17Febbraio2019

 

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Motonavi nello Jonio: a Gela la Lighthouse lavorava per Eni

"La Capitaneria ha solo autorizzato due motonavi ad effettuare rilievi batimetrici a basso impatto ambientale, nello specchio di mar Jonio della Basilicata. Al momento non sappiamo di più, ovvero non siamo ancora nelle condizioni di sapere a cosa serviranno questi rilievi; sappiamo solo che le attività termineranno a fine novembre". Lasciano intatto l'alone del dubbio, le dichiarazioni del Capitano di vascello Claudio Durante, comandante della Capitaneria di porto di Taranto, interpellato dal Quotidiano sulle attività condotte per oltre un mese dalla “Lighthouse” di Ponte Ronca di Zola Predosa (Bo), nello specchio di mare tra Pisticci e Policoro.
"Noi ci siamo assicurati che operino con attrezzature elettroniche e meccaniche non invasive, o potenzialmente pericolose per l'area marina -spiega ancora il Cv Durante- e ci è stato documentato che si tratterebbe di uno studio, effettuato del resto con due piccole motonavi (pescherecci in disarmo noleggiati dalla società bolognese ndr), anche se non abbiamo indicazioni su finalità e destinazione dei dati raccolti. La Capitaneria -chiarisce ancora Durante- ha autorizzato queste attività, perchè poi i dati saranno forniti gratuitamente anche a noi, e rappresentano un importante patrimonio di conoscenza dei fondali".
La batimetria è una branca dell'oceanografia che si occupa della misura delle profondità, della rappresentazione grafica e dello studio morfologico dei fondali marini. È alla base della produzione di carte batimetriche (ecco la convenienza per la Marina militare), nelle quali i fondali marini vengono rappresentati. Uno studio che trova applicazione anche nella progettazione di opere di ingegneria costiera, nello studio di bacini fluviali e sistemazioni fluviali, nella geologia marina e in molti altri settori connessi. Da qui il sospetto e l'ipotesi, avanzata dal Quotidiano nei giorni scorsi, che si tratti di attività propedeutiche alla probabile installazione di un enorme gasdotto nel Mediterraneo, con sbocco proprio sullo Jonio lucano.
Un'ipotesi per nulla peregrina, se si considera che proprio la Lighthouse è la stessa società, incaricata nel maggio scorso dalla multinazionale del petrolio Eni, di effettuare lo stesso tipo di studio nel circondario marittimo siciliano di Gela. Attività anche lì autorizzata dalla Capitaneria di porto (ordinanza 12/2017) il 9 maggio, per concludersi l'8 agosto. Dopo poco più di un mese, la Lighthouse si è spostata più a nord nello Jonio lucano, per altri tre mesi di studi analoghi, seppure condotti con altre motonavi noleggiate nel Salernitano. Non è inverosimile ipotizzare, dunque, che ci sia un unico disegno dietro queste attività, svolte nella stessa zona del Mediterraneo. Il comandande Durante ci ha garantito che, se così fosse, ovvero se questi studi fossero propedeutici ad altre e ben più impattanti attività, la Capitaneria dovrà necessariamente essere informata. Un dato oggettivo, quest'ultimo, che però non dà certezze sui tempi di informazione, perchè è probabile che l'autorità di gestione del mare venga informata solo a cose fatte; tanto più se si tratta di una mega opera infrastrutturale, oggetto di un accordo internazionale come il gasdotto “EastMed”, il cui approdo a terra, proprio sulla costa jonica lucana, era raffigurato in un’immagine emblematica esibita al termine di un vertice israeliano, fra Italia, Cipro, Grecia, Israele ed Unione europea della scorsa primavera.

Antonio Corrado
pubblicato su Il Quotidiano del Sud