21Novembre2019

 

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Contaminazione da petrolio in Val d'Agri: arrestato dirigente Eni

Un dirigente dell'Eni, all'epoca dei fatti responsabile del centro oli di Viggiano (Potenza), è finito agli arresti domiciliari nell'ambito di un'inchiesta su una fuoriuscita di petrolio che nel febbraio 2017 contaminò il "reticolo idrografico" della Val 'Agri.
L'arresto è stato deciso dal gip di Potenza su richiesta della Procura. Nell'inchiesta sono indagate 13 persone tra le quali anche componenti del comitato tecnico regionale della Basilicata e l'Eni.

Mediterraneo No Triv, Medici per l'Ambiente, Mamme Libere - Abbiamo appreso con rammarico la notizia che molti lucani, semplici cittadini o associazioni e comitati ambientalisti sospettavano da anni, ossia una dispersione di petrolio dal centro Oil di Viggiano e così grave per quantità rilasciata nel suolo e per le modalità in cui è avvenuta, da configurarsi addirittura come disastro ambientale. Non è facile stimare i quantitativi di petrolio disperso nel sottosuolo in questi anni di silenzi, di collusioni, di omissioni, e non è facile ipotizzare quando ma, soprattutto, se sarà possibile una bonifica oppure se il danno è irreversibile. Spesso in questi anni di solitarie lotte sempre pacifiche, ci siamo chiesti se il petrolio inquina più l'ambiente oppure le coscienze, ma da quello che emerge dal lavoro della Procura di Potenza, sembra che la rete di responsabilità sia così ampia da coinvolgere sia la società petrolifera ma anche, e forse soprattutto, quanti avevano il dovere per ruolo e funzione, di proteggere l'ambiente e la salute dei cittadini. Ma in tutto questo le responsabilità sono solo istituzionali oppure anche politiche? Come non ricordare il comunicato stampa di un sindaco della val d'agri che minacciava querela nei confronti di chiunque ipotizzasse il danno ambientale in quella zona? E ora tal signore forse tace ma non tacciono le coscienze dei Lucani onesti che si domandano quale sarà il futuro della propria terra. Dovremmo chiederci, dunque, qual'è lo stato delle acque del Pertusillo ma anche degli altri invasi come Montecotugno e ad esso collegato da un sistema di traverse. Ricordiamo che il Pertusillo da da bere non solo i Lucani ma anche, e soprattutto, ai pugliesi. Non è passato molto tempo da quando i Lucani hanno compreso cosa significa "emergenza acqua". E' la storia delle soglie dei trialometani oltre i limiti di legge e purtroppo in quel caso, e come in molti altri accadimenti, abbiamo chiesto analisi indipendenti, approfondimenti, studi e veririche ottenendo, però, scherno, sottovalutazione e irritazione perchè si mettevano in dubbio le competenze e l'imparzialità di quanti sono preposti ai controlli. Oggi la vicenda del Cova di Viggiano insegna o meglio, dovrebbe insegnare a chi non ha orecchi per sentire, che la coscienza presto o tardi chiede un conto anche se a pagarlo non saremo noi ma le prossime generazioni.

Legambiente - “Chi ha inquinato e chi non ha controllato deve pagare”. In una nota congiunta, la Legambiente nazionale e quella della Basilicata insieme al circolo della Val d’Agri, esprimono "la propria soddisfazione per l’applicazione della legge sugli ecoreati rispetto ai fatti gravi accaduti in Val d’Agri, che la stessa associazione ambientalista aveva denunciato con un esposto penale nel 2017 dopo le dichiarazioni di Eni sugli sversamenti di petrolio dal centro oli di Viaggiano. Come è noto, infatti, in seguito a indagini avviate in quell’anno, su disposizione della Procura della Repubblica di Potenza, che ha coordinato le indagini, i Carabinieri del NOE di Potenza hanno arrestato il dirigente dell’Eni spa, all’epoca dei fatti responsabile del C.O.V.A. di Viggiano. Sono indagate altre 13 persone fisiche e una persona giuridica, l’Eni, per i reati di disastro, disastro ambientale, abuso d’ufficio, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale e altro".
“Siamo particolarmente soddisfatti che la magistratura e le forze dell’ordine si siano avvalse della legge 68/2015 che introduce nel codice penale i delitti di inquinamento, disastro ambientale e omessa bonifica, per fermare questa situazione del tutto inaccettabile in Val d’Agri” dichiara il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. “Per il risanamento dal disastro ambientale contestato dalla Procura chiediamo anche il riconoscimento della responsabilità oggettiva della società Eni”.

"Il procedimento penale, nel cui ambito è stata emessa la misura cautelare, riguarda, in qualità di indagati, non solo alcuni dirigenti della compagnia petrolifera, ma, anche, pubblici ufficiali facenti parte del CTR (Comitato Tecnico Regionale) della Basilicata il cui compito era quello di controllare, sotto il profilo della sicurezza e dei rischi ambientali, l’attività estrattiva dell’Eni. Per essi l'accusa particolarmente grave è quella di 'colpevole inerzia'".
“In vista del rinnovo decennale della concessione Val d'Agri occorre definire immediatamente una strategia d’uscita dal petrolio in Basilicata – aggiunge Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata – una liberazione graduale dall’arroganza delle società petrolifere di cui già si conosce la strada: la riconversione 100% rinnovabile del sistema energetico, con la dismissione graduale dei pozzi attivi e la transizione verso comparti produttivi moderni e sostenibili garantendo e incrementando i livelli occupazionali, la bonifica delle aree contaminate, il rafforzamento e il recupero di credibilità di un sistema di controllo e monitoraggio gestito dalla mano pubblica e un blocco immediato di qualsiasi ampliamento dei progetti di estrazione”.