20Luglio2019

 

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Pisticci ricorda la Notte di Sant'Apollonia

Il Comune di Pisticci, anche quest’anno, come è ormai tradizione, ricorda, con il coinvolgimento delle parrocchie cittadine, delle scuole e delle Associazioni culturali, le circa 400 vittime della tragica notte di Sant’Apollonia, vittime della frana che interessò l’allora rione Casalnuovo (ora Terravecchia) in seguito ad una abbondante nevicata. Era il 9 febbraio 1688.
Il programma prevede, per la questa sera, lunedì 8 febbraio ore19,30, il rintocco a stormo delle campane della Chiesa Madre e di tutte le altre chiese, non solo di Pisticci centro.
Mercoledì invece, alle ore 10,30, una messa solenne sarà concelebrata nella  Abbazia di Santa Maria del Casale, da tutti i parroci  delle chiese  del territorio. Al termine delle celebrazione, un corteo raggiungerà il cimitero comunale dove, da parte del primo cittadino sarà deposta una corona sul cippo marmoreo appositamente fatto erigere nel 2009 dall’allora sindaco Michele Leone.
E’ il caso di ricordare e dare atto all’allora consigliere comunale Roberto Cammarota  della proposta con la quale il 23 maggio 2006, chiese un riconoscimento ufficiale  da parte del Comune, per ricordare solennemente la ricorrenza. Proposta condivisa dal sindaco dell’epoca Pasquale Bellitti che, avvalendosi di una relazione storica sugli avvenimenti di quel 9 febbraio 1688, approvò una delibera con la quale si decise di onorare tutti gli anni la ricorrenza, con una solenne manifestazione. L’evento è organizzato dall’Assessorato alla Cultura e dalle Biblioteche comunali.

Un film e tre opere letterarie  ci ricordano  la tragedia  del 9 febbraio 1688 che colpì  la parte più alta dell’abitato pisticcese, squarciandolo di netto e trascinando con sé, la vita di circa 400  concittadini. Il film del regista romano Emanuele Dio Leo, racconta l’episodio drammatico della frana del rione Casalnuovo, ora rione Terravecchia, che dette vita successivamente al rione Dirupo. Il racconto di Di Leo si sofferma su un episodio che vede protagonisti due giovani del posto, Lorenzo (Massimo Previtera) figlio di un povero contadino e Rosalia (Valentina Romano), la primogenita di un ricco proprietario terriero che il papà (Rocco Ditella) aveva promesso sposa a Michele altro giovane del posto. Una trama interessante e un finale drammatico con la morte di Lorenzo travolto dalla frana, unitamente ad altre circa 400 vittime di quella tragica notte.

Le tre opere letterarie invece, sono a firma dei due storici pisticcesi Giuseppe Coniglio, Dino D’Angella e  di Romano Giovinazzi. “Ad aggravare la situazione – racconta il professor Giuseppe Coniglio nel suo  “Notte di Santa Apollonia”, anche l’ora e le avverse condizioni climatiche. Erano circa le 7 di mattina, quando l’immane frana sorprese la popolazione che stava riposando, preceduto da abbondante bufera di neve, accompagnata dallo spirare di un furioso vento aquilone. Ad un tratto – continua la narrazione – la popolazione fu svegliata di soprassalto nel sonno, da urla, pianti, invocazioni di soccorso e dallo spaventosi tipico boato delle case smembrate dalle fondamenta. Il suolo continuava ad abbassarsi  fino a raggiungere la vallata e molte persone erano rimaste travolte ed ingoiate dalle voragini, altre sepolte dalle macerie”.
I tempi per organizzare  i soccorsi non erano quelli attuali, per cui si verifico una tragedia nella tragedia per cercare di portare aiuto. “Nella solerte e nobile opera di solidarietà – ricorda Coniglio – si distinse il Vescovo di Tursi Anglona Monsignor Marco Matteo Cosentino, appartenente alla nobile dinastia degli Ajeta e considerato grande amico dei pisticcesi e soprattutto di Don Cristoforo Filomena di Morano, Governatore di Pisticci ed agente in quell’anno del feudatario Don Carlo De Cardenas”. Coniglio, nelle oltre cento pagine, affronta  il problema del dopo frana  e la nascita del rione Dirupo.
Da parte sua il professor Dino D’Angella, autore  dell’opera “Pisticci. La grande tragedia della notte di S. Apollonia”, affronta i gravi problemi  di quell’epoca, il seicento, ricchi di carestia, peste, malaria e terremoti. “ Insomma, un secolo pieno di sciagure” spiega l’autore, che poi  affronta  quelli che furono i  movimenti franosi del 500 e i segni premonitori della frana del febbraio 1668, registrati nel dicembre del 1687 che non furono affatto considerati.
Le terza opera letteraria è il lavoro di Romano Giovinazzi “Il Carnevale di Santa Apollonia”, che ci riporta  alla vigilia di quella tragica notte del 9 febbraio 1688. Una vigilia caratterizzata dalla festività gioiosa del Carnevale di una freddissima giornata di neve in cui,  tra la spensieratezza generale della festa, si avvertirono i prodromi (pochi ci fecero caso) di quella che di li a poche ore doveva far posto al più grande disastro che interessò la Parte più vecchia dell’abitato. Un racconto orizzontale e nel contempo una “fantasiosa” alta testimonianza, quella di Giovinazzi, che, come se avesse vissuto in prima persona quell’avvenimento, ci riporta indietro di 300 anni, sottolineando l’identità  profonda di una cultura e il tragico destino di una parte della nostra terra in un lavoro che potrebbe essere di prossima pubblicazione.

Michele Selvaggi