Sabato, 03 Dicembre 2022

Con la condanna dell’ex carabiniere Gerardo Schettino alla pena di 25 anni e sei mesi reclusione, si è concluso in serata a Matera il processo di primo grado a carico dei presunti componenti di un clan – ritenuto mafioso dalla Procura distrettuale di Potenza – che ha operato nel Metapontino. Per Schettino il pm aveva chiesto la condanna a 28 anni di reclusione.  Fra le accuse rivolte ai componenti del clan, la rapina ad un supermercato, l’incendio di un’azienda agricola, un tentativo di omicidio per della droga non pagata e, nel 2018, le minacce a un giornalista.

Svolta ieri mattina l’udienza del processo penale che riguarda l’azienda Materit che produceva manufatti in cemento-amianto in Valbasento. Segue la nota inviata dalle associazioni AIEA e Medicina Democratica che si sono costituite parte civile nel processo penale e tutelano i diritti dei lavoratori e delle vittime dell’amianto.

Sarebbe dovuta arrivare ier la sentenza di primo grado al processo a carico di presunti affiliati al clan Schettino di Scanzano Jonico. Nell’udienza di ier mattina, al tribunale di Matera, i due difensori del presunto boss, Gerardo Schettino, assenti in aula, hanno fatto pervenire un certificato medico. A darne notizia la Tgr Basilicata in un servizio andato in onda nel telegiornale delle 14;00 di ieri.

La Polizia di Stato di Matera ha notificato l’Avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di tre soggetti, responsabili della gestione di un centro di accoglienza per migranti sito in provincia di Matera, nei cui confronti sono stati ipotizzati i reati di truffa continuata e aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico commesso da privato in atto pubblico.

La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, disposta dal Gip del Tribunale di Matera, nei confronti di un 26enne immigrato di nazionalità nigeriana domiciliato in Matera, per il quale sono stati ipotizzati i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, continuati e aggravati dall’uso di violenza fisica, minaccia, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, lesioni personali aggravate, commessi ai danni della propria ex convivente, sua connazionale.

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