Sabato, 17 Ottobre 2026

Petrolio: una nota scritta per tranquillizzare, non per rispondere

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Abbiamo chiesto al Presidente della Regione di venire in Consiglio a spiegare alle lucane e ai lucani che cosa cambia con il decreto sul petrolio. Ci ha risposto con un comunicato firmato insieme al Ministro che quel decreto lo ha scritto. È un dettaglio che dice tutto: la difesa dell’autonomia della Basilicata è stata affidata a una nota redatta a quattro mani con Roma. Non è questa la sede e non è questo il modo.

Leggiamo quella nota per quello che è: un testo pensato per calmare, non per informare. Ma il decreto parla di chi decide, e di quanto tempo ha per farlo. Dice che se la Regione non risponde entro quarantacinque giorni, Roma può nominare qualcuno che risponda al posto suo. Rassicurare sui tetti mentre si toglie tempo alla decisione è come promettere che il limite di velocità resta lo stesso mentre si allentano i freni.

Le stesse parole le abbiamo già sentite. Nel 1998 ci dissero che il petrolio avrebbe cambiato la Basilicata. Nel 2006 ci ripeterono che le garanzie sarebbero state rafforzate. Nel 2017, quando dal Centro Olio uscirono quattrocento tonnellate di greggio finite nella terra della Val d’Agri, a poca distanza dall’invaso che dà da bere a mezza Puglia, ci dissero che i controlli erano rigorosi. Oggi la nota usa le stesse parole di allora: garanzie «ferme e rafforzate», gestione «rigorosa». Ogni volta che la produzione deve crescere, il vocabolario della rassicurazione torna identico. E ogni volta i lucani sono chiamati a fidarsi, mai a decidere.

Poi c’è la promessa delle royalties che «aumentano in proporzione». È vero, e proprio per questo non è una notizia: se si estrae di più si incassa di più, con qualunque percentuale, anche la più bassa. La domanda che i lucani si fanno da trent’anni è più semplice. Se questa è la regione più ricca di petrolio del Paese, perché proprio non riusciamo a garantire sviluppo, perché dal primo settembre paghiamo due euro e cinquanta per ogni ricetta in farmacia? Perché perdiamo più di tremila abitanti l’anno? Nessuna nota firmata con un ministro risponde a questo, e nessun aumento «in proporzione» lo ha mai fatto.

C’è infine una contraddizione che riguarda direttamente quest’Aula. La nota dice che il ruolo della Regione resta «fermo e imprescindibile». Ma a luglio, in Consiglio, abbiamo dovuto discutere di permessi di ricerca su cui la Giunta aveva già deliberato prima che il Consiglio ne fosse investito. Il ruolo della Regione non può essere imprescindibile a Roma e trascurabile a Potenza. Se il Presidente crede a quello che ha firmato, lo dimostri in Aula.

Per questo confermiamo la richiesta di un Consiglio regionale straordinario, chiediamo che la Giunta porti in Aula gli accordi che ha sottoscritto con le compagnie e l’elenco dei procedimenti oggi pendenti in Basilicata, e che l’Avvocatura regionale valuti subito se le prerogative della Regione siano state lese. Non stiamo chiedendo di spegnere i pozzi domani e siamo assolutamente accorte rispetto all’impatto occupazionale di questo indotto. Stiamo chiedendo che la Basilicata smetta di essere trattata come un territorio da rassicurare e torni a essere una comunità da ascoltare. I lucani sono stanchi, e hanno ragione. Non di petrolio: di promesse.

E’ quanto sostenuto da Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata) in una nota inviata in redazione

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