Lunedì, 27 Giugno 2022

Svolta ieri mattina l’udienza del processo penale che riguarda l’azienda Materit che produceva manufatti in cemento-amianto in Valbasento. Segue la nota inviata dalle associazioni AIEA e Medicina Democratica che si sono costituite parte civile nel processo penale e tutelano i diritti dei lavoratori e delle vittime dell’amianto.

Sarebbe dovuta arrivare ier la sentenza di primo grado al processo a carico di presunti affiliati al clan Schettino di Scanzano Jonico. Nell’udienza di ier mattina, al tribunale di Matera, i due difensori del presunto boss, Gerardo Schettino, assenti in aula, hanno fatto pervenire un certificato medico. A darne notizia la Tgr Basilicata in un servizio andato in onda nel telegiornale delle 14;00 di ieri.

La Polizia di Stato di Matera ha notificato l’Avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di tre soggetti, responsabili della gestione di un centro di accoglienza per migranti sito in provincia di Matera, nei cui confronti sono stati ipotizzati i reati di truffa continuata e aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico commesso da privato in atto pubblico.

La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, disposta dal Gip del Tribunale di Matera, nei confronti di un 26enne immigrato di nazionalità nigeriana domiciliato in Matera, per il quale sono stati ipotizzati i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, continuati e aggravati dall’uso di violenza fisica, minaccia, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, lesioni personali aggravate, commessi ai danni della propria ex convivente, sua connazionale.

Condanne per un totale di circa 200 anni di reclusione sono state chieste dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Potenza Anna Gloria Piccininni, nell’ambito del processo su un’operazione del 2018 contro il clan Schettino, operante nel Metapontino. Il pubblico ministero ha tenuto ier la requisitoria, che è durata oltre quattro ore, davanti al Tribunale di Matera. Il 4 ottobre 2018 le forze dell’ordine arrestarono 25 persone (12 in carcere e 13 ai domiciliari). In particolare, la condanna più alta (a 28 anni di reclusione) è stata chiesta per Gerardo Schettino, un ex carabiniere, ritenuto dagli investigatori dell’antimafia lucana a capo del clan. In totale sono 16 le richieste di condanna (la più bassa a quattro anni di reclusione), mentre un’assoluzione è stata chiesta dal pubblico ministero per prescrizione. Il processo è stato aggiornato al 19 maggio, con un calendario di udienze già fissato fino al 6 giugno prossimo.

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