Lunedì, 26 Settembre 2022

Il bosco La Manferrara di Pomarico: uno strepitoso tempio della natura da visitare almeno una volta

Mercoledì, 02 Marzo 2022

E’ il polmone verde della nostra provincia. Il nostro riferimento è a “La Manferrara”, un grande bosco dalle lontane origini.

Esteso circa 500 ettari, nel cuore della provincia di Matera a confine con il territorio di Miglionico, lontano dal centro abitato di Pomarico circa 4 chilometri, ma a poca distanza dal moderno insediamento del quartiere “Aldo Morto”, per alcuni tratti, rasenta la provinciale per Matera e Ferrandina  ed è ricco di una fittissima vegetazione fatta soprattutto di secolari alberi di  querce e conifere che crescono su pendici alte fino a 500 metri dal livello del mare, oltre ad un ricco sottobosco come il pungitopo, la caratteristica pianta natalizia dalle bacche rosse, la rubia, la ginestra con fiori gialli e profumati, il ciclamino che ha fiori rosei, i licheni, organismi vegetali complessi formai da un fungo e da un’alga che vivono insieme e poi tante specie di funghi come la vescia, fungo piccolissimo, il muschio e una grande quantità di ghiande sparse sul terreno.

Altre specie arboree, di cui il bosco è ricco, sono la roverella, il cerro, l’acero, l’orniello, il corbezzolo, il carpino, il melastro, il perastro mentre nei piani bassi prevalgono le essenze dell’area fitoclimatica mediterranea.

In rapporto alla sua estensione il bosco possiede quasi inalterato un grande patrimonio flogistico e faunistico.

Per quel che concerne la fauna, ciò che è raro osservare in altri luoghi, nel bosco de La Manferrara, diventa comune. I quasi scomparsi Gatto Selvaggio, meglio conosciuto come Istrice, e poi la Donnola e le Volpi sono di casa nella zona senza che alcuno le disturbi. Quanto alle specie alate, l’avifauna presenta una straordinaria ricchezza ed una varietà di specie particolari. Dallo Zigolo capinero ed ai rapaci Gheppio e Sparviero, si arriva a delle specie rarissime come il Nibbio bruno, il Nibbio reale e il Biancone che qui nidificano. Le escursioni primaverili, a questo proposito sono particolarmente fruttuose: a marzo giungono il Gruccione e la Ghiandaia Marina che costruiscono i loro fantasiosi e geniali nidi; agli inizi di aprile invece, arriva il Nibbio bruno ed è possibile assistere alle spettacolari “parate nuziali” del Nibbio reale. Ma nel bosco della Manferrara, all’inizio del secolo scorso, come raccontava chi aveva vissuto quell’epoca, si registrava anche la presenza costante di branchi di lupi, che a volte, affamati e, specie nelle ore notturne e d’inverno, sconfinavano nelle campagne circostanti di contrada Pantana e Serre, facendo razzia di pecore, polli e galline e sovente, spingendosi fin dentro l’abitato.

Una distesa verde, maestosa, selvaggia, “che a visitarla - come sosteneva qualche tempon fa, Giovanni Brunelli nel servizio “Angoli di paradiso dalle nostre parti” sulla rivista Ali e Natura - sembra idealmente tornare indietro nel tempo quando la natura in questa regione, la faceva da padrone e l’uomo era solo una “variabile” insignificante”. Oggi il rapporto è variato ed anche per questo le numerose associazioni ambientalistiche (WWF, Lipu, Lega Ambiente e altre), si sono impegnate, cercando di non far disperdere il patrimonio storico di questa nostra regione, creando un circuito naturalistico che facesse di queste terre altrettante oasi di protezione da visitare, da godere e da cui imparare.

“Lucania terra di boschi”, dicevano i latini esprimendo a parole ciò che vedevano: distese immense di alberi, natura padrona del territorio, fauna e flora rigogliose. Anche se ridimensionata nell’estensione, questa realtà è viva ancora oggi e la Manferrara di Pomarico, uno dei più grandi polmoni verdi della nostra regione, è un esempio di straordinaria bellezza che va difesa dalle insidie dell’uomo con l’auspicio che sia palestra di insegnamenti per i più piccoli, in futuro forse, più rispettosi della natura dei grandi.

Chi non ha ancora visitato “La Manferrara” (ora troverà anche servizi di accoglienza realizzati dall’attuale amministrazione guidata da Francesco Mancini e dalla precedente guidata da Giuseppe Casolaro) non perda tempo e lo faccia. Ne rimarrà incantato.

Michele Selvaggi

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