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Segue nota stampa inviata in redazione firma Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)
Da domenica 27 settembre la Basilicata ha misurato, nel modo più concreto, quanto della propria vita quotidiana passi per un unico edificio. Sportelli e casse fermi, sale prelievi bloccate, agende delle aziende sanitarie congelate, visite attese da mesi impossibili da prenotare; e poi il portale dei pagamenti regionali inaccessibile, i bandi da prorogare, il sito dell’Università irraggiungibile, fino al rinvio della seduta del Consiglio regionale prevista per martedì 29. Il nostro primo pensiero va a chi ha perso un appuntamento, a chi magari ha percorso molti chilometri dalle aree interne per trovare uno sportello fermo, a chi ha dovuto rimandare una cura. E va un riconoscimento sincero al personale sanitario, che ha garantito urgenze ed emergenze con procedure manuali, erogando le prestazioni e rinviandone il pagamento, e ai tecnici che da giorni lavorano senza interruzione.
Il quadro, intanto, si è chiarito solo in parte. La Regione ha ricondotto l’evento a un’anomalia dell’impianto principale di raffreddamento e al mancato avvio del sistema di backup, ha escluso l’attacco informatico, ha informato l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e il Garante per la protezione dei dati personali e ieri pomeriggio ha annunciato il ritorno del Cup. Oggi, primo ottobre, chi prova a prenotare continua però a scontrarsi con difficoltà e rallentamenti, il ripristino completo dei sistemi resta un obiettivo dichiarato e non ancora un fatto, il pagamento dei tributi regionali è sospeso finché il portale non tornerà a funzionare e le verifiche sull’integrità delle banche dati sono tuttora in corso. Per molti lucani, il guasto non è ancora finito.
Nel catalogo dei servizi pubblicato dalla stessa Regione lo scorso maggio, il Data Center Unico è presentato come il «nodo strategico del sistema informativo pubblico regionale», realizzato secondo lo standard internazionale ANSI-TIA 942 di livello 3, con la climatizzazione tra le garanzie offerte agli enti e un tempo di ripristino, in caso di guasto bloccante, di otto ore al massimo. Le otto ore sono diventate giorni. Un guasto può colpire qualunque impianto e nessuno intende farne un processo; resta però da spiegare la distanza tra ciò che la Regione ha messo per iscritto e ciò che i cittadini hanno vissuto, e quali regole siano rimaste sulla carta.
Siamo abituati, giustamente, a considerare strategiche le strade, i ponti, le dighe. Ne programmiamo la manutenzione, ne verifichiamo la tenuta, prevediamo un percorso alternativo quando un tratto si chiude, e una regione come la nostra conosce bene il prezzo di una sola via d’accesso. Un’infrastruttura che custodisce prenotazioni, dati sanitari, pagamenti e procedimenti amministrativi appartiene ormai alla stessa famiglia, e per certi aspetti ne è il membro più delicato: quando si interrompe una strada, il danno resta circoscritto a un territorio; quando si ferma il data center, si fermano nello stesso istante lo sportello di Potenza e quello del più piccolo comune delle aree interne. Il sistema di continuità è la seconda via. Questa volta non si è aperta.
Alla Giunta Bardi chiediamo anzitutto un impegno verso le persone: che le Aziende sanitarie garantiscano a ciascuno un nuovo appuntamento in tempi certi e con priorità, perché nessuno debba ricominciare daccapo un’attesa che in Basilicata è già troppo lunga. Chiediamo poi che, concluse le verifiche, la Regione dica ai lucani con parole chiare se i loro dati sono integri. E chiediamo, soprattutto, un cambio di metodo: che l’infrastruttura digitale regionale venga governata con la stessa logica di una rete viaria, attraverso un piano pluriennale di manutenzione e resilienza, prove periodiche e documentate di ripristino e una relazione annuale al Consiglio regionale sullo stato dei sistemi da cui dipendono i servizi essenziali.
C’è infine una coincidenza che non possiamo tacere. Il quinto giorno di disservizi è anche il primo in cui ai lucani non esenti si chiederebbero 2,50 euro per ogni ricetta. A chi viene chiesto di contribuire di più si deve almeno la garanzia che il sistema per cui paga sia in grado di reggere. La digitalizzazione della sanità e dell’amministrazione è una scelta giusta e la sosteniamo; proprio per questo pretendiamo che una regione che concentra i propri servizi in un unico luogo protegga quel luogo come protegge le sue strade, prima che si fermi e non dopo.