Sabato, 17 Ottobre 2026

La Basilicata non è la riserva strategica con cui coprire vent'anni di errori energetici

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Dal palco della festa nazionale di Fratelli d'Italia a Bari la Presidente del Consiglio ha annunciato l'intenzione di aumentare la produzione nazionale di petrolio, sostenendo che non avrebbe senso comprarlo all'estero «se ce lo abbiamo in Basilicata». È una frase che riguarda direttamente il territorio che rappresentiamo, il suo ambiente, la salute di chi ci vive e l'uso delle sue risorse per i prossimi decenni. È stata pronunciata a duecento chilometri da qui, davanti a una platea di partito, senza che nessuno abbia ritenuto necessario riferirla prima ai lucani. Non è un dettaglio di stile: è il metodo.  

Poche settimane fa la Giunta regionale ha dato il via libera a due permessi di ricerca per idrocarburi, «Il Perito» e «La Capriola», senza alcun voto del Consiglio regionale e con la contrarietà dichiarata dei sindaci dei Comuni interessati, da Montescaglioso a Pomarico, da Bernalda a Montalbano Jonico, da Scanzano Jonico a Pisticci. Lo abbiamo denunciato allora e lo ripetiamo oggi, perché quella decisione e le parole di Bari appartengono alla stessa sequenza: si autorizza prima, si informa dopo, si discute mai. E si è proceduto in questo modo mentre il Pitesai, lo strumento che avrebbe dovuto stabilire dove le attività estrattive siano compatibili e dove no, è stato annullato dal giudice amministrativo e non è mai stato sostituito. Si autorizza, cioè, in assenza della cornice di pianificazione che dovrebbe rendere quelle autorizzazioni legittime nel merito.

Le concessioni scadono nel 2029. Chi conosce questa materia sa che i tre anni che ci separano da quella data sono esattamente il tempo in cui si costruiscono, lontano dall'attenzione pubblica, gli assetti che poi vengono presentati come irreversibili. Per questo chiediamo che la discussione avvenga adesso e in Consiglio regionale, non a cose fatte e non su un palco elettorale.

Il presidente della Regione era a conoscenza di questo orientamento del Governo nazionale? Lo condivide? E se lo condivide, quando intende dirlo pubblicamente ai lucani e portarlo in Aula? Nella stessa giornata in cui la presidente del Consiglio parlava di Basilicata come giacimento, il presidente Bardi parlava di identità e di radici a Viggiano. Sono due discorsi che si tengono insieme solo a condizione di non essere mai pronunciati nello stesso luogo. Il silenzio, in questa vicenda, non è neutralità: è una risposta.

Nel 2016, sul referendum sulle trivelle, l'attuale presidente del Consiglio si schierò per il Sì e dichiarò che le scelte di allora servivano a favorire le grandi lobby a danno del popolo italiano. In Basilicata quel referendum raggiunse il quorum e a Potenza e Matera si superò il sessanta per cento dei votanti. Non chiediamo coerenza per il gusto della polemica: chiediamo che chi ha usato quel voto come bandiera spieghi oggi ai lucani perché quella stessa scelta, dieci anni dopo, sia diventata interesse nazionale. Noi, sulle estrazioni, non abbiamo cambiato posizione a seconda di chi governava a Roma.

La Basilicata produce circa l'ottantacinque per cento del greggio estratto in Italia e continua ad avere il carburante tra i più cari del Paese, salari tra i più bassi, un tasso di spopolamento che secondo la Svimez porterà la regione sotto i quattrocentodiecimila abitanti, servizi sanitari in arretramento e un'industria che chiude o delocalizza. Se essere strategici per l'Italia ha prodotto questo, allora il problema non è quanto ancora si può estrarre: è che nessuno ha mai risposto alla domanda su cosa resti qui. Non accetteremo che si apra una nuova stagione estrattiva prima che a quella domanda sia stata data una risposta verificabile.

Che ogni orientamento del Governo nazionale sulle estrazioni in Basilicata sia portato in Consiglio regionale prima e non dopo; che il presidente Bardi riferisca in Aula se e in quale sede abbia discusso di questo con l'Esecutivo nazionale. Sulla testa delle lucane e dei lucani non si passa: non è uno slogan, è la condizione minima perché una decisione possa dirsi democratica.

Così con una nota Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)

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