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Alcuni fedeli delle nostre parrocchie, tra le altre cose, ci chiedono, se possibile, un servizio con uno specifico giudizio sulla gestione parrocchiale dei nostri parroci, sulla loro attività, iniziative, rapporto con i fedeli, missione specifica a servizio del mandato affidato a ciascuno di loro.
Insomma, una specie di pagella sui singoli, da valutare attraverso un voto che, come abbiamo spiegato agli stessi, sarebbe cosa inopportuna, scorretta e fuori luogo e che mai spetterebbe a chi è stato sempre attento alle cose che riguardano l’attività delle nostre parrocchie.
Ma al di là di considerazioni piuttosto personali, che non ci competono, è notorio che nel mondo ecclesiale della nostra città, esiste una realtà sotto gli occhi di tutti, che da sola spiega e allontana ogni dubbio: i nostri parroci, nessuno escluso, sono tutti attenti, operosi, educati, diligenti, ma anche bravi nel portare avanti la loro non facile missione, impegnati in un rapporto fattivo, umano, sociale, ma anche rispettoso e amorevole verso i fedeli delle parrocchie che guidano.
La loro è missione delicata, precisa, nel rispetto di tutti i canoni che rappresentano, compreso quello - forse il più importante - verso il popolo dei fedeli della nostra città. A tutto ciò - aggiungiamo noi - quello che è sotto gli occhi di tutti, è l’eccellente gradimento dei nostri parroci da parte dei fedeli, cosa importantissima, il cui significato è quantificato, ma anche qualificato attraverso un rapporto che non si spiega con le parole, ma con i fatti che ci toccano tutti i giorni e in tutte le ore.
Il binomio parroci - fedeli, riferiti alle nostre Parrocchie, è un rapporto che, grazie al Signore, qui da noi, rappresenta qualcosa più che reale e che ha un significato speciale che va oltre tutte le aspettative. E la cosa, oltre che essere di conforto, spiega da sola quella necessità che ci fa capire come le nostre parrocchie, in un certo senso, sono enti prediletti, figlie di quella che alcuni anni fa, noi ci permettemmo di chiamare “primavera della chiesa pisticcese”, che ci regalò ottimi giovani sacerdoti, già da allora impegnati a portare avanti una missione delicata e importante loro assegnata, per operare al meglio tra la gente della Chiesa. Don Mattia Albano, Don Rosario Manco, Don Antonio Di Leo, Don Giuseppe Ditolve (unico parroco non pisticcese di nascita, ma ormai nostro compaesano di adozione), titolari delle parrocchie di Pisticci centro e dello Scalo, non hanno bisogno di voti per essere valutati. Per loro parlano i fatti di tutti i giorni. Quei fatti, che gratificano il loro operato al servizio della Chiesa tutta e dei fedeli della nostra comunità. Loro sanno come operare, con la semplicità, con la carità, con l’amore verso il prossimo, guidati e benedetti da un Ente supremo, dalla Vergine Maria e dal nostro Protettore San Rocco da Montpellier.
La storia degli ultimi 60 - 70 anni delle nostre parrocchie, ci ricorda la presenza di sacerdoti che hanno lasciato il segno. Dall’Arciprete Don Vincenzo di Giulio, don Leonardo Delfino, don Giovanni Mele, don Mario Florio, don Rocco Rosano, tutti della Parrocchia San Pietro e Paolo; don Paolo D’Alessandro, don Michele Leone e don Leonardo Sisto (ora Parroco a Ferrandina) della Parrocchia di Sant’Antonio; don Leonardo Selvaggi, don Mario Spinello e don Antonio Lopatriello della Parrocchia di Cristo Re; don Pagano, don Giovanni Punzi e don Domenico Spinazzola della Parrocchia di Pisticci Scalo.
Ovviamente, nulla da rimproverare a chi aveva pensato - sicuramente in buona fede - ad una specie di graduatoria tra i nostri responsabili ecclesiastici, cosa da noi non condivisa, spiegandone il perché. Un qualcosa che comunque rimane nell’ambito soggettivo e personale di ciascuno e nella propria piena libertà di pensiero.
Michele Selvaggi