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“Anche la Corte dei Conti Ue con i rilievi sull’attuale architettura della Pac ha confermato le perplessità manifestate sulle criticità della proposta della Commissione Ue, che rischia di snaturare la Politica agricola comune, complicare le regole per l'accesso ai fondi delle imprese, andare in direzione opposta alle esigenze di semplificazione e far venire meno quell’eccezionalismo agricolo che ha garantito la crescita della produzione agroalimentare europea”.
“Un primo importante passo in avanti ottenuto dalle tante mobilitazioni che hanno visto protagonisti anche gli agricoltori lucani della Coldiretti che continuerà a lavorare in questa direzione”. Così la Coldiretti della Basilicata commenta il voto del Parlamento europeo che rimanda l’accordo Mercosur alla Corte di Giustizia.
“E’ necessario fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere”. E’ l’appello rilanciato dalla Coldiretti, presente oggi a Strasburgo in corteo fino al Parlamento Europeo con oltre mille soci agricoltori arrivati da tutta Italia guidati dal Presidente Ettore Prandini e dal Segretario Generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea.
Si sposta a Strasburgo il 20 gennaio davanti alla sede del Parlamento Europeo la mobilitazione permanente di Coldiretti con l’obiettivo di bloccare le follie della Von der Leyen e della sua cerchia ristretta di tecnocrati che mettono a rischio il reddito degli agricoltori europei e 400 milioni di cittadini.
E’ numerosissima la delegazione della Coldiretti della Basilicata a Bruxelles in piazza per chiedere di salvare l’agricoltura europea e la sicurezza alimentare di 400 milioni di cittadini occorre mandare via i tecnocrati che condizionano un’Unione Europea sempre più lontana dai cittadini e pericolosamente vicina alla sua implosione.