniera fittizia la coscienza.

Torniamo al gusto della Vita che ci dona Gesù nell’Eucaristia spezzandosi e immolandosi per noi sull’altare della croce.

Auguro a tutti un buon cammino di Quaresima assaporando i passi, alla Sua luce, nel nostro cammino: in fondo “l’infinito, è più grande del finito” e noi siamo nati per abitare stabilmente il primo.

Vi abbraccio e benedico.

✠ Don Pino

 

SUGGERIMENTI E SEGNI LITURGICI DA PORTARE SEMPRE DURANTE LA PROCESSIONE D’INGRESSO

  1. Mercoledì delle Ceneri (02 marzo): Digiuno e preghiera per la Pace nel mondo
  2. Prima Domenica di Quaresima (06 marzo): Non di solo pane vivrà l’uomo (Lc 4,4). Torniamo al gusto della Parola. Portare in processione e solennemente la Parola da collocare sull’ambone per poi tenerla sempre aperta e davanti ai fedeli in un luogo conveniente del presbiterio o nella navata centrale.
  3. Seconda Domenica di Quaresima (13 marzo): Il suo volto cambiò d’aspetto (Lc 9,29). Torniamo al gusto della Preghiera. Portare sempre in processione il volume di Quaresima della Liturgia delle Ore incoraggiando i fedeli a riscoprire l’adorazione eucaristica.
  4. Terza Domenica di Quaresima (20 marzo): Lascialo ancora quest’anno…vedremo se porterà frutti (Lc 13,8-9)Torniamo al gusto della pazienza. Alcuni giovani, come nelle GMG, portano una croce spoglia da collocare per terra davanti all’altare.
  5. Quarta Domenica di Quaresima (27 marzo): Facciamo festa (Lc 15,23)Torniamo al gusto della Domenica. Far precedere la processione d’ingresso da un gruppo di fedeli che esprimono la gioia di stare insieme cantando.
  6. Quinta Domenica di Quaresima (03 aprile): Và e d’ora in poi non peccare più (Gv 8,11)Torniamo al gusto della Riconciliazione. Portare processionalmente la stola viola esortando i fedeli a ritornare a celebrare il sacramento della confessione e a fare gesti di riconciliazione.

 

IN OGNI DOMENICA CI SIA ATTENZIONE E INVITO ALLA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI PER I BISOGNI E LE NECESSITA’ DI TANTE FAMIGLIE CHE SONO IN DIFFICOLTA’

 

Il Direttore dell’Ufficio Catechistico Regionale e Diocesano, Don Pasquale Giordano, per tutto il tempo di Quaresima, invierà la Lectio Divina sul Vangelo domenicale.

 Sul sito della Diocesi (www.chiesadimaterainsina.itsaranno inserite anche le schede della Lectio su Gv 6.

 Sul nostro giornale online “Logos. Le ragioni della verità” si possono trovare riflessioni e comunicazioni che ci accompagnano durante tutto l’anno (www.logosmatera.it).

Oggi si riunisce a Potenza il tavolo di crisi chiesto dai sindaci della Valbasento, Lisanti in primis, e dai sindacati per trattare la brutta vicenda dello stabilimento Coopbox, da quasi 40 anni a Ferrandina, per il quale è stata annunciata la chiusura ed il licenziamento di una quarantina di dipendenti.

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